Una delle proteste dei ragazzi contro la didattica a distanza
Una delle proteste dei ragazzi contro la didattica a distanza

Milano, 18 gennaio 2021 - «Non vi è più interesse alla revoca di un provvedimento divenuto medio tempore inefficace": così il Tribunale amministrativo della Lombardia ha respinto il controricorso della Regione, mettendo la parola fine a una vicenda “stoppata” dal ritorno in “zona rossa”. Era il 13 gennaio - e la regione era ancora in zona arancione - quando il Tar accolse il ricorso presentato da un gruppo di genitori contro l’ordinanza che fece sfumare il ritorno sui banchi per il 50% degli studenti delle scuole superiori lombarde, prolungandone la chiusura al 24 gennaio. Ordinanza "contraddittoria e irragionevole", secondo il Tar. In linea teorica, licei, tecnici e professionali avrebbero potuto riaprire le porte dal giorno successivo.

Decisione improvvisa, servivano tempi tecnici alle scuole e al sistema dei trasporti per organizzarsi. Alcuni presidi erano pronti a riaprire venerdì, ma una nota firmata dalla Prefettura e dall’Ufficio scolastico regionale, "ai fini dell’omogeneità territoriale" e per la necessità "di tempi organizzativi minimi", stabilì il 18 gennaio come data di inizio "pur nella consapevolezza che il quadro normativo è in via di imminente modifica". E così è stato: la Lombardia diventa “rossa”. Non solo restano a distanza al 100% le scuole superiori (ad eccezione di laboratori e per garantire l’inclusione degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali) ma pure i ragazzini dalla seconda media in su. Nel frattempo però Regione Lombardia aveva chiesto la revoca del provvedimento del 13 gennaio. Richiesta bocciata sabato dal Tar.

«Questo significa che anche in Lombardia gli studenti delle scuole superiori potranno rientrare a scuola appena la Regione Lombardia tornerà arancione", commentano dal Comitato “A Scuola!“, che aveva sostenuto le ragioni del ricorso, sottolineando a penna rossa le parole del presidente del Tar Domenico Giordano: "Non sussistono i presupposti per procedere alla revoca del decreto cautelare, atteso che la ricostruzione normativa esposta nel reclamo non è condivisibile e specie considerando che dal verbale del Cts non risulta alcun accertamento definitivo in ordine all’incidenza della didattica in presenza sul quadro epidemiologico". E ricordando che, dopo la Lombardia, i Tribunali amministrativi di molte altre Regioni, come Emilia Romagna e Friuli-Venezia Giulia, si sono pronunciati a favore del diritto degli studenti a una didattica in presenza.