Milano, 26 febbraio 2018 - «Se non vi adeguate alle nostre prescrizioni sulla sicurezza, la vostra autorizzazione alla gestione della rete ferroviaria è a rischio». Il tono è perentorio, il lessico quello più tipico della burocrazia, ma il senso non lascia spazio a equivoci. Dopo l’incidente di Pioltello, l’Agenzia nazionale della sicurezza ferroviaria, quella che vigila sui comportamenti da mantenere per garantire gli standard (pur elevati) dei treni italiani, ci va giù pesante. Una lettera partita il 16 febbraio, dedicata a «disposizioni in materia di gestione della manutenzione», finisce sui tavoli dell’amministratore delegato e di due importanti manager di Rfi, l’azienda del gruppo Ferrovie dello Stato, che cura la manutenzione e l’esercizio dei binari, indagata insieme a Trenord per il deragliamento che il 25 gennaio ha provocato 3 morti e 46 feriti. 

Nelle due pagine di documento, un formale richiamo a modificare il modo di lavorare sulle infrastrutture. E quattro disposizioni obbligatorie, da attuare subito, che fanno eco ai nodi chiave dell’inchiesta sul disastro, a quel binario riparato sommariamente con un sostegno di legno, da cui è partito tutto, ma anche all’assenza di limitazioni alla velocità dei treni in quel tratto, che avrebbero forse evitato lo schianto. La prima prescrizione infatti riguarda l’obbligo «di definire con un protocollo specifico le situazioni critiche a cui debbono fare seguito provvedimenti immediati e restrittivi per la circolazione ferroviaria», scrive il direttore dell’Ansf ingegner Amedeo Gargiulo. Cioè, Rfi deve stabilire quali possano essere le situazioni pericolose (per esempio il problema del giunto danneggiato). E se si verificano deve limitare la circolazione. Cioè ridurre la velocità, bloccare eventualmente tratti di binario. E questo a Pioltello non è accaduto. A seguire, una tirata d’orecchie sulle comunicazioni. «Bisogna coinvolgere responsabilità superiori rispetto a chi rileva la situazione critica».

Insomma, sarebbe mancato il dialogo fra chi, sui binari, si era accorto del problema ed è intervenuto con la famosa tavoletta, e i tecnici responsabili a livelli più alti. Allo stesso modo, secondo l’agenzia, sarebbe necessario «maggior collegamento e controllo tra il livello centrale della direzione produzione (quella che si occupa di manutenzione) e le strutture locali». Carenze di controllo in questo campo «da recuperare e da far certificare da un ente indipendente». Perché - aggiunge Gargiulo - «senza un riesame delle procedure si rischia di inficiare il beneficio dei notevolissimi impegni finanziari pubblici per ammodernare le ferrovie», a causa di «comportamenti della struttura improntati a praticismi e prassi». Cioè a usi spiccioli, come quel maledetto spessore in legno. Ma l’ultimo capoverso della lettera suona più come una promessa che una minaccia: «La mancata osservanza di quanto disposto può costituire una grave inadempienza in relazione al mantenimento dell’autorizzazione di sicurezza». Cioè, se non vi mettete in regola, rischiate sanzioni pesanti o addirittura di perdere il certificato che vi consente di gestire la rete ferroviaria.