Le operazioni di taglio degli ulivi contaminati da Xylella fastidiosa in Salento
Le operazioni di taglio degli ulivi contaminati da Xylella fastidiosa in Salento

Milano, 30 marzo 2015 - Sono partiti dal Costa Rica, hanno fatto scalo in Olanda, infine sono arrivati a Milano. Viaggiavano a bordo di piante di caffè, destinate alle aiuole di parchi pubblici o giardini privati. Dove non sono mai arrivate e proprio per via dei passeggeri che trasportavano: batteri di Xylella fastidiosa. In Salento il microbo è additato come la peste che sta seccando centinaia di ulivi, mettendo a rischio l’industria dell’olio pugliese dop, ma rappresenta un pericolo anche per viti e agrumi. Da quando ha piegato gli agricoltori della California, Xylella è stata messa al bando dalle autorità di controllo dell’Unione europea. Tuttavia, un gruppo di piante contaminate è sfuggito alla lente dei doganieri olandesi, arrivando fino in Italia. A Milano i tecnici fitosanitari dell’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste (Ersaf) della Lombardia hanno smascherato il batterio. Sono scattati i controlli su cinque vivai locali, dove sono stati analizzati e confiscati gli arbusti malati, poi distrutti. E nel frattempo si è attivata la macchina della prevenzione, specie degli uliveti affacciati sul Garda e sugli altri laghi lombardi. «Al momento non ci sono riscontri su infezioni di Xylella in Lombardia», spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava.

Quando il parassita aggredisce una pianta, inietta un gel in quello che in termini tecnici si chiama xylema, ossia il tessuto vegetale attraverso cui l’acqua alimenta l’esemplare. Di conseguenza, l’infezione provoca il lento disseccamento della pianta. Xylella è l’indiziato numero uno per la moria degli ulivi in Salento, una pandemia che in questo momento è allo studio da parte degli studiosi del Centro nazionale delle ricerche, per stabilire le contromisure da adottare. Tuttavia, il microbo è un rischio per un numero molto più ampio di specie: viti, agrumi, peschi, prugni, ciliegi, mandorli e oleandri. «Il caffè è portatore passivo di Xylella, non ne risente», spiega Marcello Doniselli, consigliere di Coldiretti Milano, Monza e Lodi e florovivaista. In sostanza, le piantine importate dal Costa Rica sono state il lasciapassare del batterio dentro i confini europei. A quel punto, se gli arbusti di caffè fossero stati trapiantati, «Xylella avrebbe potuto diffondersi e attaccare altre produzioni», osserva Doniselli. Ma le barriere doganali hanno funzionato. «Per una volta il peso della burocrazia ha dato i suoi frutti», commenta il consigliere di Coldiretti. Dopo che i focolai sono stati isolati, la vigilanza fitosanitaria di Ersaf si è messa in moto per prevenire contaminazioni. «Abbiamo applicato il protocollo standard ma non sono emersi finora altri casi», comunica Fava. In particolare, l’Associazione interprovinciale dei produttori olivicoli lombardi (Aipol) ha invitato i suoi associati a monitoraggi accurati.

In Lombardia Coldiretti ha censito 1.300 ettari coltivati a olivi, da Brescia a Mantova, da Como a Lecco, fino a Pavia, Varese e alle pendici della Valtellina. Sotto controllo anche i 17mila ettari di vigneti e gli oltre cinquemila vivai. L’Ersaf ha dato un giro di vite anche alle analisi delle piante importate. Nel Vecchio continente l’Olanda è la principale piazza di scambio per l’industria del verde. I dati dell’Agenzia per il commercio estero indicano che nel 2014 la Lombardia ha importato dai Paesi Bassi piante per un controvalore di 47,2 milioni di euro, contro i 13,6 milioni di esportazioni. Un traffico che adesso è finito nel mirino della task force anti-Xylella.

luca.zorloni@ilgiorno.net
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