Milano - Nella Lombardia che ha iniettato più di 6,6 milioni di dosi di antiCovid - almeno una a oltre quattro milioni e mezzo di lombardi, scollinando la metà dei quasi nove milioni di vaccinabili in quanto over 12 - si vaccinano i primi e gli ultimi: ieri sono partite in contemporanea le iniezioni nelle grandi aziende e nei dormitori per i senzatetto.

A Milano, la metropoli da oltre un milione 250 mila vaccinabili, il 49% raggiunti a ieri mattina da almeno un’iniezione-scudo. Il primo hub aziendale, inaugurato all’ombra dei grattacieli di Porta Nuova in via de Castillia 23, è quello dell’Unipol: ha una capacità di mille vaccinazioni al giorno, e altrettante ne potrà fare un secondo hub in via dei Missaglia 97; con l’aggiunta di altri venti punti antiCovid sparsi per la Lombardia, il gruppo assicurativo conta di coprire circa 300 mila persone tra i propri dipendenti e agenti, "i loro familiari e le aziende (tra le quali le catene di supermercati Coop e Conad, ndr), banche, fondi sanitari che si appoggiano a UniSalute, la nostra società che si occupa di sanità", ha spiegato l’amministratore delegato Carlo Cimbri. È il meccanismo previsto dall’accordo con 24 associazioni di categoria che la Regione Lombardia ha firmato "per prima" in Italia, ha ricordato la vicepresidente con delega al Welfare Letizia Moratti: "Appena il generale Figliuolo ha dato il via libera ci siamo attivati, in settimana si aggiungeranno" gli hub aziendali organizzati da "Pirelli, Mediaset, Amazon, 3M e Campari. Stiamo dando indicazioni alle Ats di contattare" altre grandi aziende "che come Unipol funzionino da centri vaccinali sia per i propri dipendenti e i loro familiari che per quelli di altre aziende". L’assessore Moratti ha fatto il punto sulla campagna: "Abbiamo messo in sicurezza i più fragili" e "siamo molto soddisfatti" della risposta dei giovani, i 12-29 enni dei quali in cinque giorni "il 40%" ha prenotato il vaccino, "dimostra quanto abbiano capito l’importanza della vaccinazione sia per se stessi che per riprendere in sicurezza la scuola", quando ripartirà a settembre e anche "per i genitori che lavorano sarà più facile" avendoli "in presenza e non in Dad". Confida, l’assessore, in "un autunno più sereno e una vita più normale" perché la corsa della campagna antiCovid in Lombardia "ci avvicina all’immunità di comunità, che si raggiunge con il 70% della popolazione dai 12 anni in su vaccinata".

Il ritmo d’iniezioni quotidiane anche nel weekend ha superato le centomila, "sono previsti arrivi (di dosi, ndr) sempre più importanti" e i centri lombardi possono arrivare "a 144mila, oltre alle vaccinazioni in farmacia e in azienda. Coi ritmi attuali arriveremo a dare la prima dose a tutti gli aventi diritto entro il 31 luglio, se riuscissimo a salire a 120 mila potremmo farcela per il 10 luglio". In ogni caso, "speriamo di arrivare prima di settembre all’80% di vaccinati, sempre considerando le varianti, ma siamo pronti ad eventuali code di Covid". Le vaccinazioni in azienda in Lombardia potrebbero avere un ruolo chiave nella “campagna d’autunno”: il commissario nazionale Francesco Paolo Figliuolo ieri alla Camera ha parlato della possibilità di dover somministrare "almeno un’ulteriore dose di richiamo", e nell’eventualità la Regione sta sondando la possibilità di superare i megahub. "Abbiamo chiesto, per adesso a Confindustria, la disponibilità per le somministrazioni e loro ce l’hanno data, avremo meno pressione sulle strutture e sui medici ospedalieri" in caso di "ulteriori terzi richiami", ha spiegato Moratti. Precisando però che servono certezze: "Chiederò attraverso la Commissione Salute (della Conferenza delle Regioni, ndr) un incontro con l’esecutivo, in modo da avere un piano che ci consenta di sapere se e quando saranno necessari i richiami, gli aspetti che riguardano la logistica e la disponibilità dei vaccini". Insomma: "Chiarezza. Non vogliamo che la Lombardia sia impreparata".