AkaB
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Milano, 17 agosto 2019 - Lo stesso titolo per due capisaldi, ma potremmo dire capolavori, del fumetto contemporaneo. Coincidenza involontaria. Oltretutto agli estremi della settima arte. “Monarch” è il titolo. Per Jiro Taniguchi, maestro giapponese che ha saputo fondere Est e Ovest, “Monarch” è un grizzly della californiana Sierra Nevada, una vita che l’autore racconta con lirica dolcezza. Jiro Taniguchi è morto due anni fa, quasi settantenne. È scomparso invece tre giorni fa, a soli 43 anni, Gabriele Di Benedetto, in arte Akab. Per lui “Monarch” è il racconto di un progetto famigerato, Mk Ultra, ispirato agli orrendi esperimenti del nazista dottor Mengele. Il “Monarch” di Akab, pubblicato da Logos Edizioni sul finire del 2013, è un metodo di distruzione della psiche dei soggetti prescelti, il raggiungimento di un controllo totale attraverso un crescendo di torture fisiche e psichiche. Trenta frammenti di prosa visiva poetica ma allucinante, a tratti quasi intollerabile: a tracciarli, i due protagonisti, il carnefice e la vIttima. Un fumetto adulto strettamente per adulti, “Monarch”. Come in genere l’intera opera di Akab.

Come il precedente “Storia di una Madre”, adattamento di una fiaba di Hans Christian Andersen: un rigoroso bianco e nero per mostrare disperazione e dolore. Come “Grick Grick”, incursione nei territori mentali di Dylan Dog abitati da incubi ininterrotti. Apparso nel “Dylan Dog Color Fest” n° 16, un trittico raccolto sotto il titolo complessivo dagli echi cinematografici “Tre passi nel delirio”, il “Grick Grick” di Akab, nella fedeltà allo spirito e alla tradizione anche grafica della saga dell’indagatore dell’incubo, finisce per essere una lunga seduta di autoanalisi forzata, condotta nello spazio ristretto delle vignette.

Lunga e intensa, infatti, è stata la carriera di Akab, scomparso purtroppo così giovane. Fondatore negli anni Novanta dello Shok Studio, collaboratore con alcune delle maggiori case editrici made in Usa, a partire da Marvel e Dc Comics, in Italia con una testata ormai mitica come “Il Male”, accanto al “Manifesto”, “Rolling Stone”, “Linus”. Anche regista: il suo primo lungometraggio. “Mattatoio”, venne selezionato per la 60ma Mostra di Venezia.

Mal sopportava le definizioni, Akab. E la sua famiglia ha chiesto, con concisa commozione e distanza dagli ossessionati dalle dirette Facebook: «Non attivatevi sui social. Vi preghiamo di rispettare questo momento e di essere vicini a chi soffre non tramite pixel e frasi d’effetto ma con la realtà e gli abbracci». Un abbraccio.