L’immagine di Leo dopo il pestaggio condivisa da migliaia di utenti sui social
L’immagine di Leo dopo il pestaggio condivisa da migliaia di utenti sui social

Milano, 30 novembre 2017 - «Eravamo seduti su un tavolo del parco a berci un paio di birrette e a un certo punto si è avvicinato un gruppo di una decina di ragazzi di 14/15 anni circa, che ha iniziato a fare commenti su di noi, etichettandoci come omosessuali». Inizia così il racconto dell’orrore di Leo. Lo chiameremo semplicemente così.

Succede il 14 novembre, succede al Parco delle Cave di Baggio dove il branco ha attaccato i due ragazzi al calar del sole. Sono le 17.30. Scattano gli insulti, partono le domande sull’orientamento sessuale. I due cercano di far finta di nulla, non rispondono alle provocazioni. «Noi abbiamo continuato a stare nel nostro fino a che loro non hanno iniziato a tirarci sassi da lontano – racconta ancora il 17enne –. La situazione stava degenerando, non volevano smetterla, quindi abbiamo preso la decisione di allontanarci, ma ci hanno seguiti. Hanno iniziato a tirarci dietro biciclette a noleggio del Comune e in un istante hanno buttato a terra il mio amico, prendendolo a calci». Leo interviene per proteggerlo dalla furia. «Mentre mi piegavo per strattonarlo via mi hanno spinto da dietro buttandomi a terra, e hanno iniziato a tirare calci anche a me», continua. Riescono a scappare in tempo, i visi sanguinanti. «Ma ho preso la decisione di non andare al pronto soccorso, perché né io né il mio amico abbiamo subìto gravi lesioni». Non c’è referto, non c’è denuncia. Almeno per il momento. «Leo è un mio amico, è un nostro amico. Quando ho visto quella foto pubblicata su Facebook pensavo fosse caduto dalla scala. Poi l’abbiamo incontrato a scuola e ci ha raccontato tutto. Non potevamo stare zitti», spiega un’amica.

Così il Collettivo Autonomo Itsos Steiner e il Kollettivo Indipendente Agnesi hanno denunciato l’episodio sui social. Quella foto, un pugno nello stomaco, ha fatto in poche ore il giro del web, condivisa da oltre 900 persone. «Leo e i suoi amici, ragazzi come tanti altri, hanno rischiato grosso quella sera, solo perché “colpevoli” di essere omosessuali – scrive il collettivo –. È possibile nella Milano del 2017 essere perseguitati e picchiati per il proprio orientamento sessuale? Questo non è che uno dei tanti accadimenti che fanno capire quanto sia importante ancora oggi combattere l’omofobia in tutte le sue forme».