Milano, 27 gennaio 2018 - Con una parte dei vagoni già un po’ fuori dai binari, il treno attraversa la stazione di Pioltello lasciando una scia di polvere e scintille. Nel video di pochi secondi diffuso dalla Polfer, agli atti dell’inchiesta giudiziaria, ci sono le drammatiche immagini riprese da una telecamera di videosorveglianza dello scalo alle porte di Milano. Nella sequenza si vede anche una persona in attesa sulla banchina che si allontana spaventata, portandosi le mani alle orecchie per proteggersi dal rumore prodotto dallo stridio delle ruote del treno.

Più di un chilometro prima, il convoglio con i suoi 350 pendolari a bordo aveva superato quello che gli investigatori hanno chiamato il «punto zero», il pezzo di binario di 23 centimetri che si è staccato dal resto della rotaia precipitando a venti metri di distanza. Quasi sicuramente, anche se certezze ancora non ce ne sono, la causa – o più verosimilmente la concausa – del disastro con tre morti e un centinaio di feriti. Ieri la Scientifica ha lavorato a lungo su quel punto con la tecnica della fotogrammetria, in pratica una sequenza in grado di far ottenere una copia in 3D dell’oggetto.

«Stiamo facendo dei rilievi sul campo con delle attrezzature particolari arrivate da Roma – conferma a Radio 24 il vicequestore Marco Napoli, direttore del Nucleo operativo incidenti ferroviari –. Si utilizzerà il drone per fare una mappatura di tutti i 3 chilometri e mezzo dell’incidente e poi passeremo ovviamente alla parte cartacea e informatica che è tutta la parte che riguarda poi i programmi di manutenzione». Riflettori pure sul convoglio e in particolare sul carrello del treno: gli esperti dovranno accertare se fosse malmesso e se sia bastato un piccolo sobbalzo a farlo collassare. Ieri i pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, titolari del fascicolo per disastro ferroviario colposo sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, sono tornati nella frazione di Seggiano per un nuovo sopralluogo, servito soprattutto a mettere in sicurezza ogni possibile fonte di prova rinvenuta sul posto, anche in vista del dissequestro dell’intera area, previsto nei prossimi giorni, e che dovrebbe prima o poi ricondurre a una quasi normalità la circolazione dei treni nella zona, per ora ripresa solo parzialmente. Del resto, stiamo parlando di una delle tratte più battute della Lombardia: basti dire che nelle poche ore di chiusura totale della linea, subito dopo la tragedia, sono stati ben 280 i convogli deviati o soppressi. Ieri intanto Umberto Lebruto, direttore della produzione di Rfi, ha ribadito che su quel tratto non erano previsti lavori di manutenzione e che i binari non dovevano essere sostitutiti.

«Sono cinque o sei anni che era stato rinnovato quel binario: normalmente la rotaia si cambia ogni 20-25 anni», ha spiegato. Alcune fotografie avevano mostrato pezzi di binario nuovi a due passi dal luogo del distacco del giunto. «Ci sono punti singolari su tutta la rete dove noi mettiamo per scorta degli elementi – ha aggiunto –. Si chiama manutenzione correttiva, una scorta d’emergenza pronta sul posto, così in caso di necessità si ha già il pezzo sul posto. Adesso andremo a vedere se davvero era stato pianificato un intervento a stretto giro oppure no. Al momento non è così, su quel tratto di binario non c’erano lavori in atto».

Lebruto conferma il passaggio su quella linea, due settimane fa, di un treno che Rfi utilizza per il rilevamento di anomalie. «L’11 gennaio siamo passati con la carrozza di diagnostica e non c’erano difetti importanti per cui occorreva fare degli interventi a stretto giro. Il giorno in cui è successo l’incidente abbiamo reso disponibili alla polizia giudiziaria tutti i nostri piani di attività, hanno rilevato tutto ciò che avevamo pianificato. Quindi adesso si tratta di capire e di leggere anche noi da parte centrale questi atti di cui ancora non siamo venuti in possesso».