Segni di usura sulla rotaia
Segni di usura sulla rotaia

Milano, 12 dicembre 2018 - Una serie di «anomalie», come la «presenza di usura», scollamenti, una «scarsa rincalzatura» e la «mancanza di attacchi elastici», non solo nel cosiddetto “punto zero”, dove si trovava il giunto in cattive condizioni e dove si staccò un pezzo di rotaia e avvenne il deragliamento, ma anche in altri giunti e più in generale sulla «sede ferroviaria nel tratto di binario compreso tra il km 13 e il km 11» sulla linea Milano-Venezia.

Particolari che emergono dalla complessa e dettagliata consulenza tecnica, firmata dagli ingegneri Roberto Lucani e Fabrizio D’Errico, depositata in Procura nell’inchiesta sull’incidente ferroviario del 25 gennaio scorso a Pioltello, nel Milanese, che causò tre morti e cinquanta feriti. «In svariati punti del tratto di linea oggetto del sopralluogo visivo - scrivono, ad esempio, i consulenti dei pm coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano - è stata rilevata e documentata la mancanza di attacchi elastici tipo Pandrol», ossia di «elementi di fissaggio diretto» della «rotaia alla traversa». Gli esperti, anche attraverso un lavoro di analisi fotografica, hanno verificato che già 400 metri prima del “punto zero” erano presenti delle «testate allentate», simili a quelle della giuntura sopra la quale avvenne l’incidente. Nella rotaia del giunto incriminato, poi, sempre stando ai consulenti dei pm erano presenti anche una crepa e un «foro ovalizzato». Infine, anche il giunto “gemello”, ossia quello collocato alla stessa altezza sull’altra rotaia, presentava, stando alla consulenza e come era già emerso dalle analisi, un problema di usura, tanto che nella rotaia sarebbe stata individuata una crepa di circa 3 millimetri.

Le cattive condizioni del giunto, sotto il quale era stata anche collocata una zeppa “tampone” ma in legno, sarebbero state segnalate mesi prima dell’incidente, ma l’intervento di sostituzione sarebbe stato programmato in tempi troppo lunghi. Sullo sfondo, l’ipotesi avanzata dagli investigatori che - nonostante la consapevolezza del possibile rischio sicurezza - il ritardo possa essere stato determinato da una serie di difficoltà che i lavori avrebbero comportato per il gestore della rete: blocco del traffico, indizione di un bando d’appalto, spese rilevanti. Nell’inchiesta con al centro le accuse di disastro ferroviario e omicidio colposo sono indagate 8 persone: due manager e quattro tecnici di Rete ferroviaria italiana e due manager di Trenord, oltre alle due società.