Una turista in Galleria a Milano
Una turista in Galleria a Milano

Milano, 23 giugno 2019 - L’evidenza fa più effetto e aiuta la percezione collettiva: mai visti tanti turisti per le strade di Milano, tanti trekker sui sentieri valtellinesi e tanti esploratori urbani nelle piazze di Brescia, Bergamo e Como. Ma i numeri hanno un merito: puntellano le sensazioni e stabiliscono gerarchie. Quelli dell’industria del turismo ancora di più: rassicurano sull’appeal di una Lombardia che appena cinque, sei anni fa, lamentava una visibilità e un’attenzione minori di quelle che avrebbe meritato da parte dei viaggiatori di casa nostra e d’oltre confine. Bene, i conti tornano e torna anche l’autostima di cui il settore alberghiero e quello del travel sentivano il bisogno: oltre mezzo milione di turisti in più (per l’esattezza 575.000) nel 2018 rispetto all’anno precedente e addirittura 3,5 milioni in più nella comparazione con il 2013.

E se la durata media del soggiorno è stata di 2,39 giorni (si può fare decisamente di meglio), è l’enorme peso degli stranieri a prendersi la scena nel rapporto elaborato da PoliS-Lombardia sui dati Istat e rilanciato ieri dall’assessore regionale al turismo Lara Magoni con tanto di commento, ambizioso («Vogliamo diventare la prima meta turistica in Italia») ma non surreale: oltre 25 milioni di arrivi in 12 mesi, principalmente da Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Francia, ovvero il 54,8% del totale (oltre 41 milioni), con un’incidenza ancora superiore nella voce «presenze» (25 milioni e percentuale del 60,8%).

Come dire: la Lombardia sempre più amata e scelta come destinazione per una vacanza o un city break. Anche se – dati alla mano – cresce il numero di italiani, fenomeno abbastanza nuovo in un Belpaese che ha sempre visto in altre porzioni di penisola (Veneto, Toscana, Roma, Romagna, eccetera) le mete canoniche del tempo libero: 7,7 milioni di arrivi (+5,5%) e 16,1 milioni di presenze (+4,4%).

Con un effetto a catena sulla geografia dell’appetibilità e sul settore dell’accoglienza. Milano ovviamente in testa con 7,8 milioni di arrivi nel 2018, più di quanti ne avesse registrati nell’anno di Expo. Prevedibili i piazzamenti dorati (secondo e terzo) di Brescia e Como. E perfino clamoroso il boom della Valtellina (in provincia di Sondrio, quasi un milione di arrivi e oltre tre milioni di pernottamenti), con un +51,8% che non ha molte analogie nel resto del Paese. Da ultimo, riserva non poche sorprese anche la fotografia della ricettività: dominano sempre gli alberghi che si prendono l’81,8% degli arrivi e il 71,2% delle presenze, ma in realtà a brillare rispetto al passato è l’extra-alberghiero, in particolare case e alloggi vacanze (tra il 2015 e il 2018 i posti letto disponibili sono passati da 8.913 a 55.965), se è vero che in 6 anni si è passati dall’11% al 18,2% negli arrivi e addirittura dal 22,2% al 26,8% nelle presenze.

Con un fenomeno illuminante che sembra marcare una tendenza: aumentano gli alberghi 5 stelle e si riducono drasticamente quelli di minor livello (1-2 stelle). Come dire: in Lombardia, viaggiatori sempre più esigenti. Con una fissa: la qualità.