Luciano Linzi, direttore artistico con Titti Santini

Milano, 4 agosto 2018 - Sarà una formazione storica dell’avanguardia neroamericana degli anni Sessanta quale l’Art Ensemble of Chicago a varare la Terza edizione di JazzMI, in programma in città dall’1 al 13 novembre. "Nel 2019 cadono i cinquant’anni d’attività dell’Art Ensemble e così abbiamo pensato d’iniziare i festeggiamenti qui a Milano" spiega Luciano Linzi, direttore artistico della manifestazione assieme a Titti Santini. "Della formazione originale è rimasto il solo Roscoe Mitchell, che però alla bella età di 78 anni sforna ancora dischi favolosi per l’Ecm, mentre alla batteria siede Don Moye, legatissimo all’Italia per aver risieduto a Roma suonando con grandissimi quali Gato Barbieri, Steve Lacy, Enrico Rava”.

Quali sono gli obiettivi di questa terza edizione?

"Innanzitutto consolidare il successo incontrato nel 2016 e 2017, visto che tre anni di storia per un festival sono ancora pochi. Abbiamo cercato di allargare gli orizzonti passando da 150 eventi in 80 location a quasi 200 in 100 posti diversi. Nel cartellone di quest’anno ci sono, ad esempio, spazi periferici molto interessanti come la Parrocchia Pentecoste di via Perini, che sabato 3 novembre ospita ‘Lumin’, progetto ideato, composto, e prodotto da Paolo Fresu. E, ancora, il The Yard alla Darsena o la libreria di spartiti musicali Birdland in via Vettabbia".

Quali sono le indicazioni fornite dalle passate edizioni di cui avete tenuto conto?

"Trattandosi di un festival diffuso con centinaia di eventi, siamo stati più attenti soprattutto a mettere ordine nel cartellone, provando ad evitare sovrapposizioni di genere tali da creare scontento nel pubblico, mentre riteniamo che la concomitanza di proposte orientate in direzioni completamente differenti possano diventare una cifra di JazzMi allargando quanto più possibile il suo sguardo sul mondo".

Particolarità del cartellone?

"Parecchie. Il Quintetto di Enrico Rava con Joe Lovano, ad esempio, è una novità, così come l’incontro di Paolo Fresu con il bassista svedese Lars Danielsson. Da notare che John Zorn e Bill Laswell prima d’ora s’erano esibiti in duo solo una volta, a New York. È stato lo stesso Laswell a proporci il progetto, manifestando il desiderio di rinunciare alla formula abituale del trio con batteria per regalarsi questo faccia a faccia".

La sorpresa?

"Potrebbe arrivare da Camille Bertault, giovane interprete francese molto brava e charmant come conferma lo scat di ‘Giant Steps’ in cui replica l’assolo di Coltrane alla sua stessa, strabiliante, velocità. Attenzione pure alla trombettista Yazz Ahmed, una protagonista di quella rinascita del jazz inglese che rende oggi la scena d’oltre Manica una tra le più interessanti al mondo".

Quali sono le principali tracce di jazz lombardo in cartellone?

"Ci sono Paolino dalla Porta, Attilio Zanchi, e l’Artchipel Orchestra, una big band molto duttile che spazia con naturalezza dal prog al Sudafrica".

Altri eventi?

"Dopo aver suonato a Villa Arconati in Trio, Chick Corea torna al Conservatorio di Milano il 10 novembre con un concerto di solo piano in cui omaggia pure Pino Daniele. Altre presenze di peso in cartellone sono quelle di John Scofield, Bill Frisell, Madeline Peyroux, Steve Kuhn, Jason Moran, e, sul fronte della fusion, Maceo Parker o l’omaggio a Jaco Pastorius del chitarrista gitano Biréli Lagrène. L’11 novembre in Triennale arriva Antonio Sanchez che, oltre a suonare la batteria con Pat Metheny, gode della forte visibilità conquistata grazie alla colonna sonora di ‘Birdman’. In cartellone c’è pure Paolo Conte, in concerto il 13 novembre agli Arcimboldi per il cinquantennale di ‘Azzurro’. Gli abbiamo proposto un incontro pubblico in cui parlare dell’amatissimo jazz degli anni Venti e speriamo che accetti".