Milano, 27 maggio 2018 - ​“Voglio aggiungere vita ai giorni e non giorni alla vita”, scrive Enzo Bianchi, a lungo priore della comunità monastica di Bose, in una riflessione “sulla vecchiaia” intitolata, appunto, “La vita e i giorni”, Il Mulino. La vecchiaia è territorio insidioso, carico di ombre, rivelatore di fragilità. E pure terreno fertile, in cui raccogliere frutti dell’esperienza e “piantare alberi” per le generazioni che verranno.

La vecchiaia è “arte del vivere”, luogo di memorie dolenti ma anche di felicità che si annida nelle dimensioni quotidiane, camminando verso gli ultimi giorni con il massimo della serenità possibile. C’è una poesia, nel declino. Con una consapevolezza, ricavata dalle parole d’un uomo di grande spiritualità, Dietrich Bonhoeffer: “L’uomo comprende veramente se stesso solo a partire dal proprio limite”. Anche quando la vita lascia spazio ad altre vite: “In ogni comunità monastica il passaggio dal fondatore alla generazione seguente è un segno positivo di crescita e maturità”. Anche questo è un modo saggio di fare fronte al trascorrere del tempo. Senza farsi vincere dai rimpianti. Lo testimonia bene Michel Serres, 88 anni, professore di filosofia alla Sorbona e a Stanford, nelle rapide ed efficaci pagine di “Contro i bei tempi andati”, Bollati Boringhieri. Serres non ama “i vecchi brontoloni”, cui contrappone “Pollicina”, ragazza dai superpoteri digitali. E fa tagliente ironia su quei conservatori che innalzano muri rispetto alle nuove generazioni e resistono ai cambiamenti.

Serres difende il buon lavoro fatto da un’Europa in cui “non ci sono state più guerre” e sa che proprio pace, benessere diffuso, progressi della scienza e qualità della vita sono l’eredità preziosa che lasciamo ai nostri nipoti, pur in un mondo squilibrato, diseguale, imperfetto. Insiste sul bisogno di ridare spazio al “senso della bellezza” e accordare fiducia ai giovani, protagonisti di radicali rinnovamenti. E dichiara d’essere vecchio, sì, ma non ammalato di nostalgia. Si può, comunque, invecchiare bene e più lentamente e come? Lo racconta Eliana Liotta, giornalista brillante e accurata divulgatrice scientifica, in “L’età non è uguale per tutti”, La nave di Teseo, scritto in collaborazione con i ricercatori dell’Humanitas di Milano. Si indaga sulle teorie dell’invecchiamento, si dà spazio a tutto ciò che può contrastarlo o rallentarlo, dai cibi alle abitudini di vita e alla cura per gli affetti, gli impegni altruistici, le visioni aperte sui cambiamenti del mondo. Il decadimento del corpo dipende molto da una serie di stati infiammatori cronici, che determinano il degrado fisico. Bisogna combatterli: alimentazione smart (la dieta mediterranea), movimento e pensieri positivi. La vecchiaia non è stabilita dai dati dell’anagrafe. E oggi abbiamo molte conoscenze, scientifiche e psicologiche e altrettanti strumenti culturali e sociali per abitare bene il tempo verso “una sana longevità”.