Giuseppe  Di Matteo
Giuseppe Di Matteo

Milano, 16 gennaio 2020 - Quando la fiducia nel futuro, nonostante tutto, prevale sul pessimismo, dietro può esserci solo l’incoscienza. Oppure la poesia. Ovvero una gran fede nell’esistenza e nelle possibilità che i suoi doni, in testa la parola, ci possono dare. Potrebbe essere questa la sintesi dell’idea di un precario, che ha trasformato la propria parabola di lavoratore a ostacoli in un libro di versi. Poesie brevi, che possono essere un grido o uno squarcio di luce sulla quotidianità, e che non a caso l’autore ha intitolato “Frammenti di un precario” (Les Flâneurs Edizioni). A firmare la raccolta, e protagonista dell’idea, è Giuseppe Di Matteo, giornalista professionista barese, poco più che trentenne, autore anche di molti pezzi per le pagine culturali de “Il Giorno” e della “Gazzetta del Mezzogiono”, oltre che di Trasmissioni tv per l’emittente Telenorba che, nonostante un dignitoso curriculum e la conoscenza perfetta di lingue straniere come inglese e spagnolo, combatte da anni, complice la crisi del settore, con il miraggio di un posto fisso.

Una vicenda, la sua, che è già il ritratto del nostro tempo. Giuseppe, che a Milano ha sviluppato una profonda attrazione per la metropoli e il suo dinamismo, ha deciso dunque di trasformare il disagio di un’intera generazione (ben raccontata da registi come Ken Loach o scrittori come Maurizio Di Fazio o Manfredi Alberti) in una lirica della riscossa e della fierezza. Le brevi polaroid sul tempo che stiamo vivendo, sulle sue criticità e sugli spunti che comunque ogni giorno può offrire a chi non si arrende, si inseguono in una lettura facile e avvincente. «La scrittura - è il messaggio di Giuseppe - ha un valore terapeutico, perchè può aiutarci a cercare il bene dove c’è e a farci trovare la luce in fondio al tunnel. E la poesia può fare parecchio».