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22 giu 2022

"Tre anni e mezzo per il re delle disco"

Bareggio, chiesta la condanna dell’imprenditore Mongiardo "Sfruttò anche il Covid per evadere le tasse"

22 giu 2022
diandrea gianni
Cronaca
L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo
L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo
L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo
L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo
L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo
L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo

di Andrea Gianni

"Non c’e regola per me, la regola è che siamo in una giungla". L’imprenditore di Bareggio Rocco Mongiardo, intercettato dalla Guardia di finanzia, sintetizzava così all’interlocutore la sua visione della vita. Per il “re delle carrozzerie e delle discoteche“ - arrestato il 18 febbraio dell’anno scorso dalla Guardia di finanza di Magenta con l’accusa di bancarotta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte - ieri la Procura di Milano ha chiesto una condanna a tre anni e mezzo di carcere. La richiesta è stata formulata dal pm Luca Gaglio, che ha coordinato l’inchiesta con il collega Roberto Fontana, nel processo con rito abbreviato (quindi con lo sconto di un terzo della pena) davanti al gup Fiammetta Modica. Processo che si concluderà a settembre. Dalle indagini, che hanno portato al sequestro di oltre 6 milioni di euro fra denaro e immobili nella zona di Bareggio, era emerso che il 39enne avrebbe anche approfittato degli istituti "di rateizzazione dei propri debiti tributari e di dilazione delle procedure prefallimentari" previsti per l’emergenza Covid, durante la quale ha "sfruttato l’oggetto sociale e il codice Ateco" di una società "per la commercializzazione di mascherine".

Secondo l’accusa Mongiardo, in passato proprietario della discoteca “Dubai“ di Magenta, avrebbe svuotato ciclicamente le aziende, attive nel settore della carrozzeria, del gruppo a lui riconducibile e fallito, in parte trasferendone gli asset a nuove società intestate a prestanome, e in parte distraendone il patrimonio per scopi personali, attraverso un’immobiliare intestata al padre e usata come "cassaforte". Il presunto "sistema" gli avrebbe permesso di evadere il Fisco per circa 12 milioni. Mongiardo, il cui nome era emerso una decina di anni fa in un’indagine contro la ‘ndrangheta (non indagato), ha collaborato con gli inquirenti dopo l’arresto di oltre un anno fa (è uscito dal carcere) e le indagini sono arrivate ad un’altra misura cautelare. Nel frattempo, la Sezione misure di prevenzione gli ha confiscato i beni.

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