Polizia sui treni
Polizia sui treni

Milano, 28 marzo 2018 - Non ci sono solo i piromani, né bastano i ritardi. A complicare la vita ai pendolari e a far lievitare i costi a carico di Trenord ci pensano anche i cosiddetti “viaggiatori intemperanti”. Non semplici vandali, né veri delinquenti. Gente che per fretta o per comportamenti impropri, apparentemente banali, causa autentici disastri. E non avviene di rado: circa duecento casi all’anno, per una media di quattro a settimana, che finiscono per paralizzare un treno, renderlo inservibile, provocandone la cancellazione, con proteste che spesso si sfogano contro i gestori, in questo caso innocenti. Quattro gli esempi tipici. Fra i più dannosi, i fumatori incalliti: non è una questione di salute, ma chi ignora il divieto, se si trova su un treno di vecchia generazione, può rischiare una multa. Chi lo fa, magari dentro un bagno, su un convoglio nuovo, rischia invece di far scattare il sistema antincendio. Risultato: vagone inondato, partenza da cancellare e mezzo in deposito, con ore di lavoro e migliaia di euro da spendere. Una piccola catastrofe che non è rara: quest’anno sarebbe già accaduto due volte.

Ci sono poi quelli che restano intrappolati in auto dentro un passaggio a livello. Se non accade qualcosa di più grave, paralizzano i treni in transito. E anche qui sono decine di migliaia di euro di danni. Capitolo a parte, quello dei portoghesi riottosi: coloro che trovati da un controllore senza biglietto si rifiutano di acquistarlo, ma anche di scendere dal convoglio in stazione. Qui bisogna chiamare la Polfer: l’intervento richiede tempo e il tassametro sale. Ci sono poi quelli, al contrario, che non sopportano la rigidità dell’orario e - saliti a bordo - bloccano le porte, in attesa che «arrivi un amico». Per loro, come per gli altri, lo stop al convoglio si trasforma, in automatico, in una multa. Ma oltre alla sanzione - e qui sta la svolta della linea dura dell’azienda di trasporti - scatta ora sempre la richiesta di risarcimento. Una procedura civile per riavere (almeno in parte) i danni dell’altrui trascuratezza. Se il prezzo dei vandalismi è di 8 milioni l’anno, di cui almeno il 10% per i graffiti, sui 200 casi di richiesta di danni si va da poche centinaia a decine di migliaia di euro di richiesta.

Conto a cinque cifre, il cui recupero è comunque difficile. Per tutti gli altri casi, invece, c’è il processo penale, con la costituzione di parte civile, come con i piromani in azione sul Milano-Tirano, presi grazie alla collaborazione della divisione Security di Trenord, l’intelligence aziendale che si occupa di sicurezza e coopera con le forze dell’ordine. Non semplici vigilanti, ma un team riservato di investigatori interni che lavora a stretto contatto con la Polfer, che di suo, nel 2017 ha scortato in Lombardia 54 treni al giorno, impiegato circa 30mila pattuglie nelle stazioni e oltre 8mila a bordo treno. Gli agenti hanno predisposto 2.564 servizi antiborseggio e operato l’arresto di 354 persone, con 1.789 denunce. Qualche risultato arriva: i furti calano del 15% e si riducono (-31%) le aggressioni ai ferrovieri e i responsabili vengono presi nel 66% dei casi. Ma l’emergenza alla Polfer resta «quella dei comportamenti scorretti e le imprudenze dei viaggiatori».