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19 mar 2022

Tre scenari per il centrosinistra. E uno porta dritto dritto a Beppe Sala

Il Pd lavora ad una coalizione il più possibile ampia e ad una personalità di spessore. Tra queste pure il sindaco di Milano

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Il suo secondo mandato è iniziato a ottobre 2021
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Il suo secondo mandato è iniziato a ottobre 2021
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Il suo secondo mandato è iniziato a ottobre 2021

Per il centrosinistra lombardo sono tre gli schemi possibili, e alternativi, con i quali giocarsi la partita delle elezioni Regionali del 2023. Una partita che resta complicata anche se l’immagine e la tenuta del centrodestra potrebbero risentire dei due anni di pandemia. Il primo scenario potrà prendere forma nel caso in cui ci sia la disponibilità a candidarsi di una personalità di spessore ma non immediatamente o completamente politica. Una personalità che possa compattare e motivare una coalizione che si vuole ampia e larga: già in corso il dialogo con i partiti di sinistra attualmente non rappresentati in Consiglio regionale, come Articolo Uno e Sinistra Italiana, già annunciata a più riprese la volontà di un’intesa con il Movimento Cinque Stelle. In questo caso i nomi che trapelano sono quelli di Carlo Cottarelli, economista, ex direttore degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale e già Commissario straordinario del Governo per la revisione della spesa pubblica, e di Ferruccio Resta, rettore del Politecnico. Nelle intenzioni del Pd lombardo si pensa ad un profilo che possa intercettare e rappresentare il tema del rilancio economico, dopo la doppia emergenza della pandemia prima e del caro energia ora. O, altra ipotesi, un profilo che possa dare ampie garanzie su quelle riforme della sanità lombarda che il Covid ha mostrato essere necessarie.

Il secondo scenario porta dritto dritto al sindaco di Milano, Giuseppe Sala. In questo caso si punterebbe su un amministratore capace di rappresentare l’idea di Governo del centrosinistra ma al tempo stesso dotato di uno standing politico che vada oltre i confini dell’amministratore locale. In questo senso Sala, almeno sulla carta, sembra avere uno standing maggiore di altri ottimi sindaci quali Emilio Del Bono, primo cittadino di Brescia, o Mattia Palazzi, primo cittadino di Mantova. "Una figura come Beppe Sala – dichiara Fabio Pizzul, capogruppo del Pd in Consiglio regionale – non potrebbe che mettere tutti d’accordo, considerato il prestigio, la credibiltà e la visibilità di cui giustamente gode". In questi mesi il numero di Palazzo Marino – è bene farlo presente – ha sempre negato di essere interessato alla corsa per Palazzo Lombardia, anche considerato che il suo secondo mandato da sindaco è iniziato solo lo scorso ottobre. Sottolineato questo, i giochi potrebbero riaprirsi.

Il terzo scenario è quello più che appare meno promettente: scegliere il candidato governatore tra quelli proposti dai partiti della coalizione ricorrendo alle primarie. In ogni caso c’è un passaggio fondamentale dal quale dipenderanno anche le chances che si realizzi l’opzione uno, due o tre: le prossime elezioni amministrative. Il centrosinistra attualmente non governa nessuno dei 4 grandi Comuni lombardi che andranno alle urne: Monza, Como, Lodi e Sesto San Giovanni. È chiaro, allora, che l’eventuale personalità che voglia candidarsi giudicherà l’opportunità di farlo anche sulla base dei risultati che il centrosinistra riscuoterà in questa tornata elettorale. "Le amministrative sono un banco di prova importantissimo – concorda Vinicio Peluffo, segretario lombardo del Pd – e noi ce le giocheremo con candidati di valore ma, fatto altrettanto determinante, con coalizioni ampie. E un centrosinistra unito e capace di fare squadra con i Cinque Stelle e con i tanti civismi lombardi sarà condizione indispensabile per il successo anche alle Regionali".

Giambattista Anastasio

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