Milano, 19 luglio 2018 - Bisogna essere innamorati per leggere «Infinite Jest». Innamorati della letteratura, di David Foster Wallace. E di una scritttura talmente bella da farti commuovere, prima di sfiancarti come una lunga (lunghissima) partita a tennis. Mille e rotte pagine con centinaia di note che sono quasi un romanzo dentro il romanzo. Si capisce che il solo progetto di lettura presuppone disciplina e coraggio. Perché ci saranno decine di occasioni in cui vorrete solo lanciare il libro fuori dalla finestra, maledendo l’opera, l’autore e questo articolo. Come quando DFW inizia ad elencare l’intera filmografia di James Incandenza, alias «Lui in persona», regista underground ma anche fondatore dell’Enfield Tennis Academy, morto suicida infilando la testa dentro a un microonde (sì, un forno a microonde). Ma altre volte sarete così sopraffatti dalle pagine appena lette che vorrete solo chiamare un amico per raccontargliele. E la bellezza è nascosta ovunque: nell’aprire la saracinesca di un box, che diventa riflessione sull’equilibrio, sul fascino, sulla naturalezza del gesto; nelle trasmissioni radiofoniche di Madame Psychosis; in una partita di Eschaton o nel mistero seducente di Joelle Van Dyne. Personaggi che, una volta terminata la lettura, se ne staranno seduti comodi comodi nel vostro immaginario. Senza nessuna intenzione di andarsene. Si capisce allora l’attesa per uno dei progetti più folli di questa estate: il «Rave Foster Wallace», appuntamento di chiusura del Festival «Da vicino nessuno è normale» di Olinda.

Una «maratona Infinite Jest» lunga 12 ore che ribalterà il Paolo Pini, ricostruendo gli ambiente del romanzo negli spazi dell’ex Ospedale psichiatrico. Impossibile sintetizzare la trama. Diciamo che una varia umanità gira intorno a dipendenze di ogni tipo e a uno strambo film che brucia la mente degli spettatori. Sabato 21 da mezzogiorno a mezzanotte (con pasti inclusi) ci si potrà muovere per sotterranei, celle frigorifere, orti comunitari e quant’altro, per assistere alle sedute degli Alcolisti Anonimi, ascoltare la voce di Madame Psychosis (Ermanna Montanari) o visitare la camera ospedaliera di Don Gately (Marco Cavalcoli). C’è perfino il film maledetto, ideato da Sara Fgaier. Nel cast Lorenzo Glejieses, Laura Pizzirani, Francesca Sarteanesi, Fabrizio Croci, Roberto Magnani, Mauro Milone, Massimo Conti, Francesca Mazza, Federica Fracassi, Tolja Djokovic, oltre a inattesi conferenzieri. L’approccio è quello dell’enigma insolubile. E spazio al gioco, all’happening, alla lettura incarnata. Geniale il progetto di Fanny & Alexander (drammaturgia Chiara Lagani, regia Luigi De Angelise) e Stefano Bartezzaghi. A chiudere, due riflessioni. La prima è che in una vecchia palestra viene pronunciata quella che suona come la disperata sintesi esistenziale di DFW: «La verità ti renderà libero ma solo quando avrà finito con te». Difficile rimanerne indifferenti. La seconda è che il titolo è una citazione dall’Amleto: uno scherzo infinito. E con la mente si corre all’«Ulisse» di Joyce, così pieno di omaggi al Principe di Danimarca. Fin dalle primissime pagine. Sarebbe bello avere un altro paio di vite per studiarne intrecci e rimandi. Chissà.