Il primario del Pini Giorgio Maria Calori
Il primario del Pini Giorgio Maria Calori

Milano, 14 aprile 2018 - Nessun conflitto d’interessi, tutti affari leciti e alla luce del sole. E comunque la sua professionalità di chirurgo in questa storia non c’entra nulla. Giorgio Maria Calori, il primario dell’Istituto ortopedico Pini arrestato tre giorni fa nell’ultima inchiesta sulle tangenti nella sanità lombarda, si difende a spada tratta. Più di tre ore e mezza a rispondere alle domande del gip Teresa De Pascale. «Dal procuratore e dal gip - assicura il suo avvocato Nerio Diodà- il professor Calori ha avuto la conferma che questa vicenda non ha nulla a che fare con la sua professionalità». Ce l’ha, il legale, con quei pazienti del professore che raccontano a giornali e televisioni presunti soprusi e dubbi interventi chirurgici subiti per mano di Calori. In realtà è vero che al momento non vengono contestate al medico lesioni procurate sul tavolo operatorio. È anche vero, però, che sul tavolo dei magistrati sono arrivate segnalazioni che verranno approfondite. E agli atti dell’indagine coordinata dagli aggiunti Eugenio Fusco e Letizia Mannella, ci sono sempre le considerazioni dell’altro primario del Pini arrestato, Carmine Cucciniello (anche lui interrogato ieri), che intercettato descriveva la vicenda di un’infezione inventata da Calori per operare a tutti i costi. E il gip De Pascale nell’ordinanza cautelare ha evidenziato «l’approccio interventista» di Calori «volto al maggior guadagno piuttosto che alla preminente cura del paziente».

Professionalità a parte, il primario ha ammesso i «fatti oggettivi» descritti negli atti, ma - assicura l’avvocato Diodà - «lui non ha mai posto in essere atti contrari ai doveri d’ufficio». Nessuna corruzione, dunque, nei rapporti con l’imprenditore Tommaso Brenicci in carcere, che grazie al ruolo attivo del professore avrebbe incassato dal Pini 874mila euro per le sue forniture («Tutto nell’interesse dei pazienti», ripete Calori). Per il chirurgo nessun «conflitto di interessi» tra il suo ruolo e i suoi rapporti, anche societari, con Brenicci. «Tutto indicato nella dichiarazione dei redditi», spiega il suo legale, compresi i 206mila euro di consulenze per l’imprenditore. E sui rapporti con l’ex sottosegretario al Pirellone Gustavo Cioppa, ex magistrato ora indagato, Calori ha chiarito che «è persona seria che non ha fatto nulla di male e a cui aveva solo chiesto la cortesia di verificare a che punto fosse il progetto Domino», che nel marzo 2017 accreditava il reparto diretto dal professore come punto di riferimento regionale per il trattamento delle infezioni articolari. Quanto al dottor Cucciniello, che avrebbe fatto incassare 1,4 milioni pagati dal Cto-Pini alle imprese di Brenicci in cambio di 64mila euro in consulenze e royalties e di un lavoro a suo figlio, per i suoi legali Corrado Limentani e Giuseppe Ezio Cusumano ha rivendicato la bontà delle sue protesi: «Un prototipo utilizzato in tutto il mondo, non ero io che le ordinavo per conto dell’ospedale, io le avevo ideate e ho sempre agito nell’interesse dei pazienti, senza favorire alcuna impresa».