La facciata annerita della Torre dei Moro
La facciata annerita della Torre dei Moro

Milano - Era il 29 agosto, quasi tre mesi esatti fa, quando la Torre dei Moro, grattacielo residenziale di 18 piani alla periferia sud di Milano, andava a fuoco accendendosi come una torcia. Ora arriva un chiarimento che potrebbe spiegare come mai il rivestimento esterno si incendiò quasi immediatamente. I pannelli che lo costituivano vennero forniti dalla Alucoil, produttrice spagnola, alla Zambonini, che si occupava delle facciate per conto della Moro Costruzioni, "prima che venisse rilasciata l'omologazione da parte del Ministero dell'Interno" del 2010. E la "installazione" dei pannelli, fatti di "materiale" che contribuì alla "propagazione" del rogo, avvenne "in maniera difforme" a quanto "previsto dal Certificato di prova" e dalla "omologazione".

A dirlo è una relazione dei Vigili del Fuoco risalente al 2 novembre, ora agli atti dell'inchiesta dell'aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Marina Petruzzella. La relazione è stata depositata al Riesame al quale alcune difese hanno fatto ricorso su sequestri di documenti e materiale nelle perquisizioni.

Nelle indagini per disastro colposo sono indagati legali rappresentanti e responsabili delle società che hanno realizzato l'edificio e che hanno avuto a che fare con la produzione, lavorazione e posa dei pannelli, fatti di polietilene e alluminio e altamente infiammabili. Gli investigatori segnalano nella relazione di una ventina di pagine che, dall'analisi di documenti acquisiti, risulta "evidente che i primi tre ordini dei pannelli Larson Pe da parte della società Zambonini" erano stati "inviati alla società Alucoil" e da questa "evasi" prima che "fosse stata rilasciata l'omologazione datata 3 maggio 2010" da parte della "Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica" del ministero dell'Interno.

In più, la "quarta fornitura", che ci fu dopo l'omologazione, "non è stata accompagnata dalla prevista dichiarazione di conformità" richiesta da un decreto ministeriale. E l'installazione sulle facciate, stando alla relazione, "è avvenuta in maniera difforme" da quanto previsto dal Certificato di prova, ossia di "reazione al fuoco", rilasciato dall'Istituto Giordano spa il 3 agosto 2009. Inoltre, scrivono ancora i vigili del Fuoco, la Zambonini "ha accettato le quattro forniture dei pannelli" malgrado presentassero "carenze documentali". La Moro Costruzioni, dal canto suo, "non ha controllato, in relazione alla fornitura e alla posa in opera dei pannelli" le "modalità realizzative sia durante l'esecuzione dei lavori che all'atto del collaudo2. E non ha verificato le "carenze documentali". Gli inquirenti stanno indagando, a quanto si è appreso, pure su presunte irregolarità nell'ottenimento delle certificazioni di sicurezza sui pannelli e ipotizzano che quel materiale venne utilizzato per le "vele" per risparmiare.