Milano  - Nel giorno in cui dagli Usa arriva l'allarme per il rischio trombosi legate al vaccino Johnson & Johnson, torna a crescere il timore di possibili effetti collaterali legati all'inoculazione del siero Astrazeneca. Una donna di 26 anni il 13 aprile è stata infatti ricoverata in prognosi riservata al Policlinico di milano, dopo la vaccinazione anti Covid con il siero anglo-svedese. Secondo quanto si apprende, la ventiseienne è ricoverata  al Policlinico di Milano con trombosi cerebrale. La ragazza, fanno sapere dall'ospedale, "è cosciente e risponde alle terapie. E' in condizioni ritenute stabili, anche se la prognosi resta riservata ed è tenuta sotto stretta osservazione". Il ricovero al Policlinico di Milano si è reso necessario perché la sua situazione era seria, anche per questo la paziente è stata inviata al Centro trombosi guidato da Flora Peyvandi, struttura di riferimento.

La donna aveva ricevuto 16 giorni fa la prima dose del vaccino AstraZeneca. La segnalazione sul caso è partita ieri sera. Ma dall'Irccs di via Sforza, interpellato sull'episodio, invitano alla cautela e a non trarre conclusioni affrettate, anche alla luce delle recenti rassicurazioni di Ema che ha più volte sottolineato come i benefici della vaccinazione superino di gran lunga i rischi. Dall'Irccs intanto precisano che "non ci sono al momento elementi sufficienti per dare una risposta sull'eventuale correlazione di questo evento con la vaccinazione", effettuata poco più di due settimane prima del ricovero. Essendo trascorso un intervallo di tempo piuttosto lungo dalla prima dose, non è possibile al momento stabilire se vi sia una correlazione tra la vaccinazione e la trombosi.

Una nuova mina che mette ancora una volta a dura prova la fiducia nel siero anglo-svedese, inizialmente vietato agli over 55-65 per mancanza di dati sull'efficacia e ora, dopo il responso dell'Ema, somministrato proprio agli over 60 in via precauzionale per un presunto collegamento con trombosi rarissime sul quale sta indagando la farmacovigilanza europea. Secondo l'Ema una "spiegazione plausibile dei rari effetti collaterali può essere legata a una risposta del sistema immunitario". E anche se per la presidente del comitato di sicurezza Sabine Straus non è al momento possibile parlare di fattori determinanti come età e genere, di fatto "la maggior parte dei casi si è verificata in individui al di sotto di 50 anni, soprattutto donne"

E, sempre nella serata di ieri, è arrivata la notizia della morte di un'anziana di 75 anni a Palermo. La pensionata martedì scorso aveva ricevuto la prima dose del siero AstraZeneca. I figli hanno presentato denuncia ai carabinieri. La procura di Palermo ha aperto un fascicolo per fare luce sul decesso e accertare eventuali connessioni con la somministrazione del vaccino. Il governo settimana scorsa, dopo il parere di Ema, aveva raccomandato l'utilizzo del farmaco per gli over 60.

Rest adunque alta l'attenzione sui vaccini anti-Covid che utilizzano una piattaforma a vettore virale, come appunto AstraZeneca e Johnson&Johnson. Entrambi, a differenza dei vaccini a mRNAmessaggero (come Pfizer e Moderna), utilizzano la medesima tecnologia. E proprio il vettore virale potrebbe essere associato, secondo un'ipotesi tuttora allo studio, agli eventi rari di trombosi segnalati a seguito dell'immunizzazione con i due vaccini. Nei vaccini a vettore virale, spiega il farmacologo Antonio Clavenna del dipartimento Salute pubblica dell'Istituto Mario Negri di Milano, "vengono utilizzati dei virus modificati in laboratorio perchè risultino incapaci di replicarsi una volta introdotti nell'organismo. Nel caso di AZ e J&J, si utilizzano degli adenovirus responsabili in genere di processi infettivi a carico delle alte vie respiratori". In particolare per AstraZeneca si tratta di un adenovirus di scimpanzè e per J&J di un adenovirus umano.