Non ha voluto dire dove stava andando né da dov’era partito. Non ha proferito parola su chi gli aveva dato la "roba" da consegnare. A un certo punto, si è messo a piangere e ha ammesso: "Con il Covid il lavoro si è azzerato, ho la licenza da pagare e non sapevo come fare". Così un tassista incensurato di 52 anni si è giustificato davanti agli agenti del commissariato Comasina, che poco prima lo avevano fermato per un controllo: sotto il sedile è spuntato un panetto di cocaina purissima da 808 grammi. Ammanettato e portato a San Vittore, d’intesa con...

Non ha voluto dire dove stava andando né da dov’era partito. Non ha proferito parola su chi gli aveva dato la "roba" da consegnare. A un certo punto, si è messo a piangere e ha ammesso: "Con il Covid il lavoro si è azzerato, ho la licenza da pagare e non sapevo come fare". Così un tassista incensurato di 52 anni si è giustificato davanti agli agenti del commissariato Comasina, che poco prima lo avevano fermato per un controllo: sotto il sedile è spuntato un panetto di cocaina purissima da 808 grammi. Ammanettato e portato a San Vittore, d’intesa con il pm di turno Stefano Civardi, ieri è arrivata la convalida del giudice, che ha disposto la custodia cautelare in carcere.

La storia inizia alle 17.30 di venerdì, quando gli uomini del vicequestore Antonio D’Urso notano quella Toyota Prius in via Bovisasca e decidono di fermarla: gli agenti si accorgono subito che il tassametro è spento, segno che il conducente non sta andando a prendere un cliente. Lui si mostra nervoso e impaziente, come se avesse qualcosa da nascondere. I poliziotti approfondiscono il controllo, anche con l’aiuto delle unità cinofile, e sotto il sedile trovano la busta con la coca. Il tassista, che prima d’ora non aveva mai avuto problemi con la giustizia, viene portato in commissariato. E lì crolla davanti agli investigatori, raccontando delle gravissime difficoltà economiche legate alla pandemia e alla conseguente contrazione della domanda di auto bianche; della licenza ancora da pagare; e della famiglia da mantenere. In sostanza, il cinquantaduenne, che lavora per uno dei tre radiotaxi più importanti della città, sostiene di essere diventato un corriere della droga per avere un po’ di contanti, pur non riferendo chi l’abbia assoldato, quando, in che modo e a che prezzo; non dice neanche il punto di partenza né la destinazione di quella corsa clandestina con poco meno di un chilo di polvere bianca in macchina. Stando a quanto risulta, sembra che il conducente abbia detto di non essere l’unico ad aver ceduto alle lusinghe dei narcos, sempre a caccia di mezzi “puliti“ per lo spostamento di quantitativi medio-grandi di stupefacenti; tuttavia, non ha fatto nomi né aggiunto altro.

Inutile dire che il blitz del commissariato Comasina suona come un importante campanello d’allarme e fa emergere uno spaccato temuto dalle forze dell’ordine: le organizzazioni criminali stanno cercando di sfruttare in vari modi la disperazione delle categorie più colpite dall’emergenza coronavirus, che sia per acquistare in saldo un ristorante o per reclutare insospettabili ai quali affidare compiti rischiosi. Come trasportare 808 grammi di cocaina purissima in una città al centro della zona rossa, dove è complicato per tutti muoversi. Anche per spacciatori e grossisti della droga.Nicola Palma

Marianna Vazzana