Milano, 8 maggio 2019 - Politici e imprenditori all’ombra della ’ndrangheta. È in salsa lombarda la tangentopoli che scuote la vigilia delle elezioni europee. Una maxi-inchiesta coordinata dall’Antimafia della procura milanese con 43 ordinanze di custodia cautelare di cui 12 in carcere e un centinaio di indagati tra esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori, accusati a vario titolo di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzata alla spartizione e all’aggiudicazione di appalti pubblici.

In cella finisce il consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella, enfant prodige candidato di Forza Italia alle Europee, agli arresti domiciliari il sottosegretario (da ieri sospeso con gli altri due colleghi, anche se Berlusconi rimarca che «vale sempre la presunzione di non colpevolezza») azzurro della Regione Lombardia Fabio Altitonante. Le accuse per loro, di aver ricevuto soldi da imprenditori in cambio di pratiche edilizie più veloci o entrature in vista di gare d’appalto, magari dopo un pranzo insieme in un noto ristorante del centro (ribattezzato «la mensa dei poveri»). 

I magistrati (che negli atti scrivono di «predatori come in Jurassic Park») hanno anche chiesto l’arresto del deputato azzurro Diego Sozzani, accusato di finanziamento illecito ai partiti. «Come spesso avviene in Lombardia, politici locali e imprenditori si appoggiano, e a volte sono collusi, con cosche della ’ndrangheta sul territorio», denuncia il procuratore capo Francesco Greco in conferenza stampa. «L’indagine – aggiunge – ha fatto emergere due gruppi di affari: uno nella zona di Varese e uno a Milano. Sono spaccati di storie già visti e che la società fa fatica a cambiare, con faccendieri, politici e imprenditori». Anche Fratelli d’Italia avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti dall’imprenditore Daniele D’Alfonso, uno degli arrestati, che dava lavoro agli uomini della cosca Molluso ma distribuiva anche denaro ai politici («ho seminato tanto, a tutti ho dato da mangiare»).

Per la campagna elettorale dell’anno scorso, «sistematici finanziamenti illeciti a soggetti politici» tra cui Tatarella («Pietro, prelevi come un toro!» si lamentava D’Alfonso dopo avergli consegnato una carta di credito perché si pagasse le ferie), Altitonante, Sozzani e il consigliere regionale Angelo Palumbo, anch’egli di Forza Italia, nonché al partito di Giorgia Meloni. Due gli appalti nel mirino del fronte milanese dell’inchiesta. Primo, il servizio di pulizia dalla neve per gli anni 2017-2021, dove una ventina di aziende sotto la guida dell’imprenditore Renato Napoli (nome già emerso in indagini antimafia) si sarebbero spartite lavori e utili, visto anche che in città non nevica da tre anni. Secondo, il bando per il teleriscaldamento dell’A2A, azienda fonitrice di energia elettrica controllata dai comuni di Milano e Brescia. Affare poi sfumato. 

Il fronte d’indagini varesino ruota intorno alla figura del locale ras berlusconiano Gioacchino Caianiello e dei suoi vassalli (il procuratore antimafia Alessandra Dolci ha parlato di «sistema feudale» in cui il «grande burattinaio» era arrivato a farsi consegnare la «decima», ossia il 10% degli emolumenti dagli «uomini chiave» inseriti negli enti pubblici) e lambisce il presidente leghista della Lombardia Attilio Fontana, per un’istigazione alla corruzione da lui respinta ma non denunciata. Sarà presto interrogato in Procura non si sa ancora (parola di Greco) se come teste o indagato.