La presentazione della firma di Leonardo
La presentazione della firma di Leonardo

Milano, 16 gennaio 2020 - Come si dice , "nero su bianco". A partire dalla rarissima firma, l’unica che si conosca, apposta da Leonardo al contratto per la realizzazione della Vergine delle Rocce, scritta da sinistra verso destra, al modo occidentale, e non come era solito fare il Genio da Vinci, al contrario. Finalmente restituita al grande pubblico, con un allestimento suggestivo, di luci e suoni che rappresentano il passare del tempo, dalla nascita alla morte di Leonardo. Le indagini multispettrali dell’Opificio delle pietre dure di Firenze sono state l’occasione per la restituzione digitale del documento a cura di Culturanuova, e il sostegno di Fastweb. Apre oggi all’Archivio di Stato questa interessante ed originale mostra Nero su bianco. Carte d’archivio raccontano Leonardo (ingresso gratuito, 16 gennaio-18 marzo, visite anche su prenotazione e info su www. eventiarchivio.it), 55 documenti fra i quali spiccano alcuni inediti (18 i cartacei e gli altri digitali) che coprono un arco temporale di quasi sei secoli. E l’allestimento multimediale coinvolge il visitatore in un percorso che attraversa le quattro sale dello splendido Palazzo del Senato, a partire dalla prima dove spicca la mappa cittadina di Giovanni Filippini, del 1722, con in bella vista i luoghi frequentati da Leonardo che a Milano visse vent’anni, affiancata a quella digitale.

Nella seconda sala i documenti relativi alla Vergine delle rocce e all’Ultima Cena "parlano" attraverso le immagini di realtà aumentata e la voce di un attore. Così del primo dipinto si può ammirare il disegno di Giacomo del Maino, per una cornice simile a quella da lui realizzata per la Vergine delle Rocce (1486), quella del famoso contratto del 25 aprile 1483. Dipinto, come si evince da una lettera del collezionista Giacomo Melzi databile intorno al 1785 che ebbe migliore fortuna all’estero in quanto fu acquistato da un collezionista inglese. Non destò l’interesse dell’imperatore Giuseppe II che non riteneva sicura l’autografia di Leonardo. E sull’Ultima cena sono interessanti le "memorie": traspare che è sempre stata "maltrattata da interventi settecenteschi" e che addirittura furono più d’uno i tentativi immaginati di "asportazione" "o taglio della muratura nelle parti basse per interrompere e contenere il degrado". Infine, una sezione dedicata all’eredità di Leonardo e al lascito ereditario da parte di un allievo, da lui soprannominato Salaì (cioè diavolo ma lo aveva definito anche bugiardo, ostinato e ghiotto) che lo seguì anche negli ultimi anni a Parigi. Salaì fu ucciso da un’arma da fuoco nel 1525 e lasciò alle litigiose sorelle una decina di quadri. Non gli originali di Leonardo ma, come si è poi scoperto, sue apprezzatissime copie.