Milano, 1 settembre 2018 - Per dodici anni ha sopportato il passaggio di oltre 500 treni al giorno, tra cui molti ad Alta Velocità. Il giunto che il 25 gennaio scorso, poco lontano della stazione di Pioltello, ha ceduto al passaggio del treno regionale 10452, facendolo deragliare, è stato realizzato nel 2004 nella fabbrica di Rete Ferroviaria Italiana di Pontedera, in Toscana. Solo due anni dopo, nel 2006, il pezzo è stato «messo in opera» per poi rompersi di netto dodici anni più tardi e provocare il disastro ferroviario nel quale sono morte tre passeggere e una cinquantina di persone sono rimaste ferite. Gli indagati di Rete ferroviaria italiana e Trenord per disastro e omicidio plurimo colposo sono in tutto otto. A provocare quello schianto, per gli inquirenti, sarebbero state proprio le sollecitazioni eccessive, amplificate dal fatto che sotto il binario era stata messa una «zeppa» di legno per sostenerlo. Riparazione temporanea che sarebbe dovuta essere sostituita dopo qualche giorno. Invece era rimasta lì per troppo tempo.

È stata la stessa Rfi a ricostruire la storia di quel pezzo già deteriorato che, cedendo, ha fatto uscire il convoglio dai binari al punto «zero». I pm Maura Ripamonti, Leonardo Lesti e il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano – che hanno indagato per disastro ferroviario colposo e altri reati due manager e quattro tecnici di Rfi e due manager di Trenord, oltre alle due società –- avevano chiesto di chiarire il «mistero» su chi avesse costruito il pezzo e quando. Manca però una «tracciabilità» precisa di quel pezzo. Agli atti, infatti, non risulterebbero al momento dei documenti di fabbricazione che permettano di tracciare il numero di serie emerso dopo aver ripulito il pezzo da ruggine e calcare. Saranno gli investigatori, sulla base delle relazioni scritte dei consulenti tecnici, ad individuare chi - all’interno di Rfi, società responsabile della manutenzione dell’intera rete nazionale - avesse il compito di intervenire su quel tratto di percorso e provvedere alla necessaria sostituzione del binario decisamente usurato dal tempo. Nel frattempo, gli inquirenti sono anche riusciti, pur con molti sforzi e abbondante uso di acidi e anticalcare, a leggere tutte le lettere e cifre impresse sul famoso giunto che qualcuno usò nel tentativo di mettere una pezza alla situazione. Il problema è che quel numero, finalmente riemerso, non rimanda per ora proprio ad alcun documento che permetta di risalire all’azienda che fabbricò il giunto.

Per questo gli inquirenti hanno consegnato a Rfi un invito formale affinché risalgano loro al costruttore, interno alla società stessa o incaricato di azienda esterna che sia. Trovato l’autore, dovrebbe essere più semplice individuare chi diede l’ordine di agire in quel modo, peraltro non previsto dai protocolli. Nei prossimi giorni saranno poi completate altre analisi e dovrà essere aperto e visionato il giunto «gemello», ossia quello presente in parallelo sull’altra rotaia del binario. Attività che consentirà poi agli investigatori di comparare i rilievi con quelli effettuati sulla giuntura in cattivo stato.