Attilio Fontana dopo l'incontro con il pm in Procura
Attilio Fontana dopo l'incontro con il pm in Procura

Milano, 13 maggio 2019 - "Ho chiarito tutto, sono piu' che sereno, ho chiarito quella che è la mia posizione". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, lasciando gli uffici della Polizia giudiziaria in via Pace a Milano, al termine dell'interrogatorio dei pm a cui è stato sottoposto oggi pomeriggio. Fontana è entrato negli uffici della polizia giudiziaria di via Pace attorno alle 15 e 40 ed è uscito a bordo dell'auto di scorta alle 19.05.

Il governatore è accusato di abuso d'ufficio perchè, secondo i pm, avrebbe violato il dovere di imparzialità nominando a fine ottobre scorso il suo ex socio di studio Luca Marsico come componente esterno del Nucleo di Tutela e Verifica degli investimenti pubblici in regione, con una delibera firmata da un dirigente regionale e dallo stesso governatore, che avrebbe proposto anche la nomina. Per i pm l'incarico veniva assegnato attraverso un avviso pubblico a cui hanno partecipato 60 candidati e il governatore l'avrebbe assegnato proprio al suo ex socio di studio. A chi gli ha chiesto come ha spiegato la nomina di Marsico, il presidente ha replicato: "Questo chiedetelo ai magistrati. Io quello che ho detto ai magistrati l'ho detto a loro e quindi non ho niente da aggiungere". E alla domanda se ha spiegato davanti ai pm i suoi "rapporti con Nino Caianiello", arrestato nell'indagine della Dda milanese, ha detto: "Ho dato le risposte alle domande che sono state poste".  "Fontana ha chiarito tutto, sono fatti da niente, si parla di nulla", ha aggiunto il legale di Attilio Fontana, l'avvocato Jacopo Pensa, lasciando gli uffici della polizia giudiziaria.  "Penso che sia tutto molto chiaro, piu' chiaro di cosi' non poteva essere - ha aggiunto il difensore - poi ognuno fa le proprie valutazioni. E' stato come rivedere un film dall'inizio ai titoli di coda. Si è parlato di fatti, non di diritto". 

Da quanto si è appreso, Fontana ha rivendicato davanti ai pm di aver scelto lui Luca Marsico, suo ex socio di studio, per l'incarico nel Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti in Regione. Da quanto si è saputo, il presidente lombardo ha sostenuto che non voleva disperdere le competenze dell'avvocato Marsico e che tra le varie possibilità che si sono presentate ha scelto per lui la più vicina alle sue passate esperienze e la meno lucrosa (incarico da 11.500 euro all'anno). Da quanto si è saputo, agli inquirenti che gli hanno fatto presente che alcuni suoi collaboratori, sentiti a verbale, hanno raccontato che fu lui a decidere la nomina di Marsico per quell'incarico, Fontana ha risposto rivendicando che fu di certo una sua scelta: voleva collocarlo lì e l'ha fatto a fine ottobre scorso, perché non poteva disperdere le sue competenze. Anche perché altre collocazioni erano escluse, dato che Marsico aveva cessato da poco di essere consigliere regionale e per due anni per legge non poteva assumere altri incarichi pubblici. 

Ai pm, poi, che gli hanno contestato che quell'incarico, però, passava attraverso un "avviso pubblico" a cui hanno partecipato in 60, Fontana ha detto che quell'avviso, in realtà, non attivava alcuna procedura di gara o selezione, non prevedeva una selezione né una graduatoria sui curricula. Fontana avrebbe confermato, inoltre, come emerge anche da alcune intercettazioni, di aver chiesto a Nino Caianiello, arrestato nella più ampia indagine della Dda e ritenuto il 'burattinaio' di un vasto sistema corruttivo, di trovare una soluzione per Marsico nel marzo dello scorso anno. Avrebbe confermato anche di aver ricevuto da lui una proposta, che per gli inquirenti fu un'istigazione alla corruzione nei confronti di Fontana, ma di non averla percepita come tale (non la denunciò). Infine, Fontana ha raccontato, da quanto si è appreso, che doveva parlare con Caianiello perché di fatto era lui che svolgeva il ruolo di coordinatore di Forza Italia a Varese.