Un aereo sulla pista
Un aereo sulla pista

Milano, 7 marzo 2018 - La superperizia​ dei consulenti tecnici arriverà sul tavolo del pm Francesco De Tommasi domani. Sarà fondamentale per chiudere il cerchio sulla tragedia del cuore presumibilmente "fallato", trapiantato a un paziente di 60 anni, morto all’ospedale San Camillo di Roma all’inizio di settembre del 2016. Il cuore proveniva da un 48 enne spirato a fine agosto al San Raffaele di Milano.

Gli accertamenti si concentrerebbero soprattutto sulla logistica e sui tempi di trasporto del cuore tra le due città. L’aereo modello «King Air B 220» usato per trasportare il cuore da Milano a Roma sarebbe infatti arrivato in ritardo allo scalo romano di Ciampino. Gli esperti, quindi, metterebbero in luce anche un "errore" nel trasporto dell’organo dall’aeroporto di Malpensa a quello di Roma nella relazione finita agli atti del fascicolo del pm di Milano. «Il volo da Malpensa a Ciampino – è il parere degli esperti nella consulenza di parte – è durato cento minuti, cinque minuti in meno dell’andata, ma circa 40 minuti in più di un volo di linea». Un ritardo che, per i periti, potrebbe avere avuto, insieme ad altre cause specifiche del cuore o del comportamento dei medici, una «notevole valenza nel fallimento del trapianto». L’aereo, che ha una «velocità massima di 292 nodi non possedeva i requisiti richiesti in violazione sia del Decreto ministeriale che delle raccomandazioni del Cnt (Centro nazionale trapianti)», si legge ancora nella perizia. Nell’inchiesta, passata da Roma a Milano nei mesi scorsi, risultano indagati cinque medici, due del San Raffaele di Milano e tre del San Camillo di Roma, con l’ipotesi di omicidio colposo. I medici legali incaricati dalla magistratura romana di eseguire l’autopsia e di redigere la relativa relazione avevano concluso che il donatore, in sovrappeso, avrebbe avuto due arresti cardiaci, ritenuti tra le cause, a loro dire, della «insufficienza funzionale dell’organo trapiantato». Tesi opposta, invece, quella del San Camillo, del San Raffaele e anche del Centro nazionale Trapianti, secondo i quali quel cuore era «perfetto».