Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni
Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni

Milano, 19 marzo 2020 - Una parola al giorno per trenta giorni, un mese di riflessioni e pensieri che andranno a costruire una "letteratura del ricordo". È l’invito che Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore teatrale, lancia ai lettori in collaborazione con Il Giorno. Il drammaturgo propone una parola di stretta attualità legata al Covid-19, invitando i lettori a scrivere un breve pensiero (600-700 battute) in merito. Le riflessioni, da inviare all’indirizzo mail redazione.internet@ilgiorno.net, saranno pubblicate online e contribuiranno a costruire una memoria collettiva di com’erano la Lombardia e l’Italia ai tempi del coronavirus, accanto ai contributi che di giorno in giorno manderanno alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo.

La parola odierna è ESPERIENZA. Fino ad ora hanno scritto per noi, tra gli altri: Andrea Bocelli, Gianni Canova, Edoardo Boncinelli, Silvano Petrosino, Maria Rita Parsi, Dan Peterson, Dori Ghezzi, Giovanni Gastel, Fabio Scotto, Pino Farinotti, Antonella Boralevi, Cesare Balbo, Roberto Cacciapaglia.

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"I Giorni dell’Esperienza". Li ricorderemo come i giorni dell’esperienza, il tempo in cui tutto si fermò, improvvisamente, e dal rumore agitato del mare incalzante e senza sosta delle attività quotidiane, questa marea troppo spesso inconsapevole approdò alla calma, e sprofondammo tutti nel silenzio, nel vuoto. Molti di noi avevano paura e caricavano di nuove ansie e agitazioni questi momenti, perdendo l’occasione preziosa di utilizzare quel silenzio che diventava spazio e che poteva aprirci a nuove possibilità. Si spalancava l’occasione di riscoprire le capacità infinite che sono in ognuno di noi, di attraversare con consapevolezza la sofferenza nostra e degli altri, di restare in ascolto per tornare a tutte le cose che avevamo dimenticato. Non riuscivamo e non le potevamo vedere, ma ecco che: Stop, Alt! Una frenata improvvisa per non schiantarsi era inevitabile. Tutto diventò calma, calma apparente per chi continuava ad aver bisogno di rumore, di frastuono, del solito caos, ma per chi riusciva ad utilizzare questo momento di isolamento, di separazione, si aprivano nuovi orizzonti. Ognuno nelle proprie case, eravamo come un grande arcipelago, un’isola nella moltitudine di milioni di isole, separati ma ancora collegati alle nostre radici profonde, riscoprivamo l’unione indissolubile che ci lega, e così l’apparente separazione divenne un modo per riconquistare un’unione vera, fatta di valori comuni, di condivisioni. Riemergeva da queste acque la nostra storia, la nostra cultura i nostri antenati e la consapevolezza di quanto e quante volte avevano sofferto e avevano dovuto soccombere per darci questa eredità, per farci arrivare fino a qui, forse per la prima volta riuscivamo, anche solo per un momento, a sentire cosa era stata la vita e la sofferenza per loro, potevamo metterci al loro posto, e adesso toccava a noi? Si, proprio così. Tutto era arrivato come una sorpresa e ci aveva colto impreparati. Pensavamo di essere immuni, vaccinati, molti di noi non avevano neanche mai preso in considerazione una eventualità di questo tipo. Noi che avevamo creato con il nostro stile di vita continui virus, che avevamo colpito la natura, il suo equilibrio, la sua bellezza. Il nostro pianeta era ammalato, non respirava più, i suoi polmoni erano allo stremo, ma eravamo tutti troppo occupati.... E invece ecco che la vita si ripresentava ancora una volta con la sua natura possente, la sua incontenibile energia, la stessa degli Tsunami, dei terremoti, dello scioglimento dei ghiacci, del riscaldamento globale. Ancora una volta ci metteva davanti alle sue prove, alla sua violenza e alla sua spietatezza, questa volta microscopica. Erano in pericolo le nostre vite, i nostri polmoni e molti di noi avevano perso i propri cari. Questa consapevolezza ci risveglia alla necessità di osservarci e di osservare gli altri, di realizzare come siamo tutti collegati inesorabilmente in un unico destino. Queste isole cominciarono a lanciarsi messaggi, a comunicare a un livello più profondo, come forse non avevano mai fatto da tempo infinito, cominciarono a interrogarsi, a cercare di capire cosa si poteva fare, a scavare dentro e fuori con sempre più determinazione. Così, lentamente ritornava tutto quello che avevamo perduto e sotto i nostri occhi riaffiorava dagli abissi qualcosa di familiare che ci apparteneva, ma che avevamo da troppo tempo dimenticato. Appariva sempre più visibile e chiara una parola... Amore

Roberto Cacciapaglia, compositore

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Su questa strada, per anni, abbiamo corso a non finire raggiungendoci a vicenda. Ma oggi la magnolia in fiore e la forsizia non bastano a non farmi scivolare dentro al nulla che c’è attorno, e divento invisibile anch’io. Di giorni come questi non avevo mai avuto esperienza, penso, mentre schivo le buche per strada e il cane vorrebbe correre nei prati e nei ruscelli in secca. Affido alla voce il compito di rendermi di nuovo presente: «Andiamo a casa» dico girandomi per tornare indietro. Apro la porta e, mentre Argo entra, il gatto cerca di scappare. Sapevo che ci avrebbe provato, e stavolta sono preparata. Al resto no, non lo ero. E quando tutto questo diventerà memoria, il pensiero dovrà trovare un modo efficace per trasformare la memoria in esperienza. Forse sarà quando le distanze tra un fiore, una strada di campagna e un cane che vorrebbe correre torneranno a essere quelle di sempre, che capirò meglio tutto questo. Intanto continuo a camminare.

Sabrina Sigon, Como

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Quale formidabile e potente significato ha la parola Esperienza per ognuno di noi! E quale significativo valore essa ha nel drammatico momento che stiamo vivendo! Si dice fare esperienza quando l'esistenza é percorsa da un fremito particolare che la sottrae al quotidiano ritmo ripetitivo. L'etimologia greca della parola ci rivela che l'esperienza é un passaggio, deriva dal verbo Peiro che vuol dire passare attraverso. Quindi l'esperienza é un evento della Vita attraverso per il quale avviene un passaggio. La nostra Vita procede attraverso esperienze, la Vita può essere più o meno ricca di Esperienze ma è certo che una Vita priva di Esperienze sarebbe impossibile, vuota, insignificante. Tutti noi nel momento drammatico che stiamo vivendo, ci troviamo a passare attraverso diverse Eperienze. Tutti stiamo facendo esperienza di cosa voglia dire perdere o aver limitata la propria libertà e quale e quanto valore ciò possa avere. Stiamo apprezzando il valore profondo della libertà che prima davamo per scontata. Stiamo altresì sperimentando il valore delle piccole cose, di quelle semplici abitudini che pure fino a ieri davamo per scontate ed oggi ci mancano terribilmente. Ma l'esperienza che ha dato un violento scrollone alla nostra stabilità è l'esperienza della paura, una paura profonda, che la nostra generazione non ha mai conosciuto, una paura antica che ci attanaglia e ci angoscia, una paura atavica che accompagna da sempre l'umanità, la paura dell'ignoto! Abbiamo fatto esperienza di come basti nulla per cambiare in un attimo la nostra Vita e il nostro mondo, di come in uno spazio temporale ridottissimo possano essere spazzate via le granitiche certezze in cui si cullano le nostre opulente società Occidentali. La turris eburnea in cui ci sentivamo al sicuro ci è crollata addosso, é stata sbriciolata dagli infernali colpi di maglio di un nemico micidiale ed invisibile. Molti di noi hanno fatto l'esperienza di trovarsi soli con se stessi, costretti a fermarsi da una incessante e frenetica corsa che forse era una fuga da noi stessi, rimandando il giusto tempo da dedicare a noi, il tempo per guardare dentro di noi, per farci domande scomode, costretti a darci risposte concrete. Molti altri hanno fatto l'esperienza di mettere alla prova le relazioni affettive. Le relazioni si sono mostrate nella loro nuda verità; le persone costrette in spazi stretti e in tempi larghi hanno visto emergere attriti e scontri ma in ogni caso si è sperimentato e riscoperto la qualità delle relazioni. Alcuni hanno vissuto l'esperienza più terribile, più inaccettabile, quella della perdita di una persona cara, costretti alla lontananza forzata nel momento più estremo. E poi l'esperienza devastante di medici e infermieri messi difronte a situazione che non avrebbero mai pensato di dover vivere. Tutte queste Esperienze e moltissime altre si sono concentrate nel brevissimo periodo di una ventina di giorni di questo incredibile 2020. Quando ero ragazzino mi dicevano: quando avrai esperienza capirai! Fai tesoro dell'Esperienza! Impara dall'Esperienza che hai avuto! Solo dopo ho capito che uno dei segreti della Vita è la capacità di tradurre l'Esperienza in Cambiamento ed ho capito che non sempre ciò è facile! Oggi in questo momento che segnerà le nostre Vite e la nostra Storia non dimentichiamo le Esperienze che stiamo vivendo, non sprechiamole, proviamo a trarne un reale prezioso insegnamento che ci permetta di cambiare realmente. Dopo avere vinto la guerra contro questo terribile e subdolo nemico, aiutati dal'Esperienza quale preziosa alleata, allora vinceremo anche la battaglia contro il nostro nemico di sempre: la paura di cambiare. E solamente così, cambiando profondamente grazie all'Esperienza, potremo riprendere il nostro cammino di Uomini liberi, per progettare. e costruire un Futuro Migliore per Noi e per chi verrà dopo di Noi.

Alberto Uva

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L’esperienza come mancanza. L’esperienza come ricordo. L’esperienza come bisogno. L’esperienza come attesa. L’esperienza come amore. Caro Papà, quarantasette anni fa sei volato via, avevo sette anni ed ora più che mai desidererei abbracciarti e baciarti per sentirmi nuovamente e finalmente protetta da Te. Qui non abbiamo neanche avuto il tempo di renderci conto che non è finzione e neanche un brutto sogno, sta accadendo davvero e in tutto il mondo. Posso solo intuire che sta iniziando una nuova era, sono ancora stordita dagli eventi ma ora comprendo ciò che significa veramente quello che è scritto sulla calamita che ho sul frigorifero: La vita è quello che ti succede mentre stai facendo altri progetti. E allora penso a San Carlo Borromeo che, nella primavera del 1576, mentre la peste si propagava a Milano e tutti fuggivano, lui restò tra gli appestati portando aiuto e sollievo come i nostri medici ed infermieri di oggi.

Carolina Labadini Mosti

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Oggi più che mai “esperienza” significa resistenza, perseveranza e fiducia. Non è una dote facile l’esperienza che prende la forma di pazienza. È dono ma anche conquista. Va coltivata e nutrita. Nella società che corre veloce l’abbiamo trascurata. E ora questo tempo forzatamente lento ce ne restituisce il valore e senso, quale vaccino necessario, oltre alla medicina, per continuare a vivere e sperare. Pazienza e tempo si riconciliano nella Speranza. “E la speranza è il dono dell’esperienza”. In questo tempo angosciato vissuto in trincea nelle nostre case, il nemico invisibile si batte con la pazienza. Amare noi stessi e i nostri cari significa pazientare. “Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre” (Luca, 21-19). Le anime, la vita e il futuro.

Alberto Mattioli

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L’esperienza è un gioco. Un gioco un poco sacrilego. Una scorciatoia che, quale sbruffone abituato bene, ero sicuro di percorrere senza inciampare fino all’agognata e poco sudata via d’uscita. Avvolsi quindi il mio corpo tutto con una pellicola leggera. Colore del legno. Ogni singolo foglio aveva il colore cangiante dei cerchi della corteccia, che piano piano trasformarono la mia soffice verticalità umana di carne ed ossa in solida verticalità vegetale. I miei pochi anni divennero d’incanto secoli, simbioticamente nutriti dalla potenza della terra. E m’illusi. Mi sentii eterno, scalfibile solo in superfice per il colpo di un picchio o per le foglie recise dall’autunno. Ma sbagliavo. Prima d’avvilupparmi, dimenticai improvvidamente di nutrire le comuni radici; usai per cingermi del materiale inadatto per negligenza, che minacciava di soffocarmi assieme ai miei sogni. Solo la forza della disperazione mi permise allora di squarciare con i denti quel velo che ci opprimeva; con le copiose gocce di sudore, per l’immane sforzo divenute torrenti, tornai beneficamente ad annaffiare la comune origine Stremato, mi sedetti felice d’essere ancora vivo. E capii d’aver imparato una cosa dolorosa, ma utilissima per non ripetere e anzi migliorare. L’esperienza. Da lì in poi, fui. Fummo.

Stefano Boldorini

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“ VERITAS FILIA TEMPORIS”
( La Verità è Figlia del Tempo).
Quale la “ conditio sine qua non” tralasciata?
Mettersi in Ascolto!
L’ascolto, un termine molto conosciuto e non praticato.
Abbiamo dedicato attenzione alle persone, agli individui che ci circondano?
Vi è stata la scelta d’interiorizzare il percorso socio-culturale ed economico dai nostri inizi ad oggi?






Ci siamo seduti al tavolo ascoltando i vissuti bellici, le fatiche, le riprese dei nostri nonni?
Abbiamo guardato alla Storia , grande lascito dei nostri antenati?
VERITAS FILIA TEMPORIS!
Non abbiamo voluto sviluppare “anticorpi”!
Ben lieta dell’Esperienza attuale, vi è speranza che l’Uomo si desti!




Alessandra Miorin