Controlli della Finanza
Controlli della Finanza

Milano, 20 aprile 2018 - Costi "gonfiati" di farmaci classificati come “File F”, operazioni anomale e intese sottobanco. Una presunta truffa ai danni del servizio sanitario nazionale messa in atto, secondo la Procura di Milano, attraverso «un accordo tra plurimi soggetti facenti capo a imprese private» e «con il verosimile contributo di appartenenti ad enti pubblici preposti al controllo della procedura amministrativa» per i rimborsi con fondi pubblici, in questo caso la Regione Lombardia. È l’ipotesi al centro dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, che mercoledì ha portato a perquisizioni a Palazzo Lombardia e negli ospedali del gruppo GSD: il Policlinico San Donato, il San Raffaele e il San Marco di Zingonia, nella Bergamasca. Sono una dozzina, per ora, le persone indagate nell’inchiesta coordinata dai pm Ilda Boccassini e Luca Poniz. Tra loro Cinzia Volpin Falasco, rappresentante legale della Mylan spa, un’azienda produttrice di farmaci con sede a Milano specializzata nei medicinali equivalenti, dai generici ai «biosimilari» sviluppati come alternativa (più economica) ai farmaci biotecnologici dopo la scadenza dei brevetti. Indagati anche due dirigenti del Gruppo San Donato, Massimo Stefanato e Mario Giacomo Cavallazzi, rispettivamente responsabili degli acquisti e della farmacia del gruppo ospedaliero della famiglia Rotelli.

Gli accordi sottobanco ipotizzati dall’accusa, quindi, sarebbero intercorsi tra manager della casa farmaceutica e dirigenti degli ospedali, privati ma che lavorano per il servizio sanitario regionale. E le condotte illecite, emerge dal decreto di perquisizione della Procura, spaziano su un ampio arco temporale - dal primo gennaio 2013 al primo gennaio 2017 - mentre l’apertura del fascicolo risale al 29 settembre dell’anno scorso. La perquisizione nella Struttura Farmaco, dispositivi e Hta della Direzione generale Welfare della Regione si è concentrata in particolare nell’ufficio del dirigente Massimo Luigi Alberto Medaglia, che al momento non è indagato. Le Fiamme gialle hanno portato via carte, pc, telefono cellulare e altro materiale, per verificare «le procedure poste in essere e i rapporti intercorsi» tra le imprese coinvolte e il funzionario della Regione (ritenuta parte lesa) che sovrintende alla procedura amministrativa per il rimborso dei costosi farmaci “File F”: sono quelli acquistati direttamente dagli ospedali e somministrati o forniti ai pazienti in regime ambulatoriale (cioè non di ricovero). I documenti verranno confrontati con quelli acquisiti nel corso degli altri blitz della Gdf. Si cercano riscontri, emerge dagli atti, sulle «attività di controllo» delle spese e sui flussi di farmaci. Al vaglio anche la partecipazione da parte di funzionari regionali «ad eventi, pubblicità o seminari» su settori nei quali vengono impiegati quei medicinali, e «su rapporti anche personali» con manager del Gruppo San Donato o con la casa farmaceutica.

«Al momento non ci risultano avvisi di garanzia nei confronti di dirigenti e funzionari pubblici - chiarisce l’assessore al Welfare Giulio Gallera -. Attendiamo gli sviluppi dell’indagine. Se c’è stata una truffa ai danni della Regione non esiteremo a costituirci parte civile». Ricorda che la Giunta lavorava già a una riorganizzazione delle strutture di controllo perché «gli strumenti ci sono ma c’è chi agisce per eluderli e dobbiamo affinarli. Chiederemo aiuto alla Corte dei conti e alla Procura». Il legale del San Donato, Marco De Luca, assicura che il gruppo «ha sempre seguito le disposizioni della Regione sui rimborsi, se qualcosa d’illecito c’è stato è stato a danno dei nostri ospedali. Non abbiamo nulla da temere».