Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni
Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni

Milano, 20 marzo 2020 - Una parola al giorno per trenta giorni, un mese di riflessioni e pensieri che andranno a costruire una "letteratura del ricordo". È l’invito che Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore teatrale, lancia ai lettori in collaborazione con Il Giorno. Il drammaturgo propone una parola di stretta attualità legata al Covid-19, invitando i lettori a scrivere un breve pensiero (600-700 battute) in merito. Le riflessioni, da inviare all’indirizzo mail redazione.internet@ilgiorno.net, saranno pubblicate online e contribuiranno a costruire una memoria collettiva di com’erano la Lombardia e l’Italia ai tempi del coronavirus, accanto ai contributi che di giorno in giorno manderanno alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo.

La parola odierna è ITALIA. Fino ad ora hanno scritto per noi, tra gli altri: Andrea Bocelli, Gianni Canova, Edoardo Boncinelli, Silvano Petrosino, Maria Rita Parsi, Dan Peterson, Dori Ghezzi, Giovanni Gastel, Fabio Scotto, Pino Farinotti, Antonella Boralevi, Cesare Balbo, Roberto Cacciapaglia, Giorgio Armani, Letizia Moratti, Paolo Del Brocco, Angelo Argento.

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Giorgio Armani“Quello che oggi viviamo, l’irrompere di eventi di inattesa portata, rappresenta la diversa normalità con la quale tutti facciamo, e faremo nel futuro, i conti. Come già accaduto in passato, di fronte ad avvenimenti drammatici che la Storia gli ha messo davanti, il Paese è chiamato a restare unito, affidandosi alle sue infinite anime, a quel coraggio e a quell’energia che lo contraddistinguono. È il momento che l’Italia si dimostri matura, pragmatica, capace di fare scelte etiche e generose. Costruire il nostro Paese, e ricostruirlo dopo guerre, crisi sociali ed economiche, è stato un cammino lungo. Ma sappiamo come farlo, e siamo pronti ancora una volta

Giorgio Armani – Pensiero nel giorno dell’Anniversario dell’Unità d’Italia

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Essere Italia, oggi, significa essere comunità e ciò si traduce nell’aver ritrovato uno spirito solidale nel Paese, una determinazione collettiva che storicamente ci ha permesso di vincere le emergenze. Siamo uniti nei comportamenti, nella prudenza, ma anche nel sostegno e nella gratitudine ai nostri eroi quotidiani: il personale medico e sanitario, ma anche i lavoratori di aziende alimentari, farmaceutiche, energetiche il cui contributo è essenziale. Siamo solidali nella condivisione degli affetti in famiglia, nell’amicizia a distanza, nei flash mob lungo tutto il Paese.
Stiamo riscoprendo il valore fortissimo dell’unità nazionale, mostrando al mondo il significato del sentirsi comunità attraverso la solidarietà diffusa. L’Italia è diventata un punto di riferimento anche in Europa nella gestione di una crisi senza precedenti e da paese fondatore dell’Unione ha reso evidente un problema
comune che richiede risposte collettive perché l’emergenza sanitaria non si traduca in una frammentazione della stessa UE.

Letizia Moratti

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Il ricordo più vivido è sentire l’inno di Mameli dalla mia finestra. Mi sono chiesto cosa stesse succedendo. Che popolo gli italiani! Nel mezzo della peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale ci ritroviamo a cantare affacciati al balcone il nostro inno. Ci ritroviamo uniti e pieni di un orgoglio e di una forza che avevamo dimenticato d’avere. Ma questo è l’Italia. È la nostra immensa cultura di cui nemmeno ci curiamo, la nostra bellezza. È il nostro stile, il nostro cibo, il nostro cinema, il nostro territorio così differente e meraviglioso. È l’offerta d’aiuto rivolta a chiunque avesse bisogno, lasciata da alcuni giovani su un fogliettino appeso ad un androne. È la consapevolezza di suscitare ammirazione negli altri popoli e a volte un’inconfessabile invidia. È l’emozione dell’istante in cui sentiamo che la vera forza per noi non può venire dall'esterno ma siamo noi stessi, diversi ma uniti, unici, italiani.

Paolo Del Brocco, A.D. Rai Cinema

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Poesia Italia 

Italia, parola amata tante volte 
però calpestata, odiata, dimenticata, altre volte vituperata e sempre forse ogni volta
data per scontata. Oggi in questi giorni di clausura, di reclusione,
di carcerazione, anche a volte mentale,
è soltanto Lei che ci ispira e ci ricorda chi siamo
e chi siamo stati. 
Italia declamata, citata, evocata, e spesso, troppo spesso, dimenticata. E con essa gli
italiani.
Italia il nostro passato, le nostre radici, la bellezza,
la bontà, il benessere, la piccola semplicità di una strada piena, i sorrisi, i volti,
gente…
Italia quanto ci manchi.
Italia, una sola parola a te ci accompagna.
Grazie 












Angelo Argento, Presidente Cultura Italiae

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La patria non è tanto il luogo natìo; la patria è soprattutto la lingua, detta materna e che paradossalmente portiamo anche nel nostro cognome, talora come un’identità di provenienza diversa, figli di due patrie. Perché lingua è soprattutto la nostra visione del pensiero. E’ questa la mia Italia, iscritta dentro una memoria ancestrale, che oggi mi fa dire che in quanto italiana di lingua sono mediterranea. L’Italia è una donna, alta e slanciata, sinuosa nei suoi contorni, con la ricchezza della differenza, in una dialettica accesa sotto un’unica bandiera. L’Italia, fuori dai patriottismi gridati, deve restare memoria delle contaminazioni che sono la vita.

Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice del Mediterraneo

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Nei giorni dell’emergenza coronavirus L’Aquila ha vissuto un dejavu. All’indomani del 6 aprile 2009 questa terra è già stata una zona rossa, a lungo inaccessibile e fredda a discapito di un colore che, invece, richiama calore e passione. Poco alla volta, grazie alla nostra tenacia e al sostegno di una grande nazione chiamata
Italia, le strade sono tornate a popolarsi, le luci dei negozi hanno ripreso a illuminare marciapiedi e strade, e concerti, spettacoli ed eventi culturali hanno riconquistato gli spazi pubblici. La vita ha trionfato, come sempre. La guerra al Covid19 è stata vinta perché il nostro Paese ha tirato fuori il suo meglio, proprio come gli aquilani nel 2009, e gli italiani hanno orgogliosamente riscoperto il valore di sentirsi parte di una comunità nazionale.

Pierluigi Biondi, sindaco dell'Aquila

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Ah, l'Italie! Le misure contro il diffondersi del Covid-19 hanno fatto emergere con disarmante chiarezza il diverso carattere delle Nazioni, forgiato da secoli di storia. Così se gli inglesi, come si evince dalle dichiarazioni di Sir Patrick Vallance, Chief Scientific Advisor, sfoderano una certa pragmatica eccentricità e il loro leggendario sense of humor (dal sito ufficiale del Governo Sir Vallance suggerisce di lavarsi le mani cantando “Raspberry Beret” di Prince) i cinesi seguono pedissequamente le regole della quarantena, perfetta fotografia di un Paese che mantiene lo stesso regime da 70 anni. E l’Italia? Bella, simpatica, generosa; qualità che commuovono e disarmano nelle foto dei volti dei medici esausti che si stanno sacrificando per noi con turni infiniti e degli artisti che emozionano con la loro musica improvvisata tra le terrazze di periferia. Così, se è vero che ogni crisi offre grandi opportunità, questa è l'occasione per ripensare il nostro modo di essere, non come singoli, ma in quanto parte costituente di una Nazione. E se ogni persona deve sì nutrire i suoi pregi, ma soprattutto cercare di migliorare i lati
deboli, noi italiani dobbiamo approfittare di questo momento di “pausa forzata” per crescere in diversi, fondamentali campi: dalla meritocrazia, indispensabile nella classe dirigente, all’uso consapevole della tecnologia, per rendere lo “smart working” davvero alla portata di tutti, sino allo sviluppo di un sano senso civico, noi che invece siamo portati ad un certo individualismo “creativo”, consapevoli che la scelta del singolo ha un effetto che va ben oltre la sua vita stessa. E se non ci riusciamo...non importa, virus o non virus, l’Italia rimane il Paese più bello del mondo e sapremo rialzarci con orgoglio anche da questa sfida.

Lavinia Colonna Preti, Assessore ai Beni Culturali e Turismo del Comune di Treviso

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Italia delle arti, delle eccellenze, del cibo e soprattutto delle bellezze naturali. Una nazione con migliaia di Kilometri di spiagge e le montagne più belle d’Europa.
Oggi, per noi, è come essere La nascita di Venere di Botticelli nascosta in una pinacoteca privata preclusa a tutti. Vivo e lavoro in uno dei posti più belli al mondo, Courmayeur, tutte le mattine svegliandomi scopro nuove visuali e ottiche delle alte cime che mi circondano. In questi momenti bui sanno raccontarmi di tempi
andati, forse ancor più difficili, e sembrano dirmi “panta rei” e come loro si trasformano, anche noi. Italia delle trasformazioni, delle riflessioni, Italia della rinascita e Italia patrimonio del mondo.

Ivano Giulio Parasacco, Comune di Courmayeur Assessore al turismo, commercio, sport e artigianato

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Italia, parola cara che alterna vocali a consonanti tenui e liquide. La sola analisi delle lettere che ne compongono il nome evoca dolcezza ed equilibrio, una dolcezza oggi triste e ferita da un ciclone travolgente, che nasce da una “cosina” minuscola e feroce. Italia, terra troppo spesso criticata e vituperata, ma nel contempo desiderata, invidiata e poi amata. Oggi, come nel passato, l’Italia, dapprima allontanata per il proliferare di un invisibile nemico, sta diventando, in silenzio e senza proclami, con la propria identità, la propria umanità ed il profondo sentimento di solidarietà che la pervade, un modello per tutta la comunità internazionale. Il presente non è “ciò che è”, ma “ciò che si fa” e il futuro non è speranza ma vita, capace di modificare anche il passato, mutandone la percezione nel tempo.

Massimo G. Cerutti, Presidente Società del Giardino, Milano

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L’Italia è conosciuta nel mondo per la sua forma a stivale, e come una grande scarpa porta dentro di sé miliardi di passi e di culture diverse. Abbiamo dentro di noi il rosso della passione e della forza che unisce milioni di cuori per uno stesso obiettivo. Siamo il bianco della luce abbagliante del sole che ci scalda le anime e dei fogli su cui ogni giorno scriviamo la storia di un paese che si piega ma non si è mai spezzato. Profumiamo di quel verde speranza di un domani migliore, dove ognuno ricorda e condivide con il prossimo l’eredità culturale che questo Paese ogni giorno ci tramanda. I nostri colori sono rappresentati in modo democratico sulla nostra bandiera, strisce della stessa misura, perché nessuno possa un giorno pensare che si possa fare a meno di una delle nostre tre anime #allenarsiperilfuturo #andiamoavincere ITALIA 

Roberto Zecchino

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Una sbiadita figura bislunga. Ingiallita dalla piena esposizione alle vessazioni del tempo. Impolverata dalla fastidiosa retorica d’un passato mai vissuto. Bella forse sì. Ma ricca nobile madre sventata, poco avvezza a curare con amore i propri figli e i di loro figli. Così nell’abecedario delle mie passioni era inconsciamente catalogata l’Italia, curiosa entità sulla schiena gibbosa della quale avevo mossi i primi passi. Invero, poco afflato da parte mia, temo da amore non pienamente corrisposto; condito di rancore sommerso tipico del maestrino verso l’allieva che, seppur potenzialmente impareggiabile, langue vessata dalle sorellastre furbe e cattive di Cenerentola. Fino a che una notte, di soprassalto, mi svegliai per il suo grido disperato. Inatteso. Vidi sangue, rosso bianco e verde, colare silenziosamente da tutte le parti. L’abbracciai d’istinto, per proteggerla contro il nemico vile che sparava dall’oscurità. M’accorsi allora d’amarla profondamente, in realtà. Oggi, che è tornata a respirare con più dolcezza di prima, ne accudisco una minuscola porzione dal mio giardino dell’anima assieme all’infinita catena di fratelli.

Stefano Boldorini

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Ce la faremo, Italia

L'Italia ce la farà. Vista da Monfalcone, lontano presidio nel nord-est, limes sin della romana Aquileia, poi del dominio di terraferma veneziana, luogo delle tragedie carsiche della Grande guerra, terra contesa dalle truppe titine sino a diventare la capitale mondiale delle più lussuose navi da crociera, ebbene il ribadire da qui che l'Italia ce la farà vuole essere un messaggio di incrollabile volontà, di tenacia, di fiducia che anche dalla crisi legata al coronavirus l'Italia tornerà a rialzarsi.
Non sarà un passaggio facile, questo è ovvio, ma ci sorreggeranno le risorse umane e le capacità di questo nostro grande Paese. Da questa città che compendia meglio di altri luoghi, i sentimenti e i successi, ma anche le tragedie della sua lunga storia, a tutta Italia vogliamo dire che ce la faremo.

Anna Maria Cisint, Sindaco di Monfalcone

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Vivo all'estero dal 1997, non troppo lontano al dire vero, quasi sul confine. I miei figli sono nati in Francia e non hanno mai vissuto in Italia, eppure si sentono italiani e non perché indicato sui loro documenti. L'Italia ce la portiamo con noi sempre e ovunque. Con la lingua, la cultura e la nostra capacità creativa. Ci sentiamo oggi italiani più che mai e vicini al Bel Paese anche se lontani, in un momento in cui vicini non si può stare.  #IoRestoAcasa

Cristina Veronese 

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Guardo fuori dalla finestra e sul mio terrazzo vedo garrire al vento la bandiera tricolore. Italia. La terra delle meraviglie, paese dalle mille sfaccettature.Patria della cultura.. dell'arte.. della moda.. del buon cibo.. dello sport… Un'Italia che purtroppo oggi è vista dal resto del mondo non per la sua bellezza ma come simbolo del male.. da isolare.. da evitare. Un'Italia ferita. Un'Italia messa in ginocchio da un nemico invisibile e silenzioso che avanza senza sosta lasciando la morte dietro di sé. Una dura battaglia da vincere. Le uniche armi che abbiamo per combatterlo sono la pazienza,la costanza e il rispetto delle regole. Solo così il nostro paese tornerà  a splendere di quella luce che gli appartiene. L Italia si rialzerà. 

Barbara Dei Rossi, Architetto, Trieste

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.. credo nell’italia ... ora più che mai ... un’Italia ferita e Buttata a Terra ... ma ... credo nell’ITALIA ... credo che si rialzerà più forte di Prima ...
GRAZIE ITALIA ...

Alex

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Per noi Italiani all’estero (in particolare qui a New York) questo momento così difficile ci fa sentire vicini al nostro paese, alla nostra Italia, che viene citata in continuazione dai nostri politici americani, e Italo americani, che stanno piano piano chiudendo le nostre frontiere per isolarci dal mondo. Più che mai ci dobbiamo affacciare oltre l’Atlantico dai i nostri amici e parenti Italiani, come fanno loro dai balconi, per capire il futuro che ci aspetta, per prepararci a questa nuova realtà, per mostrarci la via della salvezza e dell’unità nel tempo della separazione. Oggi siamo tutti Italiani perché di tutti i paesi nel mondo, l’Italia è in prima linea in questa lotta odierna contro il virus, ed è dai sacrifici degli Italiani che (a breve) ci arriveranno i primi segnali di una tregua e della rinascita che ci consentirà di chiudere questo capitolo così doloroso della nostra storia. Dobbiamo approfittare di questo momento unico per ascoltarci a vicenda, per condividere i nostri sentimenti, per sentirci uniti ed aiutarci a vicenda. Le sofferenze degli uni si potranno rivelare essere le salvezze degli altri. Quando dall’Italia i miei amici mi dissero che era una questione di tempo prima che arrivasse anche da noi in America, li ascoltai con scetticismo, e così fecero anche i nostri governi. Ad oggi, due settimana dopo, i casi di infezioni nel solo stato di New York sono saliti a 4000. Se c’è una lezione da trarne è questa: ascoltiamoci. “

Jacopo Rampini, New York

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L'ITALIA, TERRA DI ARTE E CULTURA

L'italia in questi giorni è messa a dura prova, una prova che non è la prima, né l'ultima della sua storia. Come ciclicamente accade, la natura, oggi sotto le vesti di un virus, ci ricorda i limiti dell'uomo e l'incapacità di quest'ultimo, pur nell'era della globalizzazione e delle nanotecnologie, di riuscirla
a domarla completamente. Anche se assistiamo ad un enorme sviluppo nei campi della tecnologia e delle scienze, l'Italia si ritrova di colpo vulnerabile e ferita come ai tempi della peste. Molti hanno rievocato in questo periodo le pagine manzoniane de “I promessi sposi”. L'autoclausura forzata nelle nostre case mi ha portato piuttosto a ricordare l'opera trecentesca di Giovanni Boccaccio, il “Decameron”. Decameron, “déka”  “hemeròn”, in greco antico “di dieci giorni”, nel corso dei quali si sviluppa l'opera. Si narra, infatti, del ritiro di dieci giovani, uomini e donne, sulle colline fiorentine per sfuggire alla peste del 1348. Forse rievoco l'opera del Boccaccio, perchè, vivendo a Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia,
rammento che in essa si racconta la storia di Madonna Dianora e l'origine, nella vicina città di Udine, di piazza primo maggio, che allora ovviamente non si chiamava così. Certo in questi giorni non produrremo momenti di cultura, come i giovani protagonisti del Decameron, ma abbiamo  l'occasione, nei nostri piccoli microcosmi domestici, di riavvicinarci e riscoprire i tanti capolavori dell'arte e della cultura italiane. Rileggo in questi giorni qualche libro di Umberto Eco e di Claudio Magris. Rivedo molti film del nostro cinema migliore, quello degli anni sessanta, stupendomi della
bravura di tanti nostri attori e registi, molti dei quali oggi purtroppo scomparsi, forse non noti a livello internazionale, ma dalle grandissime capacità.
Scorro molti cataloghi d'arte italiana, raccolti nel tempo. L'Italia ce la farà, forse anche grazie alla sua arte e alla sua cultura, come ha sempre fatto e sempre meglio. Così è accaduto nel corso della sua storia, pur quando l'Italia non era ancora uno stato, ma era soprattutto arte e cultura.
Succederà anche questa volta, ce la faremo. 




Paolo Coppo, Monfalcone, avvocato