Un diamante
Un diamante

Milano, 20 febbraio 2019 - La società Intermarket Diamond Business spa (IDB) che vendeva i diamanti, al centro della presunta maxi truffa su cui sta indagando la Procura di Milano, avrebbe fatto «una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit», nonostante «negli accordi si prevedesse espressamente» che nessun dipendente della banca potesse riceverli. E in particolare il dg del Banco Bpm, Maurizio Faroni, avrebbe ricevuto anche «regali archeologici», ossia «oggetti di archeologia».

È quanto emerge dal decreto di sequestro preventivo eseguito ieri dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. Gli investigatori hanno quantificato in circa 99mila euro i regali che «la società ha fatto ai vertici delle banche», compresi anche «soggiorni presso strutture alberghiere». Sono stati rintracciati file chiamati 'lista regali natale' e 'regali archeologici 2016' con accanto i nomi dei destinatari. La società avrebbe erogato, si legge sempre negli atti, anche «voucher regalo» del valore di 845-950 euro «cadauno». Nel decreto si legge ancora che «le commissioni connesse alla vendita dei diamanti da investimento da parte del Banco Bpm, in ragione dei vari accordi di collaborazione sottoscritti con Idb» sono passate dal 5% del 1984 al 24,5% del 2016.

INTERCETTAZIONI - «Il diamante non deve essere proposto come gioiello ma come investimento». Così parlava, intercettato nel maggio del 2017, un dirigente del Banco Bpm al telefono con un collega. L'intercettazione è agli atti dell'inchiesta della Procura di Milano su una presunta truffa sulla vendita di diamanti che ieri ha portato ad un sequestro preventivo da oltre 700 milioni di euro e che vede 75 persone indagate, tra cui cinque istituti di credito, compreso Banco Bpm e anche il suo dg Maurizio Faroni, accusato di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza. «Fare l'investimento, non venderlo come gioiello, rendimento atteso, c....!», diceva nella stessa telefonata l'altro dirigente dell'istituto. Negli atti si parla, tra l'altro, di «due circolari» del 2003-2004 della Banca Popolare di Verona e Novara (poi Banco Popolare, che si è fuso con Bpm) e di Banca Aletti, anche lei indagata come ente, «recanti l'esplicita direttiva ai dipendenti di proporre i diamanti non come gioielli ma come investimento», presentandoli come un «prodotto redditizio» in quanto «sicuro, da oltre vent'anni non conosce ribassi» con «plusvalenze medie annuali di 7-8 punti percentuali». Un dirigente di Banco Bpm, si legge sempre negli atti, aveva definito «allucinante» il contenuto di quelle circolari. Nel decreto di sequestro, inoltre, viene evidenziato «il ruolo spiccato» di «diversi dirigenti Bpm» nelle presunte truffe e «il consapevole coinvolgimento del management». Sarebbe stato proprio Banco Bpm a proporre a Vasco Rossi l'acquisto di diamanti e la rockstar avrebbe pagato con tre bonifici il 20 luglio 2009, il 22 marzo 2010 e il 14 ottobre 2011, rispettivamente 1,043 milioni di euro, 520mila euro e poco più di un milione. I preziosi sarebbero stati acquistati attraverso la società Idb. È quanto emerge dagli
atti dell'inchiesta della Procura di Milano che ieri ha portato la Gdf ad un sequestro preventivo, anche a carico di 5 banche, da oltre 700 milioni per una presunta truffa sui diamanti.

CODACONS - «Le banche e le società coinvolte nella truffa dei diamanti dovranno rimborsare fino all'ultimo centesimo i cittadini che avevano investito i propri soldi nell'acquisto delle pietre preziose». Lo afferma intanto il Codacons, che scende in campo a tutela degli investitori coinvolti. «Al di là delle singole responsabilità che saranno accertate dalla magistratura - sostiene l'associazione dei consumatori -, tutti coloro che hanno investito i propri risparmi nell'acquisto dei diamanti oggetto di inchiesta da parte della Procura di Milano devono avere indietro quanto pagato. Se ciò non avverrà, sarà inevitabile una pioggia di azioni risarcitorie nelle aule di giustizia, di cui il Codacons si farà promotore in tutta Italia». «In tal senso l'associazione - che già nel 2017 attraverso un esposto all'Antitrust fece elevare una multa per più di 15 milioni di euro nei confronti due società venditrici di diamanti e 4 banche, per aver venduto le pietre a prezzi gonfiati - chiede oggi un incontro con gli istituti di credito coinvolti nella vicenda al fine di studiare i meccanismi di rimborso in favore degli investitori». 

BANCO BPM - "Le operazioni di sequestro preventivo per circa Euro 84,6 milioni, effettuate ieri dalla Guardia di finanza presso la Banca in relazione a indagini in corso da parte della Procura di Milano - che coinvolgono diversi istituti bancari - si riferiscono all'attivita' di segnalazione a IDB della clientela interessata all'acquisto di diamanti nel periodo che va dal 2003 al 2016 e dunque prima della data della fusione tra Banco Popolare e BPM". Lo precisa in una nota Banco Bpm. "Tali indagini riguardano anche alcuni manager o ex manager del gruppo, tra cui il Direttore Generale della Banca, e lo stesso istituto per illecito amministrativo ai sensi del D.lgs 231/2001. Come comunicato lo scorso 6 febbraio in occasione dei risultati di fine anno, in concomitanza con il fallimento di IDB dichiarato dal Tribunale di Milano in data 10 gennaio, la Banca ha deliberato di effettuare nel bilancio 2018 adeguati accantonamenti necessari a presidiare i rischi potenziali connessi alle vertenze e alle conseguenze di tale accadimento a tutela dei propri clienti, con i quali la Banca gia' da mesi ha in corso la definizione di numerosi casi molti dei quali già risolti", continua la nota. "Si fa presente altresì che sin dall'avvio del procedimento Banco BPM, confidando pienamente nell'operato delle autorità inquirenti, ha collaborato con la magistratura nello svolgimento delle indagini, fornendo fattivo supporto nell'individuazione degli elementi necessari per fare luce sugli eventi inerenti le vendite di IDB ai propri clienti", conclude la nota.