Milano, 9 agosto 2018 - Insulti e minacce dopo l’annuncio choc denunciato via Facebook da un pendolare sulla tratta Milano-Mantova: «I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori e agli zingari. Scendete alla prossima fermata perché avete rotto i c...», avrebbe detto la capotreno Trenord. Ma la denunzia è costata cara: Raffaele Ariano, 32 anni, ricercatore di Filosofia contemporanea all’università San Raffaele ieri è stato bersagliato da migliaia di insulti e minacce, ovviamente via social.

Ariano, cos’è successo martedì sul treno Milano-Mantova?

«Io ero seduto, stavo lavorando al pc, col mio valigione accanto quando il treno è ripartito e si è sentito quell’annuncio con l’invito agli “zingari” a scendere alla prossima fermata e gli epiteti ormai di dominio pubblico».

E come ha reagito?

«Non ho visto passare nessuno di Trenord, ho scritto subito un post su Facebook e appena sono sceso a Cremona ho denunciato agli addetti di Trenord in banchina l’accaduto. Mi hanno risposto che in effetti “Era un fatto grave”. Poi ho scritto alle agenzie di informazione e alla stampa locale. Non si può fare finta di nulla».

Ma la vicenda non si è chiusa qui. Oltre 2.600 commenti su Facebook, insulti via Twitter, minacce...

«Sì, anche in privato. Ho un profilo pubblico, lo lascio così, il post resterà visibile a testimonianza del clima che si è creato nel nostro Paese. Intanto prendo nota. A questo punto diventa più determinante questa massa di insulti e minacce rispetto al gesto della capotreno, che è un singolo. È indice dell’umanità a cui siamo giunti».

Ha intenzione di denunciare anche gli hater?

«Sì, alcuni miei amici e colleghi stanno segnalando alcuni post, altri li sto salvando io, ho intenzione di procedere, anche penalmente».

Al suo post ha replicato anche il ministro dell’Interno Salvini via Twitter.

«Ha ripreso solo parzialmente il mio post. Da anni frequento quella tratta, questo annuncio xenofobo, di un pubblico ufficiale, sarebbe stato impensabile qualche anno fa. Questi toni, questo “zingari”, che per i tribunali è discriminante, sono usati e “sdoganati” anche dalla politica».

C’è chi sui social esce dal coro e la ringrazia, invitandola ad andare avanti. Ci sono stati politici o esponenti delle istituzioni che hanno espresso solidarietà?

«No, politici no. Ma amici del mondo accademico e persone che sono viste come opinionisti politici di cui non faccio il nome per evitare di attirare su di loro questo odio».

Lo rifarebbe, denuncerebbe ancora quell’annuncio?

«Assolutamente sì, per portare alla luce questo clima. È una chiamata alla responsabilità condivisa. Non si può far finta di nulla abbozzando un “Così fan tutti” perché quando si tende a non denunciare queste cose continuano a degenerare, peggiorano di giorno in giorno, aumentando per virulenza e cattiveria. In questo momento storico è un dovere di tutti noi farlo, denunciare in modo capillare. Un dovere civico».