Il tentativo da parte dell’aggressore di gettarsi dal balcone di casa
Il tentativo da parte dell’aggressore di gettarsi dal balcone di casa

Milano, 8 marzo 2018 - «Cerco di andare avanti, di proseguire la mia vita, anche se non è semplice. Ringrazio gli psicologi e tutti i professionisti che mi stanno supportando gratuitamente. E a chi mi ha fatto questo dico che merita di restare in carcere tutta la vita». Poche parole al telefono. Frasi che riaprono una ferita. Un dolore che torna vivo, anche solo a ripensare a quel giorno: era il 12 settembre ed erano da poco passate le 9.30 quando Anna (nome di fantasia), romena di 30 anni, rientrava nel cortile del suo condominio di viale Ungheria, alla periferia sud est di Milano, dopo aver accompagnato la figlia di 7 anni a scuola per il suo primo giorno. Ma non è riuscita a raggiungere il portone.

In cortile ha trovato Tiziano Scalzo, 49 anni, il suo ex compagno, che lei aveva lasciato alla fine dell’estate e che non si era rassegnato al «no». L’ha aggredita, sferrandole due coltellate all’addome. Poi è scappato a casa sua, distante poche centinaia di metri, si è barricato dentro e ha minacciato di buttarsi dal balcone. Infine l’arresto, dopo una lunga trattativa con gli investigatori, mentre Anna era in sala operatoria. Se l’è cavata. E ora, come dice lei, sta cercando «di ricominciare a vivere». «Ma – interviene il papà, che abbiamo incontrato in viale Ungheria – mia figlia ha dovuto cambiare abitudini, trasferirsi, perché era troppo forte lo choc di vedere, tutti i giorni, il luogo dell’aggressione». Anna e Tiziano erano colleghi, lavoravano per un’impresa di pulizie a Linate, e si erano conosciuti proprio in aeroporto. Pare che lui in passato abbia avuto problemi di dipendenza dalla droga. Per un periodo, i due avevano convissuto.

«Ma mia figlia a un certo punto non ce l’ha fatta più. Lo ha lasciato ed è tornata a vivere da noi», ricorda sempre il papà. Prima dell’aggressione, la trentenne aveva subito minacce e insulti continui, tanto che in due occasioni si era rivolta alle forze dell’ordine con formale denuncia (la prima ai carabinieri e la seconda al commissariato Mecenate). L’accoltellamento aveva scosso tutto il quartiere. «Io stavo riposando a quell’ora, visto che lavoro di notte – sottolinea il papà –. Ricordo che mi chiamò la donna delle pulizie: “Venga giù, presto. Sua figlia è stata accoltellata”. Sono sceso in fretta e furia, col pigiama e le ciabatte. Mia figlia sanguinava, si teneva la pancia, attorno c’era un lago di sangue, è stato terribile. Ero furioso, talmente tanto che avrei voluto aggredire a mia volta l’uomo che aveva ridotto mia figlia in quello stato. Ma si era già allontanato. Per fortuna poi le forze dell’ordine sono riuscite a calmarmi. Io penso che un uomo del genere sia irrecuperabile, che potrà fare ancora del male».

L’aggressione, un incubo. «Mia figlia è stata colpita a due centimetri dal cuore. Mi piace pensare che si sia salvata grazie alle scarpe che indossava quel giorno: erano un po’ più alte delle solite, con un po’ di tacchi, gliele aveva prestate la mamma. Ricordo la corsa in ospedale, il “segreto” da tenere con la sua bambina, alla quale in un primo momento abbiamo detto che la mamma si era sentita male per qualcosa che aveva mangiato. Le lacrime. Siamo stati in ansia durante l’operazione che è durata sei ore. Alla fine i medici ci hanno detto “uno su mille ce la fa”. Mia figlia per fortuna ce l’ha fatta». Ora è il momento della rinascita. «Ma non è giusto – conclude il papà – che sia stata lei a dover cambiare le sue abitudini, a dover subire tutto questo per colpa di un uomo cattivo».