Una scena dello spettacolo
Una scena dello spettacolo

Milano, 14 febbraio 2019 - Quando dieci annfa il regista James Cameron decise d’investire l’equivalente del pil della Micronesia nella realizzazione di “Avatar” non fece un cattivo affare se è vero che 2,7 miliardi d’incassi l’hanno trasformato nel maggior successo cinematografico nella storia. Quasi inevitabile, quindi, che il Cirque du Soleil abbia puntato proprio su quel titolo per portare in giro per il mondo il suo primo show ispirato ad un blockbuster di Hollywood. In scena da oggi a domenica nel ventre febbricitante del Forum, “Toruk - Il primo volo” è il prequel del kolossal cameroniano.

Nella mitologia di questo approccio circense alle fascinazioni della settima arte Pandora è un satellite orbitante nell’ellisse di Polifemo, pianeta gassoso del sistema stellare Alfa Centauri; un’aspra terra di uomini blu, i Na’vi, che parlano una lingua di fantasia in cui hanno iniziato ad esprimersi su Facebook pure i fan più irriducibili dello show “perché, un po’ come accade pure con altri grossi brand del fantasy, attorno a questo spettacolo e al suo idioma s’è sviluppata una vera e propria forma di culto”, spiega Janie Mallet, addetta alle relazioni dello spettacolo. Niente di sorprendente, quindi, che “Toruk” abbia fatto sfracelli soprattutto in Asia (dove sembra che diventerà stanziale una volta terminato questo lungo giro del mondo), realizzando un costosissima sintesi di forma, forza, grazia ed equilibrio capace d’impegnare 104 persone, fra cui 43 artisti tra i 22 e i 40 anni provenienti da una ventina di paesi diversi. “Toruk è uno spettacolo piuttosto diverso dagli altri, perché cattura lo spettatore e lo trascina dentro al film”, spiega Elia Aymon, 33 anni, ex ballerina classica svizzera che, prima di salire sulla carovana dell’ensemble nordamericano, aveva studiato arte circense a Torino. Elia cambia diversi ruoli, fra cui quello d’indigena dei Tawkami, tribù che vive roteando ventagli alti più di due metri capaci di colorare la scena come fossero ali di farfalla.

“Lo show cambia di continuo perché ogni membro del cast sviluppa il proprio personaggio tappa dopo tappa rendendo così ogni replica leggermente diversa dall’altra”, spiega. “Ogni giorno ci alleniamo tutti per almeno un paio d’ore, provando e riprovando tutti i passaggi più impegnativi; questo anche se i ruoli non sono sempre fissi, ma il cast può variarli a seconda delle condizioni psicofisiche del momento. Pure la preparazione è laboriosa e, solo di trucco, ogni figurante impiega dai 40 minuti all’ora e mezza”. Tutta la vicenda raccontata dallo show è dominata dalla presenza del Leonopteryx Rex, il più grande e temuto predatore dei cieli di Pandora, che i Na’vi chiamano, appunto, “Toruk”, ovvero “ultima ombra”, e che nel finale irrompe sulla scena con la mostruosa imponenza di un’apertura alare di 12 metri mosso sopra e dietro le quinte da ben sei operatori. Una delle innovazioni di questa produzione del Cirque è la presenza di una voce recitante che tiene i fili della narrazione raccontando (in italiano) i passaggi più salienti della vicenda ideata dagli autori Michel Lemieux e Victor Pilon, col placet dello stesso Cameron. Ambientato centinaia di anni prima del film, lo spettacolo narra il tentativo di due ragazzi di salvare il pianeta da una catastrofe ambientale che rischia di travolgere il mondo. L’impatto visivo è scioccante, quello emotivo un po’ meno e, all’uscita, la sensazione è quella di aver assistito ad un kolossal dal cuore di carta.