Ale e Franz. Al loro fianco in scena Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Paolo Graziosi e Marc
Ale e Franz. Al loro fianco in scena Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Paolo Graziosi e Marc

Milano, 3 dicembre 2019 - Questa la formazione ufficiale: l’Attorone, l’Avanguardista, il Promiscuo, il Figurante, l’Avventizio e il Direttore. Squadra bizzarra. Guidata in regia da Leo Muscato, che dal 10 dicembre al Manzoni ripropone “Romeo e Giulietta. Nati sotto contraria stella”. Suo anche il testo, debuttato la prima volta quattordici anni fa. In pratica è la storia di una scalcinata compagnia che cerca di portare in scena il capolavoro di Shakespeare. Mentre si ride dell’arte e delle sue dinamiche umane. Visto che protagonisti sono Ale e Franz, di nuovo a Milano giusto in tempo per le feste. Repliche fino all’1 gennaio. Al loro fianco Eugenio Allegri, Marco Gobetti, Paolo Graziosi e Marco Zannoni.

Ale e Franz, com’è dunque la vostra compagnia?
«Un gruppone di attori improbabili e inadeguati, ognuno con qualche difetto fisico o professionale. Gente abituata a fare tutto da sola e che tuttavia riesce in qualche modo a portare fino alla fine “Romeo e Giulietta”».

Il testo sembra anche una riflessione sul teatro.
«Sì, arte in cui abbiamo sempre creduto. Sono 25 anni che lavoriamo sui palcoscenici, pur sentendoci noi per primi piuttosto inadeguati, siamo andati oltre qualsiasi ostacolo, alimentando questa nostra urgenza di comunicare».

Com’è lavorare su parole scritte da altri?
«Per noi è la prima volta. Siamo sempre stati autori di noi stessi e ora invece possiamo concentrarci sul lavoro d’attore. E infatti non abbiamo cercato di portare Shakespeare nel nostro mondo, ma siamo noi che ci mettiamo alla prova nel suo orizzonte letterario».

Il cast è importante.
«Dovresti vedere come ci guarda ogni sera Paolo Graziosi, uno che ha interpretato Mercuzio per Zeffirelli... Da queste cose si capisce che per noi è uno spettacolo dal valore particolare. Se “el nostro Piccolo” cha rappresentato la maturità di scrittura, “Nati sotto contraria stella” ha la stessa importanza ma dal punto di vista del lavoro attoriale».

Voi eravate già presenti alla prima edizione di 14 anni fa?
«Eravamo seduti in platea e ci innamorammo del progetto. Da allora ogni stagione abbiamo rotto le scatole a Leo Muscato per convincerlo a rifarlo con noi. Lui ci rispondeva che non avevamo ancora l’età. Si vede che ora siamo invecchiati abbastanza per poterci trasformare nei due ragazzini».

Tornate in tempo per le feste: com’è il vostro rapporto con Milano?
«È il contesto culturale in cui siamo cresciuti e di cui sentiamo di fare parte. Qui cresci respirando la stessa aria di Gaber e di Jannacci. Milano è il punto di riferimento del nostro percorso e rappresenta la nostra gente».