Censimento degli sfrattati in via Oglio
Censimento degli sfrattati in via Oglio

Milano, 14 agosto 2018 - «Sgomebro in vista». L’annuncio arriva da “Aldo dice 26X1”, il residence di via Oglio 8 a Corvetto, un palazzo di dieci piani di proprietà privata occupato a giugno del 2016 (dopo lo sgombero dalla ex sede di Sesto San Giovanni) che è casa per decine di famiglie sfrattate da alloggi privati, molte ora in attesa di un alloggio popolare. A supportarlo, il collettivo Clochard alla riscossa, Comitato diritto alla casa Niguarda e il sindacato Unione Inquilini Milano. Ieri le porte si sono spalancate per il censimento degli ospiti a cura degli operatori di una cooperativa, per conto del Comune. Da un lato, apprendiamo da fonti ufficiali, c’è una pressione legittima per la liberazione dello stabile occupato senza titolo (ora in mano a un liquidatore); dall’altro, non è possibile procedere con uno sgombero se prima non verranno trovate soluzioni per tutti gli ospiti, tra cui bambini, invalidi e una donna incinta (che partorirà a giorni). «Personalmente – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino – spero non si arrivi allo sgombero ma a soluzioni concordate tra tutti». Intanto, il censimento ha rilevato circa 150 persone, tre famiglie italiane e 40 straniere.

«Per l'esattezza – puntualizza Laura Boy, che coordina il residence Aldo dice insieme a Wainer Molteni – abbiamo 55 famiglie, di cui 7 ancora da censire. In tutto 167 persone di cui 74 bambini e ragazzi». Una grande comunità che sta offrendo massima collaborazione, anche se il censimento è letto come preludio dello sgombero. «Ci domandiamo dove saranno accolte le famiglie – continua Molteni –. Nel palazzo ci sono nuclei per cui non è mai statatrovata dalle istituzioni una sistemazione idonea. Altrimenti non sarebbero qui. Una famiglia si era accampata al parco di Trenno... Ora si troverà un sistemazione per tutti in un colpo solo?». L’auspicio «è quello di non dover subire nessuno sgombero. Noi ci proponiamo come custodi di questo palazzo, a titolo gratuito. E saremo i primi a volercene andare quando lo stabile sarà venduto». Altra considerazione: «Siamo a due passi da Rogoredo e da piazzale Ferrara. Se ce ne andassimo, questo posto tornerebbe in mano a spacciatori e degrado, come un tempo».

Il sogno è quello di non interrompere il “progetto di reinserimento abitativo” partito oltre 4 anni fa, che accompagna le famiglie fino alla conquista di una casa. «Finora abbiamo ospitato oltre 3mila persone», continua Molteni. «Più di cento famiglie ora vivono in alloggi popolari o a canone concordato. Accolti pure 5 (ex) minori non accompagnati. Nel 2017 abbiamo avuto 20 senzatetto a sera, inviati dal Comune». Tra le famiglie censite c’è quella di Elsayed, egiziano di 47 anni, che ha tre bimbi di cui uno con problemi a una gamba. «Siamo al residence di Aldo da più di un anno – racconta la moglie Rasha –, sfrattati dalla casa che avevamo comprato perché non potevamo più pagare il mutuo. Mio marito ha lavorato 14 anni come magazziniere, poi è stato licenziato. Ora fa dei lavori saltuari». Rachida, 38 anni, è al nono mese di gravidanza. Sta per avere il suo terzo bambino. «Speriamo di poter restare qui. Aldo dice è soprattutto un luogo di serenità per i nostri piccoli, che qui giocano insieme dimenticando le sofferenze. Questo posto deve continuare a vivere».