SVOLTA Enrica Sangiovanni  e Gianluca Guidotti hanno lasciato Milano  per il Passo della Fusa dove realizzano  i loro lavori teatrali
SVOLTA Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti hanno lasciato Milano per il Passo della Fusa dove realizzano i loro lavori teatrali

Milano, 12 agosto 2018 - Dodici ettari di lapidi e prati. Di prospettive verticali e scalinate. È qui che riposano trentamila morti tedeschi, età media 19 anni, che nel 1944 la Germania iniziava a non avere più uomini, rimanevano solo i ragazzini. E la mente corre a “Le Benevole” di Littell. A Marzabotto. Alla stessa Firenzuola, sulla Linea Gotica, rasa al suolo dagli Alleati. La popolazione fu avvertita e osservò dai monti la distruzione delle proprie case. Un incubo. Ma bomba o non bomba, appena liberi si costruì una pista da ballo con il legno delle casse delle munizioni. Finalmente servivano a qualcosa. È un tempo sospeso quello del Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa: un dolore freddo (metafisico) ingrigisce il sole bianco degli Appennini. Eppure è anche un simbolo di pace.

Grazie soprattutto a Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni. Sono loro Archivio Zeta e da 15 anni fanno vivere qui il loro teatro. A fine millennio hanno scelto di fuggire da Milano e i suoi Maestri. Non sono più tornati. Se si ha la fortuna di fare un giro da queste parti, si può comprendere il buio innamoramento per questo luogo, enclave tedesca in Italia. “Antigone / Nacht und Nebel” è la nuova produzione, in scena ogni giorno al tramonto, fra le ombre lunghe del cimitero di Firenzuola. Non è vicina ma vale la gita fuori porta. C’è tempo fino al 19 agosto. E magari si riesce perfino a dormire dove Dino Campana incontrava Sibilla Aleramo («Per le rotte / de la notte / il mio passo / batte botte»).

«Il cimitero è entrato nel nostro codice genetico – spiegano Gianluca ed Enrica, anche interpeti insieme ad Antonia e Elio Guidotti, Francesco Fedele, Carolina Giudice, Alfredo Puccetti e Andrea Sangiovanni – non solo per la geometrica violenza che impone la riflessione morale sul quel buco nero della storia ma soprattutto perché tutto il deposito di parole da noi pronunciate e gesti eseguiti e partiture imbastite e rituali ripetuti hanno fatto di questo luogo il nostro sguardo sul mondo». Notte e Nebbia, nel titolo. Ovvero: N.N., la sigla con cui i nazisti marchiavano gli oppositori, prima di deportarli e farli sparire. Per un Antigone che torna nel contemporaneo, trovando nuova ispirazione per raccontare di Resistenza e di Potere.