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10 feb 2018

Ragazza uccisa a coltellate, l’ultimo sms: "Ridammi la stanza"

Il dialogo via chat tra Jessica e il killer. Garlaschi non parla col gip

10 feb 2018
andrea gianni e nicola palma
Lucidi Omicidio di Jessica Valentina Faoro trovata morta in una abitazione in via Brioschi, in foto il presunto omicida Alessandro Garlaschi (Maurizio Maule, Milano - 2018-02-07) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Alessandro Garlaschi è stato fermato dalla polizia con l’accusa di omicidio volontario
Lucidi Omicidio di Jessica Valentina Faoro trovata morta in una abitazione in via Brioschi, in foto il presunto omicida Alessandro Garlaschi (Maurizio Maule, Milano - 2018-02-07) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Alessandro Garlaschi è stato fermato dalla polizia con l’accusa di omicidio volontario

Milano, 10 febbraio 2018 -  Un dialogo via chat . Da una stanza all’altra. È l’ultima conversazione, virtuale, tra Jessica Valentina Faoro e il suo killer prima che si consumasse l’omicidio. È notte fonda del 7 febbraio. Le immagini delle telecamere hanno ripreso e certificato quanto successo in precedenza: Garlaschi che esce di casa in serata con la moglie per portarla a casa della suocera; Jessica che rientra a casa, seguita poco dopo da Garlaschi. A quel punto, i due sono da soli nell’appartamento. Stando a quanto fanno pensare le conversazioni su Whatsapp, a un certo punto, iniziano a dialogare via telefono. Il 39enne tranviere è steso sul divano-letto che aveva subaffittato alla ragazza per guardare un dvd. La 19enne è probabilmente in cucina a chattare con gli amici. Garlaschi inizia a tempestarla di sms. Lei, dopo le 3, sbotta: «Lasciami la stanza, devo dormire », più o meno il contenuto dell’ultimo messaggio.

Poi il buio. Quello che succede dopo lo può raccontare solo l’assassino, che però è rimasto in silenzio sia davanti al pm Cristiana Roveda negli uffici della Squadra mobile che davanti al gip Anna Calabi nel corso dell’interrogatorio di garanzia a San Vittore. Ieri è apparso « stralunato» e «confuso », dopo i primi giorni trascorsi in cella, in isolamento anche per evitare contatti con gli altri detenuti. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, e il giudice convaliderà il fermo e disporrà la custodia cautelare in carcere. Il suo difensore di fiducia, l’avvocato Angelo Rosario Mongelli, che in passato lo aveva già assistito per altre vicende, attende di esaminare gli atti per valutare i prossimi passi. Le uniche spiegazioni restano quelle fornite da Garlaschi quando gli agenti sono entrati nella sua casa e hanno trovato il cadavere: «Abbiamo avuto una banale discussione sulla scelta di un film, lei ha afferrato il coltello, ho rigirato l’arma che aveva in mano e l’ho colpita allo stomaco». L’uomo ha alcune ferite sulle man i, sulle quali verranno compiuti accertamenti. Ma la sua versione viene ritenuta poco credibile.

Garlaschi, secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbe reagito di fronte al rifiuto di un suo approccio, ammazzando la ragazza che ospitava nell’appartamento in via Brioschi dove viveva assieme alla moglie. Moglie che aveva spacciato per sorella con Jessica, stando a quello che la 19enne disse ai carabinieri del Radiomobile la notte del primo febbraio: fu lei a chiamare il 112 in quell’occasione per chiedere ai militari di aiutarla a rientrare in casa per recuperare le sue cose e l ’amato pitbull. Il motivo della fuga: Garlaschi le aveva accarezzato il braccio mentre lei stava dormendo. Alla fine, nessuna denuncia. Jessica rientrò in quell’appartamento nei giorni successivi, forse perché non aveva un altro posto dove andare. Come nella primavera del 2016, ci racconta un volontario che la incrociò ai tempi, quando si rifugiava nel centro di emergenzia sociale di via Lombroso: «Era lì con il fidanzato, ma si vedeva che odiavano quel posto sporco e poco accogliente: sognavano di andare a vivere in una casa popolare».

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