Milano, 8 marzo 2018 - Il quinto Beatles abita a Milano e qui sogna di aprire un museo dedicato ai Fab Four. Si chiama Umberto Buttafava ed è un avvocato in pensione di 72 anni. Il più grande collezionista in Italia dei quattro ragazzi di Liverpool per varietà di raccolta: oltre 10mila pezzi, di cui 3mila lp, e memorabilia di ogni tipo che tappezzano la sua abitazione non lontano da Porta Venezia. La perla della sua raccolta straordinaria è il registratore con cui i Beatles registrarono l’album «Sgt.Pepper»: uno Studer C37 che arriva dai mitici Abbey Road Studios. Sua è anche la scandalosa e rarissima «butcher cover» di «Yesterday and Today».

Come è iniziata la mania?

«La folgorazione è avvenuta nella primavera del 1964. Ero all’ultimo anno di liceo e sentii durante l’intervallo al cinema “She loves you”. Il testo in fondo era “cretino” ma quel ritornello con “yeah yeah yeah” era forte, dicendo tutto con solo 3 parole. Era rock e devastante. Il 24 giugno del 1965 li ho visti in concerto a Milano: non si sentiva nulla perché tutti gridavano istericamente. Da allora iniziai a comprare tutti gli lp e, dagli anni ‘70, ho iniziato a cercare le cose più curiose».

Ci racconta la copertina “maledetta“ di “Yesterday and Today“?

«È una raccolta del gruppo inglese pubblicata negli Usa dalla Capitol Records nel 1966. Nella prima versione, la copertina ritrae i quattro membri mentre indossano camici da macellaio imbrattati di sangue e pezzi di carne. Venne ritirata quasi subito per l’immagine splatter, alcune furono distrutte. Su altre venne incollata la nuova copertina coi quattro che posavano accanto ad un baule da viaggio. Fra i collezionisti è nota come pasted cover. C’è poi la peeled cover: quella di coloro che avevano tolto la copertina più convenzionale per riscoprire l’immagine macabra. Ho la fortuna di possederle tutte e tre, anche in versione stereo».

Un altro lp con una storia particolare?

«White Album del 1968. Il numero della copia è stampato sulla copertina. Io posseggo la numero 22. Durante la presentazione alla stampa vennero regalate 10 album a ciascun musicista. La mia quasi certamente apparteneva a John Lennon che aveva dimenticato le sue copie su un taxi. Sono il desiderio proibito dei collezionisti. Posseggo la matrice originale, utilizzata come master per la stampa in serie, del 45 giri americano di “Please please me” del 1963. L’acetato di Help firmato di John Lennon e George Harrison: sono edizioni speciali che si producevano in meno di dieci esemplari, da dare ai musicisti prima della pubblicazione e sono vulnerabilissime. Ho «Beatles ’65» confezionato, compilation pubblicata dalla Capitol Records negli Stati Uniti nel 1964, firmata da tutti e 4».

Fra i memorabilia?

«La pelle della batteria dipinta a mano da Mal Evans, il roadie dei Beatles nella prima tournee americana del 1964. Il pass per il parcheggio della prima di Yellow Submarine a Los Angeles nel 1968».

Qual è il suo sogno?

«Non voglio che dopo la mia scomparsa la mia collezione venga spacchettata e dispersa sul mercato. Il mio desiderio è dare vita attraverso una fondazione ad un nuovo museo a Milano per farla conoscere a tutti. Un luogo non solo per celebrare la Beatlesmania ma tutti gli anni ’60, decennio straordinario di vitalità e rottura. Lo immagino non lontano dal centro: sarebbe un elemento di attrazione in più per una città che punta sul turismo».