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16 apr 2021
16 apr 2021

Video rap e tafferugli a San Siro: indagati rapper Neima Ezza e Baby Gang

Il 10 aprile durante le riprese di un video decine di ragazzi reagirono all'arrivo della polizia con lanci di pietre e bottiglie. Perquisizioni nelle case di 13 giovani

16 apr 2021

Milano - Perquisizioni, questa mattina a Milano, dopo i tafferugli avvenuti in piazza Selinunte, zona San Siro, a Milano durante la produzione di un video rap, lo scorso 10 aprile. La Polizia di Stato ha eseguito tredici decreti di perquisizione domiciliare nei confronti di dieci maggiorenni e tre minorenni. I provvedimenti sono stati emessi dal sostituto procuratore Alberto Nobili, coordinatore del pool antiterrorismo della Procura, e da Ciro Cascone, Procuratore presso il Tribunale per i Minorenni,  "per manifestazione non preavvisata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravate, nonché per porto d'armi per un maggiorenne".

La 'guerriglia' in zona San Siro

Sabato pomeriggio, verso le ore 17.30, la Questura di Milano era intervenuta con funzionari e contingenti di ordine pubblico della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri in via Micene, dopo aver ricevuto la segnalazione di un assembramento di circa 300 giovanissimi, tra i 16 ed i 20 anni; l'intervento aveva provocato una violenta reazione dei ragazzi che, per una ventina di minuti, avevano fronteggiato le forze dell'ordine con fitti lanci di sassi, bottiglie  e bastoni. L'intervento della forza pubblica aveva ripristinato la calma ed il quartiere era rimasto presidiato dalle forze dell'ordine fino alla sera  per evitare ulteriori assembramenti.

I provvedimenti

Contestualmente all'attività investigativa, sui fatti di sabato è stato effettuata altresì, da parte della Divisione Anticrimine della Questura di Milano una specifica attività istruttoria che ha portato il Questore di Milano Giuseppe Petronzi ad emettere 6 provvedimenti di prevenzione a carico di alcuni dei giovani identificati dalla Squadra Mobile e dalla Digos. I provvedimenti sono stati notificati ai destinatari stamane nel corso delle perquisizioni. Si tratta di giovani di età compresa tra i 18 e i 27 anni, di origine magrebina, tutti con precedenti di polizia per reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, reati contro la persona e reati contro il patrimonio. In dettaglio, sono stati emessi cinque avvisi orali e un provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio nei confronti di un ventenne residente a Sondrio, che non potrà rientrare nel comune di Milano per 3 anni. I destinatari degli avvisi orali sono tutti residenti nel capoluogo, nella zona di Piazzale Selinunte e del quartiere Baggio. Gli stessi sono stati formalmente invitati a tenere, d'ora in poi, una condotta conforme alla Legge, a pena di incorrere in più incisive e gravose misure di prevenzione, come la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza. Proprio quest'ultima misura più afflittiva è al vaglio della Divisione Anticrimine per altri 4 giovani, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che annoverano precedenti di polizia più gravi (tra cui rapina, lesioni personali, possesso di oggetti atti ad offendere) ed hanno quindi espresso una pericolosità sociale che necessita di misure di contenimento più coercitive. Il bilancio complessivo dell'attività di prevenzione ammonta a cinque avvisi orali, un foglio di via obbligatorio e quattro proposte di Sorveglianza Speciale nei confronti di giovani di età compresa tra i 18 e i 27 anni.

Tra i dieci maggiorenni indagati sette sono nati in Italia, tra Milano e Lecco, e sono ragazzi di 'seconda generazione' con famiglie di origine straniera. Molti hanno vent'anni o anche meno, uno 25 anni e un altro 27. Diversi di loro hanno precedenti per furti e rapine. Sono stati anche sequestrati cellulari e dispositivi informatici per vedere se alcuni di loro possano avere collegamenti con altri 'settorì degni di attenzione e monitoraggio. La lettura di inquirenti e investigatori è che molti di questi giovani, che vivono in periferie difficili, esprimono con questi comportamenti violenti rabbia e disagio sociale. Un 'fenomeno', dunque, che deve essere attentamente monitorato.

Neima Ezza, Baby Gang e Zefe

Tra gli indagati nell'inchiesta milanese sui disordini avvenuti il 10 aprile in zona San Siro, durante la produzione di un video rap, c'è anche Zaccaria Mouhib, 19enne noto come rapper col nome di 'Baby Gang'. Anche lui, così come il 19enne rapper milanese 'Neima Ezza', è accusato di violenza o minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non preavvisata. "Dal 2012 fin ad ora, da quando avevo 11 anni, ogni estate l'ho passata o in galera o in comunità", ha raccontato Mouhib in un'intervista video caricata su YouTube. "Sono cresciuto più in casa famiglia che in famiglia, da quando avevo 10 anni fino ad ora sono stato collocato in comunità, a casa portavo sempre problemi e denunce". Spiegava cha già da bambino "non volevo sentirmi un peso per la mia famiglia" e da lì prese la decisione di andarsene di casa e di creare una "gang di sopravvivenza" con altri ragazzi. "Andavamo a rubare al supermercato - ha raccontato ancora -, quando avevo 12 anni siamo andati a Torino, siamo entrati in un negozio di vestiti e abbiamo riempito intere borse e mi hanno portato in comunità". E ancora: "Mi hanno arrestato anche a Rimini". Ha girato diverse comunità in varie regioni. «Pensavano che mi avrebbero cambiato - ha aggiunto -, invece non mi hanno cambiato, la galera non serve a nulla, entri per una rapina e poi sai pure spacciare". Nei guai anche il rapper Zefe, nome d'arte di Kazir Siffedine, che è stato immortalato mentre brandiva un machete contro i poliziotti intervenuti sabato scorso a Milano. I Nonostante il volto coperto è stato identificato anche grazie alla particolare tuta che indossava quel giorno, poi ritrovata nel corso della perquisizione avvenuta nelle scorse ore a Novara. Zefe, che ha precedenti per rissa e in passato è stato destinatario di un obbligo di dimora, era arrivato a Milano per partecipare al video violando il divieto di spostarsi da una città all'altra senza valido motivo. 

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"Contrasto e reinserimento"

"Questi fenomeni, così provocatori e palesi nelle loro forme di illegalità, non possono passare impuniti, anche se va detto che la repressione e il contrasto devono essere accompagnati da adeguate politiche sociali di reinserimento e di riqualificazione di certe zone in cui vivono questi giovani", ha spiegato all'Ansa il pm Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese, in relazione al blitz di stamani della polizia.
 

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