Vaccini Covid
Vaccini Covid

Milano - Giovedì prossimo 20 maggio il click day dei quarantenni, il 27 quello dei trentenni, il 2 giugno via libera ai ventenni e ai 16-19enni: all’ultima classe anagrafica al momento vaccinabile in Lombardia si apriranno le prenotazioni dell’anti Covid nella festa della Repubblica, annuncia Guido Bertolaso, il coordinatore della campagna lombarda, presentando un nuovo cronoprogramma che aggiorna quello di inizio aprile. Un’ipotesi, in attesa della programmazione delle forniture di vaccino in giugno, e Bertolaso spiega che l’apertura delle prenotazioni per i nati tra il 1972 e il 1981 slitta (di appena tre giorni) rispetto al via libera del generale Francesco Paolo Figliuolo perché la campagna in Lombardia sta andando troppo bene. Adesione altissima e quota "irrisoria" di rifiuto del vaccino, sottolinea il governatore Attilio Fontana, testimoniano "la serietà dei lombardi" ma anche "la grande sofferenza della nostra gente. Spero che se ne tenga conto, ci servono più dosi". 

La Lombardia, rivendica la vicepresidente con delega al Welfare Letizia Moratti, viaggia "sopra il target" di vaccinazioni quotidiane impartito dal commissario, ma "sotto la sua capacità". Bertolaso illustra come sia stata decisiva per consentire alla campagna nazionale di centrare gli obiettivi fissati dal generale: dal 26 aprile al 12 maggio in Italia sono stati iniettate 7 milioni 569.257 dosi d’antiCovid, 61.219 più del target, ma la Lombardia ha iniettato da sola 163.914 vaccini in più, compensando il risultato del resto d’Italia che era negativo per 102.695.

Il 12 maggio, chiuso 39.020 iniezioni sotto il mezzo milione previsto, solo la nostra e altre sette regioni hanno superato i target, e di queste solo la Puglia fa parte del drappello guidato da Veneto e Friuli che ha annunciato l’apertura ai quarantenni già da lunedì. "La fretta può anche nascondere il fatto che alcune realtà non sono in grado di riempire i posti liberi e raggiungere i loro target", avverte Bertolaso. Invece in Lombardia i sessantenni, tra prenotati e vaccinati, hanno aderito all’82%, i settantenni all’86%, gli ottantenni al 95% e gli ultranovantenni al 98%. I cinquantenni hanno prenotato 631.358 in quattro giorni, "abbiamo tutte le agende piene", quasi due milioni di prenotazioni dal 14 maggio all’8 giugno, e i quarantenni (che sono più di un milione e mezzo, e solo il 22% è già stato intercettato in altre categorie) "non troverebbero comunque un posto fino ai primi di giugno", al ritmo attualmente imposto dal commissario di massimo 85mila iniezioni al giorno, quasi metà richiami.

Per gli stessi motivi, da un lato "non possiamo ancora partire con le vaccinazioni in azienda" e, dall’altro, "non abbiamo bisogno di organizzare Open Day come abbiamo fatto a inizio aprile per gli over 80". E come farà il Lazio, offrendo ai quarantenni l’AstraZeneca accumulato lasciando “libertà di scelta” sulla marca del vaccino - cosa che, osserva Bertolaso, va "contro le direttive nazionali". 

La nuova timeline lombarda viaggia su tre ipotesi, basate su un’adesione al 70% dei quarantenni, dei trentenni, dei ventenni e dei 16-19enni ancora da vaccinare: se il ritmo rimanesse l’attuale a raggiungere i più giovani con la prima dose si arriverebbe il 30 agosto, ma "non succederà", assicura Bertolaso, "ottimista che a giugno e luglio arriveremo a centomila iniezioni al giorno", con conclusione al 30 luglio, e "se ci dice bene, con 120mila portremmo arrivarci il 10 luglio". Comunque "prima delle vacanze", circa le quali, sottolinea Moratti, l’ipotesi del richiamo in villeggiatura è stata giudicata "impossibile" in Conferenza delle Regioni, mentre è allo studio la possibilità di offrire la seconda dose nella regione di residenza ai quasi 58mila fuorisede vaccinati in Lombardia.

Bertolaso rivendica quello che la Lombardia ha fatto: gli ultranovantenni hanno completato il ciclo all’81,7% (contro il 75,1% nazionale) e solo il 3% non ha ancora avuto un vaccino, degli ottantenni manca il 6,6% (contro l’11,1% italiano, e l’85,4% ha già fatto il richiamo); dei settantenni è scoperto il 18,4%, cioè meno di uno su cinque (il 26,5%, nel resto del Paese), e tra i sessantenni il 35,4%, mentre in Italia solo metà dei nati tra il ’52 e il ’61 ha incontrato l’antiCovid. L’aver rispettato anche il target commissariale di pensare prima ai più fragili, rimarca Moratti, sta dando frutti negli ospedali: ieri in Lombardia i casi Covid in terapia intensiva erano 411, sotto la soglia del 30% dei letti.