Milano, 16 maggio 2018 - Hanno partecipato all’ultimo maxi-concorso per l’assunzione di personale negli uffici giudiziari, piazzandosi nella parte alta della graduatoria, e si sentono beffati per criteri con cui sono state assegnate le sedi di lavoro che «penalizzano chi ha ottenuto i punteggi migliori». Provengono dalle regioni del Centro-Sud, a Milano non ci vogliono stare e hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio per ottenere un trasferimento in una sede più vicina a casa. Un provvedimento preso dal ministero della Giustizia per risolvere l’ormai cronica carenza di personale amministrativo (il piano prevede 290 assunzioni nel distretto della Corte d’Appello di Milano su un totale di 2390 in Italia, la quota più alta sul territorio nazionale, che porterebbe la scopertura dal 31,13% al 21,94%) è finito nel caos, con uno strascico di polemiche e una battaglia legale per «sanare una situazione assurda».

Così circa il 20% dei neo assunti nelle prime tranche negli uffici del distretto della Corte d’Appello di Milano si è rivolto al Tar. «Le sedi proposte erano tutte nel Nord», spiega una 30enne originaria del Lazio, che preferisce rimanere anonima, e a febbraio ha iniziato il periodo di prova in vista dell’assunzione. «Mi sono trasferita a Milano pagando 700 euro al mese di affitto - prosegue - dopo poche settimane ho scoperto erano state messe a disposizione altre sedi nel Centro. Una situazione paradossale». C’è anche chi ha lasciato al Sud moglie e figli, e ogni fine settimana prende il treno o l’aereo per tornare a casa. «Dicono di voler incentivare la famiglia ma fanno il contrario - spiega un neo assunto calabrese - io ho dovuto scegliere Milano mentre chi è arrivato dopo di me nella graduatoria ha ottenuto posti a Reggio Calabria».

Facendo un passo indietro, a novembre 2016 il ministero bandì il concorso con prove scritte e orali, al quale parteciparono circa 80mila persone, prevalentemente del Centro-Sud Italia. Prevedeva inizialmente 800 posti, poi estesi a 1400 ad aprile 2017. Nel dicembre 2017 i primi 800 nella graduatoria hanno scelto la sede di lavoro. Poi la scelta è spettata ai successivi 600, su una gamma che comprendeva principalmente città del Nord, le meno ambite. Con la legge di stabilità sono stati aggiunti altri mille posti, scorrendo verso il basso la graduatoria del “concorsone” per assistenti giudiziari.

Questa volta però, lamentano i ricorrenti (in Italia sono circa 350), sono state offerte tutte le sedi disponibili, anche quelle più appetibili del Centro-Sud, visto che quelle del Nord erano ormai meno scoperte. In sostanza chi ha ottenuto un punteggio inferiore ha potuto scegliere tra più città rispetto ai colleghi che si erano piazzati meglio. Nel ricorso al Tar presentato dagli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli ed Emilia Pulcini, che si discuterà nel merito nel 2019, vengono sottolineati i «gravi disagi familiari e personali» provocati da un procedimento per l’assegnazione delle sedi «palesemente illegittimo». In caso di vittoria le sedi potrebbero essere riassegnate. Se i ricorrenti perderanno nei vari gradi di giudizio dovranno rassegnarsi a rimanere a Milano, e attendere 5 anni per poter chiedere il trasferimento.