vaccini covid
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Prima i richiami: è la scelta della Lombardia, obbligata dai ritardi annunciati all’ultimo dalla Pfizer, ufficialmente impegnata a potenziare lo stabilimento nelle Fiandre per produrre più vaccino da aprile, quando il suo auspicabilmente non sarà più l’unico a giocare sul campo europeo (Moderna, sinora il solo altro antiCovid approvato dall’Ema, entro fine mese fornirà all’Italia appena centomila dosi, di cui undicimila attese la settimana prossima in Lombardia).

È un bivio stretto dinanzi al quale si trovano tutte le Regioni, in situazioni più o meno critiche a seconda di quanto abbiano corso rispetto al programma concordato col commissario Domenico Arcuri e quanto sian state colpite dai tagli ineguali delle consegne decretati "unilateralmente" da Pfizer: rallentare o sospendere le nuove vaccinazioni per garantire i richiami, o andare avanti scommettendo sulle prossime consegne per le seconde dosi da iniettare dopo al massimo 23 giorni, che secondo alcuni scienziati, come il direttore dell’Istituto Mario Negri Giuseppe Remuzzi, sarebbe meglio far slittare per somministrarne almeno una a una popolazione più ampia. Idea sulla quale gli esperti si dividono, e intanto s’addensano le nebbie sulle prossime forniture: ieri il portavoce per la salute della Commissione europea dichiarava che dovrebbero riprendere regolarmente anche in Italia la prossima settimana, e intanto il commissario Arcuri annunciava che "è stato comunicato" un altro taglio del 20% dopo quello del 29% di questa settimana.

La Lombardia, che ha già avuto ventimila dosi in meno e si prepara a perderne altre 25mila la prossima settimana, sta rallentando le nuove vaccinazioni e tenendo scorte per i richiami, che scatteranno in maniera massiccia da lunedì, a 21 giorni dall’inizio reale della campagna. Nei 65 hub, dove il ritmo aveva raggiunto picchi di oltre ventimila iniezioni al giorno, lunedì ne sono state fatte 3.163, martedì 12.061, mercoledì 8.918 e ieri alle 18 il contatore ministeriale segnava 216.458 somministrazioni totali, pari all’85,1% delle 254.340 dosi ricevute. La Regione ha modificato la programmazione spostando dal 28 febbraio all’11 marzo la fine della fase 1, e a quanto Il Giorno apprende l’estensione delle vaccinazioni a ultraottantenni e disabili fuori dalle strutture, che doveva iniziare questa settimana, è rimandata. Non è ancora stato chiesto agli hub di stornare scorte verso altre regioni a corto per i richiami: il "meccanismo di solidarietà" evocato in Conferenza Stato-Regioni sinora è scattato solo internamente per rifo rnire altri ospedali lombardi più penalizzati dal razionamento di Pfizer, come il Civile di Brescia e il Papa Giovanni di Bergamo, che sono rimasti a secco, e a Milano l’Asst dei Santi, che ha ricevuto oltre un migliaio di vaccini dal Niguarda.