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16 dic 2021

Variante Omicron Milano Lombardia, nuovi casi. Ecco dove

Moratti: "Aspettiamo evidenze prima di preoccuparci". Intanto crescono i contagi: superati i 5mila in un giorno

giulia bonezzi
Cronaca
Un laboratorio d’analisi. Sei su dieci dei casi lombardi di variante Omicron sono stati sequenziati al Policlinico di Milano
Un laboratorio d’analisi. Sei su dieci dei casi lombardi di variante Omicron sono stati se

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Erano saliti a dieci ieri mattina i contagi dalla variante Omicron del coronavirus scoperti in Lombardia: nove nel territorio dell’Ats Metropolitana e uno per quella Brescia, ha riferito la vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Letizia Moratti. I primi due (solo in ordine di scoperta, dato che almeno con i primi altri cinque contagiati del Milanese non sono emersi dal tracciamento contatti di alcun tipo) sono i lodigiani, che riguardano due sessantenni di San Fiorano e di Codogno, che a quanto risulta al Giorno si conoscono e si erano visti di recente, sequenziati il 3 dicembre al Parco tecnologico padano. Altri tre sono stati individuati il 10 dicembre, due nel laboratorio del Policlinico di Milano e uno in quello del San Matteo di Pavia. Il caso bresciano è stato scoperto l’11 dicembre all’Istituto zooprofilattico locale, e lo stesso giorno la variante è stata individuata in un altro tampone al Policlinico. Sempre lì lunedì 13 ne sono state sequenziate altre tre. I primi cinque contagiati del Milanese (uno a Magenta e gli altri in città) sono tutti under 30, vaccinati con due dosi (come i lodigiani) tranne uno che aveva ricevuto la terza, ma da troppo poco tempo perché facesse effetto. Non hanno avuto contatti tra loro, solo uno era stato di recente a Londra (dove Omicron rappresenta ormai il 40% dei contagi), e anche per questo il conteggio che ieri ha aggiunto altri due casi tra il Milanese e il Lodigiano ai sette dei quali Il Giorno aveva riferito è tutt’altro che definitivo; già ieri pomeriggio ci sarebbero stati altri tamponi sospetti al vaglio dei laboratori.
«In Lombardia sequenziamo tutti i tamponi molecolari che risultano positivi - ha ricordato ieri l’assessore Moratti -. Non a caso il primo caso di Omicron in Italia è stato scoperto al Sacco", nel test del manager casertano dell’Eni rientrato dal Mozambico e salito a Milano per la visita medica aziendale. "Qui i casi sono ancora pochi", ha aggiunto Moratti, e prima di preoccuparsi "credo sia saggio aspettare di avere evidenze scientifiche che ci indichino il livello di contagiosità e pericolosità di questa variante". "Era abbastanza previsto" che i casi di Omicron anche in Lombardia "aumentassero, purtroppo l’abbiamo visto con altre varianti", ha osservato il governatore Attilio Fontana, ricordando che i numeri cristallizzati martedì sull’occupazione Covid dei letti di reparto e di rianimazione "confermano la Lombardia in zona bianca" anche per la settimana di Natale, e "speriamo che la situazione si tranquillizzi".
Anche ieri, calcolatrice alla mano, i ricoverati in terapia intensiva (146 in tutta la Lombardia) e in area medica (1.185) si fermavano a un’incollatura dalle soglie di 153 e 1.192 che rappresentano, rispettivamente, il 10% e il 15% della dotazione e, se superate entrambe, farebbero scattare il passaggio in zona gialla poiché il parametro dell’incidenza (22.196 nuovi casi di coronavirus negli ultimi sette giorni a mercoledì, cioè 221 ogni centomila abitanti) è ormai quasi 4,5 volte il limite di 50.

Ieri la Lombardia ha superato i cinquemila nuovi contagiati registrati in un giorno (5.304, con un tasso di positività del 3,2% su 162.728 tamponi); dei 4.818 contagiati di mercoledì (ai 4.725 del bollettino dell’altro ieri occorre aggiungerne quasi un centinaio, finiti nel bollettino di ieri), 2.051, cioè più del 42%, non sono vaccinati e tra loro 53 avevano avuto in passato un’altra infezione da coronavirus. Una percentuale rilevante se si considera che solo il 17% dei lombardi (inclusi i bimbi non vaccinabili fino a ieri o tuttora) non ha avuto neanche una dose d’antiCovid. Un altro 32% dei nuovi casi di mercoledì riguardava vaccinati che avevano concluso il primo ciclo d’immunizzazione da più di cinque mesi (342 persone, di cui 16 avevano già avuto il coronavirus, avevano ricevuto l’ultima dose da più di sette mesi; 424, di cui 5 reinfettate, da più di sei e meno di sette; 792, di cui 8 già contagiate in passato, da più di 5 ma meno di sei mesi). Solo un contagiato su quattro era completamente vaccinato da meno di cinque mesi, l’intervallo a partire dal quale è necessaria la terza dose: 822 persone, di cui 5 alla seconda infezione, avevano comunque avuto l’ultima iniezione da più di quattro mesi (il 17% del totale), mentre 381 (di cui tre reinfettate) da meno di 120 giorni (l’8%).

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