Adriana Signorelli e Aurelio Galluccio
Adriana Signorelli e Aurelio Galluccio

MIlano, 4 settembre 2019 - Deve restare in carcere Aurelio Galluccio, l’uomo che domenica ha ucciso a coltellate la moglie Adriana Signorelli, 59 anni. Lo ha deciso il gip Maria Vicidomini dopo che ieri mattina, nell’interrogatorio di convalida del fermo, il 65enne, difeso dall’avvocato Federico Magnante, aveva scelto di restare in silenzio davanti al giudice. Era stato il pm Monia Di Marco a chiedere la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere di Galluccio, accusato non solo dell’omicidio volontario aggravato della moglie, ma anche di duplice tentato omicidio per aver cercato anche di investire con la sua auto gli agenti intervenuti nella notte tra sabato e domenica nella casa della donna. Prima di sera, il giudice ha accolto entrambe le richieste dell’accusa.

Le violenze di Galluccio nei confronti della moglie, però, andavano avanti dal 2012 e l’ultima aggressione, quelle che ha fatto scattare il “codice rosso”, è avvenuta appena quattro giorni prima dell’omicidio. L’uomo, che fino al momento del fermo aveva soltanto l’obbligo di firma in caserma, ha precedenti per maltrattamenti, rapina, spaccio e altri reati. Dopo l’aggressione di fine agosto Adriana era stata sentita dagli agenti, aveva raccontato quel che era accaduto e le era stato consigliato di mettersi al riparo dal marito, da cui si stava separando, lasciando casa e trasferendosi altrove. «Lo amo troppo», aveva detto lei agli operatori specializzati nel contrasto alle violenze di genere già nel 2015, mentre l’uomo, stando a quanto risulta dagli atti, le ripeteva spesso: «Ti ammazzo, ti faccio a fettine».

Per lui però, in questo frangente nessun provvedimento, nonostante anche meno di un anno fa avesse tentato di dare fuoco alla porta dell’appartamento di lei e di sfregiarla rovesciandole addosso una tanica di benzina e candeggina. Nemmeno un aggravio della misura di quell’obbligo di firma disposta mesi fa. Com’è stato possibile che il passato burrascoso dell’uomo non abbia fatto scattare le antenne degli inquirenti? Da questo punto vista, il procuratore Francesco Greco due giorni fa, a caldo, si è trincerato dietro i problemi pratici di gestione causati dalle decine di segnalazioni di reati su donne e bambini che tutti i giorni arrivano via telefono al pm di turno. Una marea di denunce che renderebbe di fatto impossibile distinguere i casi veramente urgenti. In realtà, già da fine luglio proprio Greco ha firmato una circolare con le linee guida da applicare in Procura per evitare proprio questo genere di confusione.

La sua vice Letizia Mannella, che coordina il pool “soggetti deboli”, ieri ha spiegato che nonostante il “codice rosso” applicato dopo l’ultima segnalazione da parte di Signorelli quattro giorni prima che venisse uccisa, l’arresto in flagranza del marito non sarebbe stato possibile - per legge - perché quando la moglie telefonò agli agenti, la notte tra il 27 e il 28 agosto, l’uomo si era già allontanato dalla casa di lei. Come previsto dalle nuove norme, la donna venne ascoltata dalla polizia, delegata dal pm, già poche ore più tardi, la mattina stessa del 28 agosto. E a quel punto il magistrato avrebbe potuto chiedere una misura cautelare. Ma anche l’avesse fatto, secondo Mannella, i tempi per ottenere il provvedimento e farlo eseguire sarebbero stati più lenti dei quattro giorni trascorsi prima dell’omicidio.