Milano, 3 agosto 2018 - "Quelle cose lì, e cioè se ci stai immerso sempre... non so come dire, diventa parte di te, per cui tu sei la guerra, tu sei la morte, tu sei la vita, tu sei il sangue, sei tutto ma per chi va a... così un po’ tu rischi... guerriglieri per caso, capisci... è ovvio che l’impatto c’è perché torni qua e dici e qua che facciamo...". È il 3 settembre 2015, e Luca Pintaudi è appena rientrato da un rocambolesco viaggio in Medioriente: al telefono, intercettato dagli investigatori del Ros di Genova, racconta della sua avventura in Kurdistan e di quello che ha visto. Una versione tutt’altro che simile a quella fornita qualche giorno prima ai carabinieri della stazione Gratosoglio di Milano, ai quali i genitori avevano denunciato la sua scomparsa il 24 agosto precedente: l’universitario, ai tempi leader studentesco della sigla Uld in Cattolica, ha detto di essere andato nel Sud della Turchia per finalità «riconducibili ad attività umanitarie e di studio». In realtà, i motivi erano altri, almeno stando a quanto ipotizzano i militari che mercoledì hanno smantellato un’associazione a delinquere messa in piedi per reclutare mercenari da mandare in Donbass a combattere coi filo-russi: in tre sono stati arrestati, altri tre sono ancora ricercati; Pintaudi, 26 anni, risulta indagato come il sodale Orazio Maria Gnerre, 25enne residente nella brianzola Caponago.

I due, come documentano alcune foto reperibili sul web, si recarono nel giugno del 2014 a Donetsk per incontrare Pavel Gubarev, sedicente leader dei ribelli anti Kiev; e quest’ultimo, al termine della riunione, fece sapere che stavano nascendo "squadre internazionali che coinvolgono italiani, spagnoli, francesi e canadesi". In realtà, emerge anche altro dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Ferdinando Baldini: a cominciare dal viaggio di Pintaudi in Kurdistan, da ricondurre, secondo gli inquirenti, «ad attività quantomeno di supporto all’organizzazione terroristica curda del Pkk". È proprio il giovane milanese, dopo aver tenuto in apprensione per giorni famiglia e conoscenti, a sbottonarsi sull’argomento al rientro in Italia, pur consapevole di non poterne conversare al cellulare: "Poi parleremo...", liquida un’amica che gli chiede «se avesse ucciso qualcuno». A un’altra ragazza, incalzato dalle domande, replica: «Non puoi avere nulla lì. Cioè, lì sei soltanto te, la divisa, un kalashnikov e basta...".

La sera del 24 ottobre 2015, Pintaudi si trova a casa di Gnerre. E a fine cena inizia a raccontare, mettendo in fila frasi ritenute "assai significative" dai carabinieri: "Io ho avuto anche una capa di quelle... la capa del... quaranta persone, trenta uomini, cinquanta... questa c’aveva il kalashnikov lungo così... poi c’era un’altra che ha fatto addestramento quando c’ero io... che aveva iniziato a sparare per la prima volta...i primi giorni in cui ero andato in Iraq... cioè io ero appena arrivato dalla Turchia e cercavo... avevo i contatti curdi per attraversare... lui era il generale peshmerga, il generale in capo di tutte le forze... e in più era tipo un capo del... della guardia personale di Barzani, che è il presidente in Iraq... e lui ha detto... guarda... dopo un po’ che parlavamo... non c’è alcun problema, ti porto io sul fronte... puoi stare con me negli accampamenti...". E Pintaudi? "Io gasatissimo".