Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni
Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni

Milano, 21 marzo 2020 - Una parola al giorno per trenta giorni, un mese di riflessioni e pensieri che andranno a costruire una "letteratura del ricordo". È l’invito che Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore teatrale, lancia ai lettori in collaborazione con Il Giorno. Il drammaturgo propone una parola di stretta attualità legata al Covid-19, invitando i lettori a scrivere un breve pensiero (600-700 battute) in merito. Le riflessioni, da inviare all’indirizzo mail redazione.internet@ilgiorno.net, saranno pubblicate online e contribuiranno a costruire una memoria collettiva di com’erano la Lombardia e l’Italia ai tempi del coronavirus, accanto ai contributi che di giorno in giorno manderanno alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo.

La parola odierna è SALUTE. Fino ad ora hanno scritto per noi, tra gli altri: Andrea Bocelli, Gianni Canova, Edoardo Boncinelli, Silvano Petrosino, Maria Rita Parsi, Dan Peterson, Dori Ghezzi, Giovanni Gastel, Fabio Scotto, Pino Farinotti, Antonella Boralevi, Cesare Balbo, Roberto Cacciapaglia, Giorgio Armani, Letizia Moratti, Paolo Del Brocco, Angelo Argento, Girolamo Sirchia. 

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La salute è quel bene che ognuno di noi apprezza appieno quando viene a mancare. Allora rimpiangiamo di non averla protetta a sufficienza, di aver fumato e bevuto pur sapendo che fumo e alcool la pregiudicano, di aver rischiato l'incidente guidando in modo sconsiderato, e così via. Anche la politica e gli economisti credo si chiedano in momenti come questo, con il Coronavirus che miete vittime e che per ora non riusciamo a controllare, se alcune scelte non siano state sbagliate. Per anni numerosi governi ci hanno imposto una strategia basata sul rigore, che in sanità si è tradotto in mancati investimenti e in tagli lineari che notoriamente sono il segno dell'incapacità di chi governa a ridurre gli sprechi e le inefficienze salvaguardando però i servizi di valore. Abbiamo visto il blocco del turnover del personale sanitario per anni, abbiamo subito forniture di materiali scadenti perché a basso costo, abbiamo usato attrezzature obsolete per far quadrare i conti. Siamo riusciti persino a vedere il pareggio di bilancio in Costituzione. Siamo stati costretti a subire una politica economica europea basata sul rigore che insieme alla globalizzazione ha messo in crisi le nostre imprese in favore di quelle di altri Paesi. Una politica di visione corta, concentrata sulla lotta per il potere, sorda ad ogni apertura e incapace di abbracciare orizzonti più ampi e più colti. Oggi il Covid-19 ci sveglia bruscamente e spazza via teorie e ideologie malsane. Tutti purtroppo dobbiamo pagare: pagano i pazienti che contraggono l'infezione e vedono la morte in faccia, paga il personale sanitario che in trincea affronta un pericolo mortale e turni di lavoro proibitivi. Salta tutto e ognuno di noi sa che può perdere tutto da un giorno all'altro. Se avessimo pensato in tempo se ci fossimo preparativi in tempo com'era possibile fare, se avessimo avuto al governo persone esperte ed avvedute. Se, se, se...ma non c'è più tempo per i se. Speriamo di salvare la nostra vita e la nostra salute e speriamo che questa epidemia lasci a questa Italia e a questa Europa sconsiderate qualche insegnamento per il futuro.

Girolamo Sirchia, medico ed ex ministro della Salute

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La sua storia ci ricorda l’origine comune salutatem e salvus, benessere psico-fisico e spirituale: la salute salva la vita e l’incontro con l’altro è nel segno del saluto, nella tradizione culturale cristiana della salvezza; in quella arabo-musulmana della pace, che però guarda caso in arabo ha anche l’accezione di benessere e salute. Filosoficamente potremmo parlare di armonia e qui c’è a mio parere la chiave della priorità della vita, tra salute e amore. Due volti della stessa medaglia, senza l’una l’amore non sussiste, senza l’altro ci si ammala. Non solo la nostra vita, naturalmente. C’è chi la ritiene sacra e chi la prende a calci ma la tutela della salute-salvezza altrui è un dovere sacro per chiunque.

Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice del Mediterraneo

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Se ami la salute, ami la vita. Se ami la vita ami Madesimo rispetta le regol Questo il messaggio stampato e esposto un po' ovunque a Madesimo. Per me da sempre stampato nel cuore. Il cuore è salute, l’organo dell’emozione. Ogni mattina appena mi sveglio apro la finestra e respiro l'aria frizzante dei nostri monti. Il mio pensiero va a tutti coloro che soffrono e purtroppo non ce la fanno a vincere questo maledetto virus Se si potesse regalare a tutti il piacere di un sano respiro forse allevieremo tante sofferenze. Le nostre montagne, le nostre valli sono pronte ad offrire salute. Dipende da noi se la vogliamo, se la cerchiamo. Ti auguro una buona Gionata.

Franco Masanti

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La terza lezione online è già partita quando comincio. È il momento della testa, prima a destra poi a sinistra. “Ruotatela lentamente, alzate le braccia” dice la voce. Alzo le braccia. Quando hai detto che te ne saresti andata mi hai preso alla sprovvista, anche se sapevo che l’avresti fatto. «In città sarò più vicina all’ospedale» la tua voce al telefono sembrava di un’altra persona; «così non metto a rischio la vostra salute» hai aggiunto. “Alzate e abbassate le spalle, poi le braccia. Non dimenticatevi di respirare”. Non lo dimentico. Poi eri davanti a me, con la valigia rossa, quella grande del viaggio in Madagascar, e mi hai spiegato di gatto, cibo e lettiera. Volevo trovare la parola che ti seguisse dove io non potevo, quella che ci saremmo ricordate al tuo ritorno. Per te, che un tempo dormivi nel lettone con la febbre e adesso vai a curare la salute degli altri. Per te che vorrei a casa, perché è dalla tua salute che dipende la mia. Non l’ho trovata quella parola, e ti ho dato un pacchetto dei tuoi biscotti preferiti. “Piegando… abbassatevi…” ora non ascolto più, è il momento del corpo che ha bisogno di agire; allargo le braccia, le alzo, tendo i muscoli e cerco di toccare il soffitto, ruoto sposto scalcio abbraccio lo spazio intorno. Grido. Mi butto su un fianco, sfinita, ho il tuo gatto davanti. Ritrovata la calma sollevo la gamba destra e penso “adesso non mi stupirei se la alzasse anche lui”. La alza. Mi guardavi e sorridevi, ti ho fatto una foto prima di darti i biscotti. Tu non lo sai, ma ne ho conservato un pacchetto. È quello per quando ritorni.

Sabrina Sigon, scrittrice e psicomotricista

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Era il 3 marzo. Sembra essere passata una vita. Anzi una vita è passata e ne è iniziata un’altra. Suona la campanella di ingresso del Liceo Giulio Cesare di Roma, i ragazzi raggiungono i loro banchi in maniera ordinata. Qualche assente. Sulla LIM, la lavagna interattiva multimediale che chi come me non frequenta gli ambienti della scuola 2.0 non ha mai visto ne sa cosa sia, compare la mia prima diapositiva con la scritta “non c’è salute senza salute mentale”. I ragazzi mi guardano incuriositi e provo a spiegare il concetto di salute, un po' datato del 1946 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto assenza di malattia”. Il 3 marzo il Coronavirus era solo roba dei Cinesi, gira invisibile anche qui, ma molti di noi godono di discreta salute… fisica, mentale e sociale. Ancora pochi giorni e quella classe, quella scuola e le scuole di tutto il paese si chiudevano per  preservare la salute della popolazione. Quei ragazzi potevano toccare con mano le conseguenze di un’emergenza relativa alla salute della collettività; potevano confrontarsi con il concetto di vulnerabilità: gli anziani e coloro affetti da gravi patologie iniziavano a morire, i giovani studenti dovevano rinunciare, oltre che alla scuola, alla movida ed al loro modo “scombinatamente condizionato” di sperimentare i loro nascenti apparati emotivi, tutti o quasi iniziavamo a sentirci vulnerabili. Quei quasi che si sentivano invulnerabili continuavano a passeggiare, preziosi veicoli del virus. NON C’È SALUTE SENZA SALUTE MENTALE”. Ma la storia continua…

Santo Rullo, psichiatra

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Bussero (Mi)- 21/03/2021 (Un anno dopo)
Mi ricordo un anno fa quando la nostra salute di massa in Italia e nel mondo subì un attacco feroce da parte della pandemia di coronavirus. La nostra buona salute, ovvero il bene primario, che permette ad ognuno di noi di svolgere nel miglior modo possibile le normali attività quotidiane intellettuali e pratiche. Nonostante avessimo uno dei migliori sistemi sanitari statali del mondo, non riuscimmo a fermare l’avanzata dirompente dell’epidemia. Cominciarono ad ammalarsi i medici ed iniziarono a non esserci più posti nelle terapie intensive, l’unico reparto in grado di poter curare i contagiati con i gravi problemi respiratori indotti dal virus. Ciò che nei periodi normali ci appariva scontato come possibili pazienti, ovvero di essere assistiti in strutture ospedaliere adeguate, da macchinari sempre più avanzati , da medici ed infermieri preparati, in quel momento di emergenza, in cui quella assistenza poteva venir meno e non essere ottimale, ci rendemmo conto di quanto fosse indispensabile, non solo per la nostra salute, ma per la nostra stessa vita. Ora che tutto è fortunatamente passato, non dobbiamo più commettere l’errore di trascurare l’organizzazione di questa assistenza sanitaria, ma dobbiamo “coccolarla” fornendogli il giusto numero di uomini, mezzi e risorse, perché quella terribile emergenza non debba più ripetersi in futuro.


Roberto Rinaldi

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Oggi 21 Marzo: un inno al primo giorno di Primavera, un inno alla Giornata Internazionale della Poesia per la “ Salute.”

IL PROFUMO DEL GLICINE

Di grappoli eterei
rivesti la mia chioma.
D’inebrianza accennata
il profumo
in petali cornicia la mia sagoma.
Sfumature lilla
m’avvolgono in dolce danza,
nell’oblio di vortici
in riflessi semoventi e circolari.
Ora odo
il canto degli angeli!
Sensi che si affinano,
ed in linfa
scorrere l’emanar perenne
di sopraffina essenza,
ch’a tocco di piuma
percorri il mio interno
ove ad eco
ne rivesti la pelle.
Oh, anima mia
che s’abbandona al dolce sentir
dei fluttuanti aromi!
Miracolo
della mia Primavera raggiunta.

Come il Sole sempre splende al di sopra delle Nuvole, che il nostro battito sempre emetta suon di Primavera: la Salute che risiede in noi,
la Salute che giungerà!

Alessandra Miorin​































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Cos’è la salute? In questi giorni di clima apocalittico stiamo esperendo -tra le mille altre cose- l’ennesimo crollo del nostro senso di onnipotenza. Prima Copernico, svelandoci come il nostro mondo non sia al centro dell’universo; poi Darwin, togliendoci dal piedestallo di eletti; ed ancora Freud, mostrandoci l’Inconscio, ovvero il nostro non essere nemmeno pienamente padroni della volontà. Ed ora un minuscolo virus ci mette tutti in ginocchio, super potenti compresi, capaci di fronteggiare un attacco atomico ma non un malefico minuscolo esserino. Cos’è la salute? Oggi tutti abbiamo un nostro caro o conoscente affetto dal Covid-19, oggi tutti siamo costretti a pensarci; ed in questo contesto a domandarci: cos’è la salute? Si tratta di una domanda più che mai retorica, ovvero insatura, incapace di risposte definitive ma potenzialmente fertile di riflessioni ed è con la mia che vi vorrei abbracciare, con Asclepio, dio minore (elemento non secondario) della medicina: figlio di Apollo, inviso per questioni personali a Zeus, padre di ragazze preziosissime, i nostri attuali angeli custodi: Egle, madre delle Grazie e Meditrina, Igea, salute stessa; Panacea, curatrice di tutti i mali; Iaso, la guarigione stessa ed Acheso, meravigliosa sovrantindente. Cos’è la salute? Forse, innanzitutto, una domanda: reale, smarrita, infantile come siamo, oggi, noi.

Alessandra Gabrielli, Psicoanalista

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