É stata solo la prima puntata. E il verbale del faccia a faccia è stato secretato. Ieri l’ex funzionario (ora sospeso) dell’Atm Paolo Bellini, 54 anni, in carcere da tre settimane con l’accusa di corruzione nella la “gestione“ di appalti per la Mm, è stato interrogato per più di cinque ore dal pm Giovanni Polizzi. E dal poco che trapela non ha risparmiato particolari su quanto da lui appreso e praticato nell’Azienda trasporti milanesi dove ha lavorato per più di vent’anni. Ma le sue parole trascritte sono in un verbale ora in cassaforte. Finito in manette...

É stata solo la prima puntata. E il verbale del faccia a faccia è stato secretato. Ieri l’ex funzionario (ora sospeso) dell’Atm Paolo Bellini, 54 anni, in carcere da tre settimane con l’accusa di corruzione nella la “gestione“ di appalti per la Mm, è stato interrogato per più di cinque ore dal pm Giovanni Polizzi. E dal poco che trapela non ha risparmiato particolari su quanto da lui appreso e praticato nell’Azienda trasporti milanesi dove ha lavorato per più di vent’anni. Ma le sue parole trascritte sono in un verbale ora in cassaforte.

Finito in manette nell’ambito dell’inchiesta che ha prodotto misure di custodia cautelare per altre 12 persone oltre a lui, Bellini - secondo l’accusa ideatore di un vero e proprio “metodo“ che teneva insieme gare d’appalto e favori - già nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, venti giorni fa, aveva ammesso l’esistenza di un “sistema“ messo a punto da lui, responsabile del settore manutenzione e segnalazione della Mm. Ma aveva anche tenuto a precisare che mai aveva messo a rischio la sicurezza del metrò. Il meccanismo funzionava più o meno così: Bellini aiutava una ditta ad aggiudicarsi un appalto indetto da Atm, e quella in cambio assegnava un subappalto di lavori a un’impresa più piccola di fatto “controllata“ dallo stesso Bellini, che in alternativa poteva accontentarsi di ricevere una percentuale secca del 3-6 per cento sul valore dei lavori oppure uno “stipendio“ mensile da 2 mila euro. Davanti al gip Lorenza Pasquinelli, nell’interrogatorio di garanzia subito dopo l’arresto, l’ex funzionario aveva ammesso tutto quello che non poteva negare (schiacciato dalle prove accumulate dagli inquirenti della Guardia di finanza in quasi due anni di indagini comprese le intercettazioni telefoniche) ma era stato molto attento a circoscrivere attorno a sé il raggio d’azione del “sistema“. Arrivando ad escludere possibili responsabilità di suoi colleghi, in particolare di una funzionaria da lui spesso citata come "amica" nel corso di alcune telefonate con i suoi sodali. È evidente che nel frattempo deve aver invece deciso di avviare una collaborazione con gli inquirenti che potrebbe portare presto ad un allargamento delle indagini.

Bisognerà anche vedere quale sarà l’atteggiamento delle altre 12 persone travolte dall’inchiesta fra imprenditori e manager di aziende grandi e piccole che con Bellini avrebbero fatto affari. Solo cinque di loro hanno presentato ricorso al tribunale della libertà chiedendo la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare: Domenico Benedetto e Sergio Vitale, indicati dagli inquirenti come amministratori di fatto della Mad System, società in realtà riconducibile a Bellini; il dipendente Atm Stefano Crippa un po’ il braccio destro di Bellini in azienda, e i manager di Alstom Ferroviaria Federico Carpita e Paolo Alberti.

M.Cons.