Chiara Galiazzo cinque anni fa si è aggiudicata la vittoria  X-Factor
Chiara Galiazzo cinque anni fa si è aggiudicata la vittoria X-Factor

Milano, 23 aprile 2017 - A Sanremo sarebbe potuta andare meglio, ma gli occhi bassi e le notti in provincia di “Nessun posto è casa mia” offrono comunque a Chiara Galiazzo un buon pretesto per aggirarsi tra gli incroci sentimentali dell’album omonimo, che presenta stasera al Blue Note con un doppio set (alle 21 e alle 23) impreziosito dalla presenza di Mauro Pagani, curatore, musicista e arrangiatore dell’intero lavoro. «Avevo bisogno di capire che donna volessi essere prima di scoprire che tipo di cantante diventare», ha spiegato a proposito delle esplosioni di gioia e delle sedute d’analisi di una carriera sulle montagne russe seguita alla vittoria, cinque anni fa, di X-Factor. Con il suo «primo disco da persona pensante, quello che avrei fatto se non avessi partecipato ad un talent», l’interprete di Sayonara all’Ariston ha voltato pagina. E stasera avvia un nuovo capitolo.

Chiara, perché proprio il Blue Note?

“Perché volevo tenere l’anteprima del tour nella cornice che ritengo più idonea allo spirito del disco. Nel locale di via Borsieri avevo già cantato, ma farlo con queste canzoni realizza il sogno che avevo quando mi sono trasferita a Milano».

Vale a dire?

«Realizzare un album dall’approccio minimalista, completamente acustico, senza quelle sequenze con cui non sono andata mai troppo d’accordo. Un’impronta che terrò pure in scena, dove sarò affiancata da quattro musicisti più Mauro. Spero che il piacere di fare musica in modo così intimo arrivi pure a chi ascolta».

E poi?

«Seguiranno altri concerti in estate e in autunno. Siamo alla ricerca di luoghi che mantengano, però, questa dimensione intima».

Dieci anni fa cosa la portò in città?

«Gli studi di Economia in Cattolica. Volevo frequentare il Cpm, la scuola di musica di Franco Mussida, e l’università rappresentava l’unico preteso plausibile per farmi mantenere dai miei. Due mesi prima di “X-Factor” sono riuscita pure a laurearmi, con tesi in microeconomia».

Delusa del 14° posto al Festival?

«E perché mai? Quinta, ottava o quattordicesima, come in questa occasione, poco cambia. E poi sapevo di avere una canzone non proprio televisiva. Ero, però, arrivata ad un punto di dover decidere se fare musica a 360 gradi o solo musica in televisione».

Il tipo di canzone e gli arrangiamenti di Pagani hanno riportato alla mente “La notte”, il brano che cinque anni fa, proprio a Sanremo, ha ridefinito le caratteristiche d’interprete di Arisa.

«L’unico legame tra la mia canzone e quella di Arisa è rappresentato, probabilmente, dalla presenza di Pagani. In Italia di produttori del suo livello non ce ne sono molti e quindi va bene così; perché lui è il migliore. E poi volevo un disco molto suonato, con dei begli archi… un po’ alla Anthony and the Johnsons».

Crede di esserci riuscita?

«Ho realizzato esattamente l’album che avevo in mente. Chi all’Ariston si aspettava un’altra “Straordinario” sarà rimasto deluso, ma io non amo ripetermi. Pure nelle cover. Così, come accaduto a Sanremo, pure al Blue Note eseguirò solo “Diamante” di Zucchero».

La sua immagine è stata molto caratterizzata dalla martellante tv di una compagnia telefonica. La rifarebbe oggi?

«Assolutamente sì. Per una cantante alle prime armi qualsiasi sostegno è il benvenuto».

Ce l’ha un’aspirazione così proibita da confessarsela solo davanti allo specchio?

«Sì, un duetto con Mina».