Ricerca medica
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Milano, 22 noemvre 2017 - Persa per fato avverso la possibilità di ospitare l’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), Milano può rifarsi portando sotto il proprio cielo il Tribunale Unificato dei Brevetti (Tub). Un tribunale sovranazionale, con giurisdizione su tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Oggi esiste solo sulla carta: il 19 febbraio del 2013 a Bruxelles fu licenziato un accordo che ne prevedeva l’istituzione, ne dettagliava i poteri e l’articolazione sul territorio comunitario.

Al tribunale spetterà tutelare i prodotti dell’ingegno brevettati in terra comunitaria, risolvere le controversie che sui brevetti potranno sorgere e stabilirne la validità e l’invalidità. Quanto alle sedi, a febbraio 2013 si concordò che la Corte di Prima Istanza del nuovo tribunale avesse una direzione centrale tripartita: sede principale a Parigi e sezioni a Monaco di Baviera, dove c’è già l’Ufficio Brevetti Europeo (European Patent Office-Epo) e a Londra. Per la Corte d’Appello si scelse il Lussemburgo. L’Italia non fu considerata benché, stando ai dati Eurostat 2016, sia il terzo Paese europeo per numero di richieste di registrazione dopo Germania e Regno Unito. Ma proprio dal Regno Unito sarebbe arrivata una spinta a rivedere la geografia del tribunale. L’accordo del 2013 potrebbe essere rivisto per effetto della Brexit, dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Il canovaccio che ha appena portato alla riassegnazione dell’Agenzia del Farmaco e dell’Autorità Bancaria Europea potrebbe ripetersi. Accanto alla capitale francese e a quella della Baviera, non più Londra ma un’altra città potrebbe essere scelta come terza sede della direzione centrale del Tub. Il condizionale è d’obbligo perché la partita inizierà per davvero solo quando l’accordo sarà ratificato da tutti i Parlamenti nazionali.

Milano ci spera e qualche passo lo ha già fatto. La complementarietà della nuova corte con l’Agenzia del Farmaco sarebbe stata massima se si considera che alla sede di Londra sono state affidate controversie e brevetti relativi a due materie: chimica e biotecnologia (mentre Monaco sarà competente sulla meccanica). Da parte sua, il Tribunale Unificato dei Brevetti genererebbe un volume d’affari di almeno 200 milioni di euro all’anno. A fare i conti furono proprio gli inglesi ed in particolare il Financial Times, appena la loro capitale fu inserita tra le sedi del tribunale. E il giornale economico considerò sia il volume d’affari diretto (le retribuzioni dei funzionari, forniture di servizi accessori e ospitalità, incremento occupazionale e occasioni di specializzazione per laureati, ricercatori ed imprese) sia quello indiretto (apertura di studi professionali europei ed extraeuropei o il turismo congressuale). A che punto è la partita? Come anticipato, perché il Tribunale diventi realtà serve che l’accordo che lo istituisce, quello del febbraio 2013, sia ratificato da almeno 13 Paesi membri tra i quali devono esserci Francia, Germania e Gran Bretagna. All’appello mancano gli ultimi due. In Germania c’è un ricorso pendente. In Gran Bretagna... c’è stata la Brexit. In assenza di queste due firme, la partita non può iniziare, il confronto sull’accordo non parte. Milano ha già portato a casa una sede locale del Tub, ma si tratta di una delle tante sedi sparse nell’Ue: la divisione centrale avrebbe tutt’altro peso. Qualcosa intanto s’è mosso. A marzo 2017 il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione a sostegno della candidatura di Milano. A crederci è l’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale presieduto da Anna Maria Bardone: «L’Italia è la candidata naturale per questa istituzione».