Milano, 25 febbraio 2018 - Parla della figlia come di colei che l’ha resa, insieme, donna e mamma. Ne parla con il rimpianto infinito di chi non accetta, non riesce ad accettare di averla perduta. Con la forza, la decisione di chi non smetterà di chiedere verità e giustizia. Laura Trio è la madre di Alessandra Giuseppina Pirri, impiegata di 39 anni, di Capralba, la più giovane delle tre vittime della sciagura di Pioltello.

Signora, un mese dopo.
«I pensieri corrono. Il deserto e il silenzio sono i padroni in casa mia. Accendo il televisore per avere compagnia. Stiamo andando in terapia, io e la mia famiglia, per cercare di elaborare una cosa che ancora adesso pensiamo che non possa essere vera. Vado al cimitero, guardo la sua tomba, guardo la data di nascita di mia figlia, ma quella di morte no, non la guardo. Sono credente, però faccio fatica a dire “L’eterno riposo”. Non l’accetto. Mi faccio centomila domande, non una sola. Se c’è un filo conduttore in quello che è successo, lo capirò. Ma non adesso».

Come trascorre le sue giornate?
«Ogni giorno mi dico: è un giorno in meno che mi divide dalla mia famiglia. Un giorno in meno prima di rivederla. Ringrazio Dio di averla avuta, del bene che ci siamo volute. Io sono diventata donna e mamma con lei. Ho la forza di andare avanti, fino a quando non arriva il momento che le lacrime scendono e io non le fermo, non voglio fermarle. Dal lunedì al venerdì, è più facile, per così dire. Sabato e domenica penso a quando usciva con la sorella. Penso che era a tavola con noi. Adesso quel posto è vuoto».

Cosa si attende?
«Non ho odio, non provo rancore nei confronti di nessuno. Ma non voglio che quello che è accaduto venga dimenticato. Mi chiedo: vivrò abbastanza per vedere la fine di tutto questo? Spero che Dio mi doni la forza per andare avanti e arrivare alla fine. Nessuno mi ridarà quello che ho perso. Il vuoto che ho dentro era amore. Lo è ancora, solo che oggi è amore con rimpianto. Il dolore, mi creda, non ha odore, non ha sapore. Ti prende all’improvviso. Dolore, sofferenza, per me prima erano soltanto parole. Adesso sono una verità, una essenza della mia vita. È atroce. È una cosa assurda, non si può tollerarla».

Signora, quelle parole, le ultime che ha sentito da sua figlia.
«“Il treno è fuori dai binari. Ho paura, ho paura”. Queste sono le parole esatte, le ultime che ho sentito da lei. Non so neanche se abbia fatto in tempo a sentire le mie: “Nasconditi, scappa via di lì”. Tutto è durato ventinove secondi. Quelle parole sono state un regalo meraviglioso, anche se hanno il sapore di un addio straziante. Ringrazio Dio di avermi fatto sentire le sue ultime parole. Un grande regalo».

Crede nella giustizia, nella giustizia per sua figlia?
«A me non interessa se pagano, se non pagano, se sono puniti, se non lo sono. Ma spero che ci sia un minimo di giustizia per quelle tre donne morte, per le persone ferite, per le famiglie. Che ci sia giustizia. E che non cada il silenzio fino a quando questo non avverrà».