Il balordo ha violentato la ragazza puntandole un coltello alla gola per non farla urlare
Il balordo ha violentato la ragazza puntandole un coltello alla gola per non farla urlare

Milano, 17 novembre 2017 - Un'altra violenza sessuale. Brutale. A due passi da un ospedale. In una zona isolata. È il racconto choc di una peruviana di 21 anni, che ha ripercorso la sequenza dell’orrore con i carabinieri della stazione Gorla, ai quali ha presentato denuncia nei giorni scorsi. Ecco la ricostruzione dell’accaduto, secondo quanto risulta al Giorno.

Sono da poco passate le 18.30 di lunedì scorso, siamo in via Majorana, nell’area di parcheggio all’uscita del pronto soccorso del Niguarda. La ragazza esce dal centro clinico, dove sembra stia partecipando come comparsa a una fiction televisiva. All’improvviso viene aggredita da un uomo – lei lo descriverà come «presumibilmente originario dell’Est Europa» ai militari di stanza in via Finzi – che la trascina in un parchetto al di là della pista ciclabile che corre lungo il perimetro del Niguarda: prima la deruba del cellulare, poi la stupra, tenendole sempre un coltello puntato alla gola. Lei è impietrita, terrorizzata da quella lama piantata alla base del collo per impedirle di urlare. Dopo l’aggressione, il bruto monta su una bicicletta e sparisce. La ragazza di origine sudamericana ha la forza di rivestirsi e di tornare in ospedale per chiedere aiuto ai sanitari. Da lì scatta la consueta segnalazione alla clinica Mangiagalli: la 21enne viene portata nel Centro specializzato antiviolenze per gli esami del caso e per capire se sugli indumenti della vittima sia rimasto materiale biologico del presunto violentatore. Un particolare fondamentale in questo genere di reati, come dimostrato non più tardi di due giorni fa dalla cattura del 28enne salvadoregno Josè Balmore Iraheta Argueta: è stato proprio il Dna a incastrare l’aggressore della turista canadese in via Crescenzago, nonché a consentire ai Ris di Parma di associare il profilo genetico dell’ex membro della gang Ms18 anche al cold case, rimasto irrisolto per 7 anni, dell’impiegata stuprata sul treno Milano Repubblica-Vignate la mattina del 14 novembre 2010.

E toccherà ancora agli investigatori della Compagnia Monforte, coordinati dal maggiore Maurizio De Angelis, risolvere anche il caso di via Majorana: le indagini si stanno muovendo in tutte le direzioni, con particolare attenzione a sbandati e senza fissa dimora che frequentano la periferia nord della città. Una zona finita al centro delle cronache l’altroieri per il raid violento subìto da una donna di 33 anni a passeggio in viale Fermi con la figlia di un mese nella carrozzina: sorpresa alle spalle e derubata dello smartphone, per fortuna se l’è cavata con qualche escoriazione al collo. Anche in quell’occasione, la vittima è stata minacciata con un coltello puntato alla gola. E anche in quell’occasione sarebbe entrato in azione, stando alla descrizione della 33enne, un uomo dell’Est Europa.